CronacaEditoriali

Sesso estremo con la moglie è stupro se lei si rifiuta

Napoli – (di Italo Faruolo) – La Cassazione, con la sentenza 15 giugno 2010, n. 27587, sez. III penale ha confermato la condanna per violenza sessuale nei confronti di un 48enne palermitano che costringeva la moglie a subire rapporti sessuali anali. Le violenze sessuali venivano commesse nell’ambito di una situazione familiare ormai degradata e conflittuale che aveva portato alla separazione coniugale ed a gravi danni psicofisici per la donna.

Fatti riscontrati, quanto alle condotte violente e umilianti tenute dal marito, dal figlio della coppia e dai genitori della moglie che hanno deposto in giudizio, nonchè di testi estranei al nucleo familiare che erano intervenuti a vario titolo nella vicenda.

L’uomo condannato per violenza sessuale dalla Corte d’Appello di Salerno, nel giugno 2009, aveva proposto ricorso in cassazione, sostenendo che la moglie, poi separatasi, aveva “costruito tutto a tavolino”. I giudici hanno però attribuito piena attendibilità alla ricostruzione dei fatti della ex moglie, la quale per i continui rifiuti a pratiche sessuali contro natura, era stata costretta a subirli con forza dal marito che, talvolta la percuoteva per appagare la sua libidine.

L’imputato aveva ammesso che tali rapporti erano stati attuati dalla coppia anche prima del matrimonio, ma ciò, secondo i giudici di merito, non valeva a giustificare la condotta prevaricatrice quando era sopraggiunto il dissenso della moglie, implicitamente da lui confermato quando ha dichiarato che la stessa aveva abbandonato il letto coniugale andando a dormire in un’altra stanza sul divano o a terra, avvolgendosi in una coperta.

Gli ermellini confermano le motivazioni dei giudici di merito sottolineando che ”il dissenso successivo della moglie rende la condotta del marito prevaricatrice” configurando, stante il rifiuto manifestato dalla moglie, il reato di stupro.

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