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Energia elettrica, Bonelli: «In Spagna costa tre volte meno che in Italia»

Il costo dell’energia elettrica torna al centro dello scontro politico. A riaccendere il dibattito è Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), durante la trasmissione televisiva “Matino 5”, che ha richiamato l’attenzione sulla differenza tra i prezzi dell’elettricità in Italia e in Spagna, sostenendo che nel Paese iberico l’energia costa fino a tre volte meno. Un’affermazione che colpisce soprattutto in un momento in cui il caro energia continua a rappresentare un problema per famiglie, imprese e sistema produttivo italiano.

Ma quanto c’è di vero nelle parole di Bonelli?


La risposta arriva dall’analisi dei mercati elettrici europei: il divario esiste ed è significativo, ma occorre distinguere il prezzo dell’energia acquistata all’ingrosso dal costo effettivamente sostenuto dai consumatori nelle bollette. Italia e Spagna: un divario che arriva a tre volte
I dati richiamati nel dibattito mostrano una differenza particolarmente marcata nei prezzi dell’elettricità scambiata sui mercati all’ingrosso, quelli in cui produttori e operatori acquistano e vendono energia per il giorno successivo. Secondo i valori riportati nelle analisi relative ai primi mesi del 2026, il prezzo medio dell’elettricità in Spagna si sarebbe attestato intorno ai 44 euro per megawattora, contro i 127-130 euro per megawattora registrati in Italia.
Un confronto che, per il periodo considerato, restituisce un rapporto vicino a tre a uno.
In altre parole, per acquistare la stessa quantità di energia elettrica sul mercato all’ingrosso, gli operatori italiani avrebbero sostenuto un costo quasi triplo rispetto a quelli spagnoli.
Non si tratta, tuttavia, di una proporzione costante. Il differenziale cambia sensibilmente a seconda delle stagioni, delle condizioni meteorologiche, della disponibilità di energia rinnovabile e dell’andamento dei prezzi del gas. In alcune giornate caratterizzate da un’elevata produzione eolica e fotovoltaica, il prezzo spagnolo può scendere a livelli estremamente bassi, ampliando ulteriormente la distanza con il mercato italiano. Il dato politico sollevato da Bonelli trova dunque riscontro in determinati confronti all’ingrosso, ma non può essere generalizzato a ogni periodo dell’anno.


Il segreto della Spagna? Rinnovabili e minore dipendenza dal gas
Per comprendere le ragioni di questa differenza bisogna guardare al modo in cui i due Paesi producono elettricità. Negli ultimi anni la Spagna ha investito in maniera consistente nello sviluppo delle fonti rinnovabili, soprattutto impianti fotovoltaici ed eolici. In numerosi periodi dell’anno, queste tecnologie contribuiscono a coprire oltre la metà della produzione elettrica nazionale, riducendo la necessità di ricorrere alle centrali alimentate da combustibili fossili. Il meccanismo economico è relativamente semplice: quando sole e vento garantiscono una produzione abbondante, entrano nel mercato grandi quantità di elettricità con costi marginali molto bassi.
Questo contribuisce a ridurre il prezzo complessivo dell’energia nelle ore interessate.
L’Italia presenta invece una situazione diversa.
Nonostante la crescita delle rinnovabili, il sistema elettrico nazionale continua a dipendere in misura rilevante dal gas naturale, soprattutto nelle ore in cui la produzione da sole e vento non è sufficiente a soddisfare la domanda.


Ed è proprio questa dipendenza a rappresentare uno dei principali fattori che mantengono elevati i prezzi italiani. Nel mercato elettrico europeo, infatti, il prezzo viene generalmente determinato dall’ultima tecnologia necessaria a soddisfare la domanda. Quando sono le centrali a gas a fissarlo, il costo del combustibile e quello delle emissioni di CO₂ incidono direttamente sul prezzo dell’elettricità.
La Spagna, grazie a una maggiore disponibilità di energia rinnovabile e a un mix produttivo differente, riesce più frequentemente a limitare questo effetto. Attenzione, però: le bollette non costano tre volte meno
È qui che emerge la distinzione fondamentale per interpretare correttamente le parole del deputato di AVS. I prezzi di 44 e 127-130 euro per megawattora riguardano il mercato all’ingrosso, non il costo finale dell’elettricità pagato dalle famiglie. La bolletta comprende infatti numerose altre componenti: il trasporto dell’energia, la gestione delle reti, il dispacciamento, gli oneri di sistema, le imposte e i costi commerciali applicati dai fornitori. Per questo motivo, anche quando il prezzo all’ingrosso spagnolo risulta tre volte inferiore a quello italiano, non significa che una famiglia di Madrid paghi necessariamente un terzo rispetto a una famiglia di Roma o Milano. Il confronto reale deve tenere conto anche delle differenti strutture tariffarie, dei consumi, della fiscalità e delle misure nazionali di sostegno. Affermare che l’elettricità in Spagna costa tre volte meno può dunque essere corretto per specifici periodi del mercato all’ingrosso, ma sarebbe fuorviante applicare automaticamente lo stesso rapporto alle bollette domestiche.


Il nodo politico: perché l’Italia paga di più?


Al di là della precisione dei numeri, la questione sollevata da Bonelli mette in evidenza un problema strutturale del sistema energetico italiano. Il nostro Paese dispone di importanti risorse solari ed eoliche, ma deve ancora affrontare diversi ostacoli nella diffusione degli impianti, nell’adeguamento delle infrastrutture elettriche e nello sviluppo dei sistemi di accumulo. La Spagna dimostra come una maggiore presenza delle rinnovabili possa contribuire a ridurre i prezzi all’ingrosso, soprattutto quando le condizioni di produzione sono favorevoli. Naturalmente, il modello spagnolo non dipende esclusivamente da sole e vento. Anche la disponibilità di energia nucleare, la produzione idroelettrica, le infrastrutture e le caratteristiche della domanda contribuiscono a determinare il risultato.
Resta però una differenza significativa: mentre la Spagna riesce in molte ore a soddisfare una parte consistente della domanda con tecnologie a basso costo marginale, l’Italia continua a risentire maggiormente del prezzo del gas. Una condizione che può tradursi in maggiori costi per le imprese italiane, con possibili conseguenze sulla competitività industriale e sui prezzi di beni e servizi.

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