USA pronti a colpire l’Iran nel weekend: forze in aumento nel Golfo, tensione sui negoziati nucleari
Gli Stati Uniti potrebbero lanciare un attacco contro l’Iran già nel fine settimana o nei primi giorni della prossima settimana. A rivelarlo è CNN, che cita fonti interne alla Casa Bianca secondo cui il presidente Donald Trump non avrebbe ancora preso una decisione definitiva. In corso, spiegano le stesse fonti, una valutazione sui rischi di un’escalation militare e sulle possibili conseguenze politiche di un’azione armata.
Nel frattempo, il dispositivo militare statunitense in Medio Oriente è stato sensibilmente rafforzato. Washington ha disposto l’invio di una seconda portaerei nella regione, mentre la USS Abraham Lincoln, con a bordo quasi 80 velivoli da combattimento, si trovava già nei giorni scorsi a circa 700 chilometri dalle coste iraniane. Un segnale chiaro di deterrenza – o di preparazione operativa – che non è passato inosservato a Teheran.
L’Iran ha infatti emesso un avviso ufficiale alla navigazione aerea (NOTAM), annunciando il lancio pianificato di missili in ampie aree del sud del Paese. Secondo la Federal Aviation Administration (FAA), lo spazio aereo interessato resterà chiuso al traffico tra le 6:30 e le 17:30 (ora italiana). Una misura che conferma il clima di forte tensione e la possibilità di manovre militari su larga scala.
La crisi si inserisce in un contesto diplomatico già fragile. A Ginevra sono in corso negoziati sul programma nucleare iraniano, ma i colloqui non hanno ancora prodotto un accordo. Il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha invitato le parti ad accelerare: “Abbiamo fatto progressi, ma c’è ancora del lavoro da fare, e il problema è che non abbiamo molto tempo”. Grossi ha parlato di una “possibilità di dialogo che sta iniziando a prendere forma”, pur sottolineando la complessità dell’intesa.
Al centro delle trattative c’è la richiesta statunitense che Teheran rinunci all’arricchimento dell’uranio sul proprio territorio. Washington avrebbe inoltre cercato di ampliare il perimetro del negoziato includendo il programma missilistico iraniano. L’Iran, dal canto suo, ribadisce che il proprio programma nucleare ha finalità esclusivamente pacifiche e si dice disponibile a discutere eventuali limiti solo in cambio della revoca delle sanzioni economiche. Teheran ha respinto la richiesta di azzeramento dell’arricchimento e ha escluso qualsiasi confronto sulle proprie capacità missilistiche.
A rendere ancora più delicato il quadro è l’attività militare parallela dei due Paesi. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha condotto esercitazioni nello Stretto di Hormuz, dichiarando di voler preparare le proprie forze a “potenziali minacce alla sicurezza”. Inoltre, l’Iran ha annunciato nuove manovre navali congiunte con la Russia nel Mar dell’Oman, segnale di un possibile allargamento degli equilibri strategici regionali.USA pronti a colpire l’Iran nel weekend: forze in aumento nel Golfo, tensione sui negoziati nucleari
Gli Stati Uniti potrebbero lanciare un attacco contro l’Iran già nel fine settimana o nei primi giorni della prossima settimana. A rivelarlo è CNN, che cita fonti interne alla Casa Bianca secondo cui il presidente Donald Trump non avrebbe ancora preso una decisione definitiva. In corso, spiegano le stesse fonti, una valutazione sui rischi di un’escalation militare e sulle possibili conseguenze politiche di un’azione armata.
Nel frattempo, il dispositivo militare statunitense in Medio Oriente è stato sensibilmente rafforzato. Washington ha disposto l’invio di una seconda portaerei nella regione, mentre la USS Abraham Lincoln, con a bordo quasi 80 velivoli da combattimento, si trovava già nei giorni scorsi a circa 700 chilometri dalle coste iraniane. Un segnale chiaro di deterrenza – o di preparazione operativa – che non è passato inosservato a Teheran.
L’Iran ha infatti emesso un avviso ufficiale alla navigazione aerea (NOTAM), annunciando il lancio pianificato di missili in ampie aree del sud del Paese. Secondo la Federal Aviation Administration (FAA), lo spazio aereo interessato resterà chiuso al traffico tra le 6:30 e le 17:30 (ora italiana). Una misura che conferma il clima di forte tensione e la possibilità di manovre militari su larga scala.
La crisi si inserisce in un contesto diplomatico già fragile. A Ginevra sono in corso negoziati sul programma nucleare iraniano, ma i colloqui non hanno ancora prodotto un accordo. Il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha invitato le parti ad accelerare: “Abbiamo fatto progressi, ma c’è ancora del lavoro da fare, e il problema è che non abbiamo molto tempo”. Grossi ha parlato di una “possibilità di dialogo che sta iniziando a prendere forma”, pur sottolineando la complessità dell’intesa.
Al centro delle trattative c’è la richiesta statunitense che Teheran rinunci all’arricchimento dell’uranio sul proprio territorio. Washington avrebbe inoltre cercato di ampliare il perimetro del negoziato includendo il programma missilistico iraniano. L’Iran, dal canto suo, ribadisce che il proprio programma nucleare ha finalità esclusivamente pacifiche e si dice disponibile a discutere eventuali limiti solo in cambio della revoca delle sanzioni economiche. Teheran ha respinto la richiesta di azzeramento dell’arricchimento e ha escluso qualsiasi confronto sulle proprie capacità missilistiche.
