Tra jazz e impegno civile, al Trianon Viviani la Napoli intima di Cerone conquista il pubblico
di Attilio Iannuzzo
Al Teatro Trianon Viviani va in scena una Napoli che non alza la voce, ma sceglie di raccontarsi con delicatezza, tra il suono caldo di una tromba e il ritmo intimo del cuore. È una città che si svela lentamente, lasciando spazio alla musica e alle parole, capaci di trasformare un concerto in un’esperienza emotiva profonda.
Protagonista della serata è Ciro Riccardi, che per l’occasione abbandona i panni consueti per vestire quelli di Cerone, il suo alter ego più intimo e riflessivo. Un progetto che mescola il calore del jazz, l’anima del soul e leggere contaminazioni elettroniche, dando vita a un sound che sembra nascere direttamente dai vicoli di Napoli.
Ma la musica non è l’unico linguaggio sul palco. Nei testi e nelle interpretazioni emerge una forte tensione civile: “mare libero” e diritti per la Palestina sono temi che Libera Velo, vocalist del gruppo, porta con decisione al centro della scena. Un richiamo alla responsabilità collettiva e alla necessità di non restare indifferenti, che si intreccia con l’intensità delle composizioni.
Ad accompagnare Cerone, una super band di musicisti di altissimo livello: Salvatore Rainone alla batteria, Vincenzo Lamagna al basso, Roberto Porzio alle tastiere, Alessio Castaldi tra sax baritono e clarinetto basso, Pietro Santangelo al sax tenore, insieme allo stesso Riccardi alla tromba e alla voce intensa di Libera Velo.
Non è solo un concerto, ma un racconto condiviso. Un omaggio alla terra d’origine e, allo stesso tempo, a quella “condizione umana” che unisce tutti, rendendo ogni individuo unico e irripetibile. In un tempo in cui tutto sembra urlato, il Trianon Viviani sceglie la via del sussurro: ed è proprio lì, in quella dimensione più raccolta, che la musica trova la sua forza più autentica.

