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Zelensky sfida Putin: «Riprenderemo a colpire le raffinerie russe»

La guerra in Ucraina entra in una nuova fase di tensione, tra bombardamenti russi, rapporti sempre più difficili con Washington e il timore che il sostegno tecnologico e militare americano possa venire meno proprio nel momento più delicato del conflitto. A rompere gli indugi è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che in un’intervista al Financial Times annuncia la ripresa degli attacchi contro le raffinerie petrolifere russe, segnando la fine della sospensione delle operazioni contro le infrastrutture energetiche di Mosca.
«Lo stop è finito. Abbiamo chiuso», dichiara il leader di Kiev, lasciando intendere che l’Ucraina non intende più rispettare una pausa unilaterale mentre il proprio territorio continua a essere bersagliato dai raid delle forze russe.
A provocare la dura reazione di Zelensky sarebbe soprattutto la decisione degli Stati Uniti di interrompere la condivisione di informazioni di intelligence considerate fondamentali per la difesa aerea ucraina. Una scelta che, secondo quanto denunciato dal presidente, rischierebbe di compromettere gravemente la capacità di Kiev di intercettare missili e droni russi.
A rendere ancora più critica la situazione si aggiungerebbe il contemporaneo indebolimento del servizio internet satellitare Starlink, gestito da SpaceX, la società di Elon Musk. Le limitazioni al sistema, secondo le preoccupazioni espresse dalla leadership ucraina, potrebbero avere conseguenze dirette sulle comunicazioni militari e sul coordinamento delle operazioni difensive.
«È un grande errore, morirà gente», avverte Zelensky, denunciando il rischio che le decisioni americane possano tradursi in nuove vittime tra la popolazione civile.
La notte di sangue a Kiev e Lutsk
Intanto, sul terreno, la guerra continua a seminare morte e distruzione. Nella notte nuovi attacchi russi hanno colpito edifici civili a Kiev e Lutsk, provocando morti e feriti. I bombardamenti confermano la fragilità di qualsiasi prospettiva di tregua e alimentano le preoccupazioni delle autorità ucraine per la tenuta del sistema di difesa del Paese.
Particolarmente allarmante, per Kiev, è la coincidenza tra i raid russi e le presunte limitazioni imposte alle capacità tecnologiche e informative ucraine. L’eventuale riduzione dell’accesso all’intelligence statunitense e ai collegamenti satellitari rischierebbe infatti di rendere più difficile individuare tempestivamente le minacce e organizzare una risposta efficace.
Per Zelensky, la questione non è soltanto militare, ma anche politica. Il presidente ucraino teme che il progressivo riavvicinamento tra Donald Trump e Vladimir Putin possa trasformarsi in un ridimensionamento del sostegno americano all’Ucraina.
L’ombra dell’intesa tra Trump e Putin
Al centro delle tensioni diplomatiche ci sarebbe anche un possibile accordo sul gasolio tra Washington e Mosca, sul quale Zelensky esprime forti perplessità. Il timore del presidente ucraino è che interessi energetici e commerciali possano prevalere sugli impegni assunti dagli Stati Uniti nei confronti di Kiev.
«Questa non è la parte giusta della storia», afferma Zelensky, dichiarando di sentirsi «tradito» da quello che considera un pericoloso cambiamento nell’atteggiamento dell’amministrazione americana.
Le promesse di Donald Trump su una possibile de-escalation del conflitto sembrano così scontrarsi con una realtà ben diversa: nessuna tregua sul campo, nessuna garanzia di sicurezza e una crescente incertezza sul futuro degli aiuti occidentali.
È in questo scenario che Zelensky annuncia il ritorno agli attacchi contro le raffinerie russe. Una strategia che punta a colpire un settore cruciale per l’economia di Mosca e per il sostegno logistico allo sforzo bellico del Cremlino.
Musk attacca Zelensky: «È ora che se ne vada»
Ad aggravare ulteriormente il clima politico arriva anche il durissimo intervento di Elon Musk. Il fondatore di SpaceX, la società che gestisce Starlink, prende apertamente posizione contro il presidente ucraino, arrivando a invocarne le dimissioni.
«Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada», scrive Musk sulla piattaforma X.
La dichiarazione arriva in risposta a un post che commentava un’intervista rilasciata da Zelensky al giornalista britannico Piers Morgan, nella quale venivano affrontati i temi della fine della guerra e delle elezioni presidenziali ucraine.
Le parole del miliardario americano assumono un peso particolare proprio per il ruolo strategico svolto da Starlink nel conflitto. Il sistema satellitare rappresenta infatti uno degli strumenti utilizzati dall’Ucraina per mantenere le comunicazioni in condizioni di emergenza e sostenere numerose attività operative.
Il contemporaneo emergere delle tensioni sul servizio satellitare e delle critiche politiche di Musk alimenta così nuovi interrogativi sulla dipendenza tecnologica di Kiev da infrastrutture controllate da aziende private statunitensi.
Una guerra sempre più incerta
Mentre Mosca prosegue le operazioni militari e Kiev prepara una nuova offensiva contro le infrastrutture energetiche russe, il quadro internazionale appare sempre più instabile.
Per Zelensky, il rischio maggiore non è soltanto quello di dover fronteggiare nuovi bombardamenti, ma di ritrovarsi progressivamente privo di alcuni degli strumenti indispensabili per proteggere il proprio territorio.
La decisione annunciata di tornare a colpire le raffinerie russe rappresenta dunque un segnale politico e militare rivolto tanto al Cremlino quanto a Washington: l’Ucraina non intende rinunciare alla propria capacità di risposta mentre continuano gli attacchi contro le sue città.
Sullo sfondo resta una domanda decisiva per il futuro del conflitto: fino a che punto gli Stati Uniti continueranno a sostenere Kiev e quali conseguenze potrebbe avere un eventuale ridimensionamento del loro appoggio?
Per il momento, mentre la diplomazia fatica a trovare una via d’uscita, sono ancora una volta i civili a pagare il prezzo più alto di una guerra che non accenna a fermarsi.

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