Controdazi Ue agli Stati Uniti: ecco i prodotti americani che diventeranno più cari in Europa
L’Unione europea risponde alle politiche protezionistiche statunitensi. A partire dal 15 aprile, scatteranno i primi controdazi europei contro alcuni prodotti Usa, come reazione alle tariffe imposte da Washington su acciaio e alluminio, entrate in vigore il 12 marzo. La misura, annunciata dalla Commissione europea, è solo il primo passo di una strategia più ampia, mentre il confronto tra Bruxelles e Washington resta acceso e ancora aperto a negoziati. Escluso all’ultimo momento, invece, il whisky statunitense, probabilmente per evitare un’escalation commerciale che colpisca il vino europeo, dopo le minacce Usa di imporre dazi fino al 200%.
Una seconda tranche di dazi entrerà in vigore dal 15 maggio, e riguarderà una gamma ancora più ampia di prodotti: dai diamanti e alimentari (come uova, pollame, salsicce, noci) a beni di consumo come filo interdentale, carte da gioco ed elettrodomestici, fino a prodotti industriali (acciaio, alluminio, tessuti, plastiche). Anche in questa fase, alcuni prodotti inizialmente previsti – come formaggi, yogurt, latte e burro – sono stati esclusi. Nel corso della presentazione delle misure, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha rilanciato l’ipotesi di un accordo commerciale con Washington basato sul principio di “dazi zero contro dazi zero” per i beni industriali. Ma dalla Casa Bianca, almeno per ora, è arrivato un rifiuto, con Trump intenzionato a mantenere una linea dura. In Italia, il governo guidato da Giorgia Meloni ha convocato un vertice per discutere le contromisure a tutela delle imprese italiane potenzialmente danneggiate. “Una guerra commerciale non avvantaggerebbe nessuno”, ha sottolineato la premier, invitando a evitare allarmismi che potrebbero avere effetti peggiori dei dazi stessi. Non è previsto un piano d’aiuti massiccio sul modello spagnolo da 14 miliardi di euro, ma **interventi mirati e meno costosi**. Tra le ipotesi, c’è il **sostegno alle aziende che vogliono diversificare l’export** verso mercati diversi dagli Stati Uniti e una revisione temporanea delle norme ambientali legate al Green Deal, per alleggerire la pressione normativa sulle imprese.
La grande incognita resta il finanziamento degli interventi. Il ministro dell’Economia Giorgetti avrebbe rilanciato l’idea di **sospendere temporaneamente il Patto di stabilità europeo. In alternativa, si ipotizza il riutilizzo dei fondi del Pnrr, in particolare quelli non ancora spesi del piano “Transizione 5.0”, giudicato da molti imprenditori troppo complesso. Entrambe le soluzioni richiederebbero comunque un via libera da parte della Commissione Ue e tempi non brevi.