A rendere ancora più delicato il quadro è l’attività militare parallela dei due Paesi. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha condotto esercitazioni nello Stretto di Hormuz, dichiarando di voler preparare le proprie forze a “potenziali minacce alla sicurezza”. Inoltre, l’Iran ha annunciato nuove manovre navali congiunte con la Russia nel Mar dell’Oman, segnale di un possibile allargamento degli equilibri strategici regionali.
Nel frattempo, il dispositivo militare statunitense in Medio Oriente è stato sensibilmente rafforzato. Washington ha disposto l’invio di una seconda portaerei nella regione, mentre la USS Abraham Lincoln, con a bordo quasi 80 velivoli da combattimento, si trovava già nei giorni scorsi a circa 700 chilometri dalle coste iraniane. Un segnale chiaro di deterrenza – o di preparazione operativa – che non è passato inosservato a Teheran.
L’Iran ha infatti emesso un avviso ufficiale alla navigazione aerea (NOTAM), annunciando il lancio pianificato di missili in ampie aree del sud del Paese. Secondo la Federal Aviation Administration (FAA), lo spazio aereo interessato resterà chiuso al traffico tra le 6:30 e le 17:30 (ora italiana). Una misura che conferma il clima di forte tensione e la possibilità di manovre militari su larga scala.
La crisi si inserisce in un contesto diplomatico già fragile. A Ginevra sono in corso negoziati sul programma nucleare iraniano, ma i colloqui non hanno ancora prodotto un accordo. Il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha invitato le parti ad accelerare: “Abbiamo fatto progressi, ma c’è ancora del lavoro da fare, e il problema è che non abbiamo molto tempo”. Grossi ha parlato di una “possibilità di dialogo che sta iniziando a prendere forma”, pur sottolineando la complessità dell’intesa.
Al centro delle trattative c’è la richiesta statunitense che Teheran rinunci all’arricchimento dell’uranio sul proprio territorio. Washington avrebbe inoltre cercato di ampliare il perimetro del negoziato includendo il programma missilistico iraniano. L’Iran, dal canto suo, ribadisce che il proprio programma nucleare ha finalità esclusivamente pacifiche e si dice disponibile a discutere eventuali limiti solo in cambio della revoca delle sanzioni economiche. Teheran ha respinto la richiesta di azzeramento dell’arricchimento e ha escluso qualsiasi confronto sulle proprie capacità missilistiche.
A rendere ancora più delicato il quadro è l’attività militare parallela dei due Paesi. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha condotto esercitazioni nello Stretto di Hormuz, dichiarando di voler preparare le proprie forze a “potenziali minacce alla sicurezza”. Inoltre, l’Iran ha annunciato nuove manovre navali congiunte con la Russia nel Mar dell’Oman, segnale di un possibile allargamento degli equilibri strategici regionali.USA pronti a colpire l’Iran nel weekend: forze in aumento nel Golfo, tensione sui negoziati nucleari
Gli Stati Uniti potrebbero lanciare un attacco contro l’Iran già nel fine settimana o nei primi giorni della prossima settimana. A rivelarlo è CNN, che cita fonti interne alla Casa Bianca secondo cui il presidente Donald Trump non avrebbe ancora preso una decisione definitiva. In corso, spiegano le stesse fonti, una valutazione sui rischi di un’escalation militare e sulle possibili conseguenze politiche di un’azione armata.
Nel frattempo, il dispositivo militare statunitense in Medio Oriente è stato sensibilmente rafforzato. Washington ha disposto l’invio di una seconda portaerei nella regione, mentre la USS Abraham Lincoln, con a bordo quasi 80 velivoli da combattimento, si trovava già nei giorni scorsi a circa 700 chilometri dalle coste iraniane. Un segnale chiaro di deterrenza – o di preparazione operativa – che non è passato inosservato a Teheran.
L’Iran ha infatti emesso un avviso ufficiale alla navigazione aerea (NOTAM), annunciando il lancio pianificato di missili in ampie aree del sud del Paese. Secondo la Federal Aviation Administration (FAA), lo spazio aereo interessato resterà chiuso al traffico tra le 6:30 e le 17:30 (ora italiana). Una misura che conferma il clima di forte tensione e la possibilità di manovre militari su larga scala.
La crisi si inserisce in un contesto diplomatico già fragile. A Ginevra sono in corso negoziati sul programma nucleare iraniano, ma i colloqui non hanno ancora prodotto un accordo. Il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha invitato le parti ad accelerare: “Abbiamo fatto progressi, ma c’è ancora del lavoro da fare, e il problema è che non abbiamo molto tempo”. Grossi ha parlato di una “possibilità di dialogo che sta iniziando a prendere forma”, pur sottolineando la complessità dell’intesa.
Al centro delle trattative c’è la richiesta statunitense che Teheran rinunci all’arricchimento dell’uranio sul proprio territorio. Washington avrebbe inoltre cercato di ampliare il perimetro del negoziato includendo il programma missilistico iraniano. L’Iran, dal canto suo, ribadisce che il proprio programma nucleare ha finalità esclusivamente pacifiche e si dice disponibile a discutere eventuali limiti solo in cambio della revoca delle sanzioni economiche. Teheran ha respinto la richiesta di azzeramento dell’arricchimento e ha escluso qualsiasi confronto sulle proprie capacità missilistiche.
A rendere ancora più delicato il quadro è l’attività militare parallela dei due Paesi. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha condotto esercitazioni nello Stretto di Hormuz, dichiarando di voler preparare le proprie forze a “potenziali minacce alla sicurezza”. Inoltre, l’Iran ha annunciato nuove manovre navali congiunte con la Russia nel Mar dell’Oman, segnale di un possibile allargamento degli equilibri strategici regionali.

