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Forcella, faida a colori: sangue e pistole nei disegni degli alunni della «Durante»

Uno dei disegni choc realizzato dai bambini della scuola

NAPOLI (di Chiara Marasca) — Le porte della «gabbia» non sono più chiuse con il lucchetto, ma «gli uccellini» sono ben lontani dallo spiccare il volo. Torniamo alla scuola media Ristori-Annalisa Durante di Forcella il giorno dopo la messa in onda del servizio de Le Iene in cui i bambini si dicevano «terrorizzati» e costretti come uccellini in gabbia» perché appena poco tempo fa, nel quartiere, si era imposto un coprifuoco in seguito alle quotidiane sparatorie tra gruppi rivali di camorra, i Mazzarella e gli Stolder-Ferraiuolo. Una guerriglia tra i vicoli che ha anche spinto molte mamme a evitare di mandare i figli a scuola per alcune settimane. Ora va meglio, ma, dice una bimba, «mamma il pomeriggio ancora non mi fa uscire di casa» . «Il reportage è stato realizzato a inizio febbraio» , spiega la preside Fernanda Tuccillo, dalla cui denuncia è partito tutto, «quando la tensione era al culmine. Ora la situazione da quel punto di vista è migliorata, ma lavorare sulla paura degli alunni è un lavoro duro, che non finisce mai».

PISTOLE DISEGNATE – Temi e disegni, per tirare fuori ed esorcizzare le proprie ansie, per raccontare che «in questo quartiere non si può vivere una giornata senza sparare» , perché questo è davvero un luogo di guerra». E proprio come bambini che vivono in zona di guerra, la maggior parte di loro ha già assistito ad una sparatoria. «Io ho assistito a due omicidi» , ci racconta una bimba della V C, «quello di Annalisa Durante, me lo ricordo bene, fu una sera che guardavo La Corrida, e quello di un altro ragazzo» . Chi parla ha solo undici anni, e quando è stata uccisa la quattordicenne, vittima innocente di camorra cui è dedicata la scuola che frequenta, ne aveva appena quattro. «Io ho visto due signori che stavano uno di fronte all’altro con le pistole in mano e aspettavano a chi sparava prima, come nel duello di un film» , racconta un altra ragazzina. Ma tutto questo vi sembra normale? «No» , rispondono in coro. Ma da come ti raccontano le loro esperienze, dall’assenza di stupore nei volti dei compagni a sentire certe storie, capisci che invece c’è un forte rischio che il cancro della criminalità finisca col diventare un fastidio quasi fisiologico. Il periodo più nero, in ogni caso, passato, almeno per il momento: Ma io ho sempre paura che possano ricominciare a sparare» , racconta Mariarca, che quest’inverno ha dovuto rinunciare all’attività pomeridiana del laboratorio teatrale, perché «mamma aveva paura di venirmi a prendere quando era già buio» . Rinunce e timori che pesano come macigni su spalle troppo piccole.

 

«IL SERVIZIO DELLE IENE? NON SERVE» – Alla mamma di Angelica, racconta la bimba, il servizio de Le Iene è piaciuto, «perché magari attira l’attenzione sul quartiere» , mentre i genitori che all’una aspettano i figli fuori scuola la pensano diversamente. «Secondo me non serve a niente parlare di queste cose» , dice una signora, che si affretta a precisare che suoi figli vanno alla Ristori-Durante, ma non sono di Forcella. La sua famiglia vive a Borgo Orefici «e lì mica si spara tutti i giorni» . Sarà, ma siamo a due passi di distanza, non in un’altra città. Un papà dice invece che «se la gente intervistata faceva finta di nulla non era per omertà, ma è perché da soli non si può fare nulla: e allora non è meglio che uno guarda ai fatti suoi?» .

VIGILI DESAPARECIDOS – E le forze dell’ordine? In un tema c’è scritto che «quando vedo la polizia mi sento tranquillo e li vorrei far stare sempre per tutto Forcella» ; Anna e Rosa scrivono invece che «non c’è molta protezione perché non c’è molta polizia» ; Arturo ed Emanuela vorrebbero «truppe speciali come la Protezione civile e l’esercito» . E poi c’è un bimbo piccolo piccolo, più dei suoi dieci anni, che quando stava in terza, in un esercizio, accostò l’aggettivo «infame » al sostantivo «carabinieri» . «Ora che è in quinta però ha cambiato idea» , dice la maestra cercando conferma nel suo sguardo, e anche lui ne sembra abbastanza convinto. «A febbraio c’era una volante della polizia che attraversava costantemente il quartiere» , dice la preside Tuccillo, «ma non è durato più di un mese. I vigili urbani, poi» , aggiunge la dirigente scolastica, «qui non li abbiamo mai visti e Forcella pullula, come sempre, di attività illegali: parcheggiatori abusivi, contrabbando, spaccio di droga in pieno giorno» .

LA PARROCCHIA HA CHIUSO I LABORATORI POMERIDIANI – Meglio allontanare i bambini dalla strada, dunque. Come da sei anni fa la Bottega delle meraviglie, laboratorio pomeridiano gestito dalla cooperativa Me-Ti in una casa confiscata al cugino omonimo dell’ex boss Luigi Giuliano, in vico Carbonari: doposcuola, teatro, laboratorio «espressivo» , per insegnare a 18 ragazzini tra i 9 e i 14 anni a tirare fuori le emozioni, con un bilancio che, racconta Enzo Miccio diMe-Ti, è «positivo nonostante le molte difficoltà» . Oltre alla Bottega c’è la ludoteca della scuola, mentre «la Piazza Annalisa Durante, spazio ricreativo del Comune» , racconta la preside, «ha problemi di agibilità a causa di perdite negli scarichi abusivi delle case confinanti» . Un grande vuoto nei pomeriggi dei bimbi di Forcella, poi, l’ha lasciato anche la chiesa: «Da quando don Luigi Merola è andato via» , dice ancora la Tuccillo, «si sono fermati anche i laboratori della parrocchia San Giorgio ai Mannesi: don Angelo, che l’ha sostituito, è un’ottima persona, ma la sua parrocchia funziona praticamente solo per le celebrazioni» . (Corriere del mezzogiorno)

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