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Referendum giustizia 2026, Ferrari (Cgil): “Riforma pericolosa per la democrazia, indebolisce l’autonomia dei giudici”

Nel pieno del dibattito sul referendum sulla giustizia del 2026, si accende lo scontro politico e istituzionale attorno alla riforma promossa dal ministro Carlo Nordio. Tra le voci più critiche c’è quella di Christian Ferrari, segretario confederale della CGIL, che in un’intervista a Fanpage.it attacca duramente il progetto di revisione costituzionale, definendolo un attacco all’autonomia e all’indipendenza della magistratura.

Ferrari, che fa parte del Comitato per il No al referendum, parla di un clima sempre più teso e di un confronto che si è spostato dalle questioni di merito alle polemiche personali. Commentando le recenti dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri, il sindacalista sostiene che il magistrato “può essere scivolato su un’espressione”, ma avrebbe chiarito il senso delle proprie parole, sottolineando come le organizzazioni criminali possano trarre vantaggio da un indebolimento della magistratura.

Molto più duro il giudizio su Nordio, accusato di aver utilizzato toni inaccettabili nei confronti dei magistrati. Ferrari richiama il “terribile bilancio di magistrati uccisi nello svolgimento della loro funzione” e considera gravi le affermazioni sul Consiglio superiore della magistratura, ritenute offensive in un Paese segnato dalla lotta alle mafie.

“Un’intimidazione” la richiesta sui finanziatori del Comitato

Tra gli episodi che hanno acceso la polemica c’è anche la richiesta di rendere noti i finanziatori del Comitato “Giusto dire No”. Per Ferrari si tratta di “un’ennesima grave intimidazione”, che rischia di trasformarsi in una forma di “schedatura” di cittadini e magistrati.

Secondo il dirigente della CGIL, la trasparenza non può diventare uno strumento per delegittimare chi partecipa al dibattito pubblico o sostiene economicamente un’iniziativa politica nel rispetto della legge.

Il nodo dell’autonomia della magistratura

Nel merito della riforma, Ferrari individua il punto più critico nel presunto indebolimento dell’autonomia del potere giudiziario. “L’autonomia e l’indipendenza della magistratura non sono un privilegio di casta – afferma – ma la garanzia dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”.

Il timore espresso è che una magistratura meno autonoma possa esercitare con minore efficacia il controllo di legalità su chi detiene potere politico ed economico. In un Paese come l’Italia, dove il fenomeno corruttivo è storicamente rilevante, questo rappresenterebbe – secondo Ferrari – un passo indietro.

Separazione delle carriere e scomposizione del Csm

Uno dei punti centrali della riforma riguarda la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. I sostenitori del Sì ritengono che questa distinzione rafforzi l’imparzialità del sistema. Ferrari, invece, interpreta la misura come un tentativo di aumentare l’influenza della politica sulla magistratura.

Critiche anche alla prevista riorganizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), che verrebbe articolato in più organi distinti, con l’introduzione del sorteggio per la scelta di alcuni membri togati. Per il sindacalista, la frammentazione avrebbe l’effetto di indebolire l’organo di autogoverno della magistratura, rafforzando al contempo la componente politica.

Metodo e prospettive

Ferrari contesta inoltre il metodo con cui la riforma è stata approvata, accusando il governo di aver limitato il confronto parlamentare. A suo avviso, la legge sulla giustizia non sarebbe un intervento isolato, ma parte di un disegno più ampio che comprende il premierato e l’autonomia differenziata.

In conclusione, il segretario confederale della CGIL lancia un appello agli elettori: la posta in gioco, sostiene, non riguarda soltanto l’organizzazione della magistratura, ma l’equilibrio complessivo tra i poteri dello Stato. “Fermare nelle urne la legge Nordio – afferma – significa difendere la democrazia disegnata dalla Costituzione”.

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