Cultura

Amor Vacui: l’architettura va in scena

NAPOLI (di Maurizo Scialdone) – Dal web all’architettura. Il titolo è accattivante ed anche il loro lavoro. Amor Vacui è un gruppo di architetti, e non solo, di Salerno, che ieri sera nei locali della libreria Clean a Napoli ha esposto il proprio lavoro.

Amori vacui, architetturaVa detto che quello che si è visto non è il solito progetto di architettura, quanto piuttosto il tentativo di entrare nell’architettura attraverso video ed immagini. Stringere una relazione costante tra vissuto ed immaginazione, che porta il gruppo di architetti a muoversi attraverso le cose come se fossero in costante elaborazione. Alcuni video che hanno realizzato e che sono pubblicati sul loro sito sono esemplificativi di quanto detto.

Ovviamente Amor Vacui fa anche progettazione architettonica, quella intesa in senso canonico del termine, ma ciò che invece è stato illustrato ieri sera, è un’elaborazione visuale di ciò che Giedion raccontava qualche hanno fa. L’idea di “tempo”. Di una dimensione non visibile ma che in architettura è essenziale. Ovvero, non solo la progettazione di edifici, ambienti, piazze, strade, ma anche il tempo che occorre per viverli, attraversarli ed, in questo caso, osservarli.

A tal proposito, è di grande impatto il traliler girato in occasione del NIB ARCTEC, workshop organizzato nel giugno 2013 da New Italian Blood, il cui fondatore è l’attivissimo architetto Luigi Centola, e da Amor Vacui.

http://www.amorvacui.org/trailer-nib-arctec-larchitettura-va-in-scena/

Il video è un breve racconto, nel quale nella prima scena una sola persona trascina una sedia attraverso uno spazio in disuso (l’ex polo manifatturiero di Tabacco di Faiano). Successivamente la scena si sposta, passando per “l’occhio di Niemeyer” a Ravello, a Cava dé Tirreni, dove più persone percorrono i portici della cittadina trascinando ognuno una propria sedia, per arrivare poi in una moltitudine a sedersi sotto l’asola del Terminal del porto di Salerno di Zaha Hadid ancora in via di realizzazione, ad osservare la città da un punto di vista privilegiato. Il punto di vista è privilegiato perché il grande occhio progettato dalla Hadid guarda proprio verso la città. Il nuovo che osserva il vecchio. E, dunque, mentre negli spazi già esistenti il tempo è raccontato come “attraversamento” dello spazio, nel nuovo spazio il tempo diventa “attesa”.

Non è un caso che il video sia terminato nel Terminal del porto di Salerno, perché proprio Zaha Hadid ha fatto della sua architettura un racconto, uno spazio dinamico, nel quale è essenziale il movimento, il percorso e dunque anche il trascorrere del tempo al suo interno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.