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È morta Emma Bonino, storica leader radicale e fondatrice di +Europa: aveva 78 anni

La politica italiana perde una delle sue figure più autorevoli e combattive. Emma Bonino, storica esponente radicale, già ministra e commissaria europea, è morta all’età di 78 anni. Era ricoverata dal 7 settembre a Roma in seguito a una grave insufficienza respiratoria.

La notizia è stata annunciata dai Radicali con un messaggio di cordoglio: «Emma ci ha lasciati, ma non ci lascerà mai. Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero».

Nata il 9 marzo 1948 a Bra, in provincia di Cuneo, Bonino ha attraversato oltre cinquant’anni di storia politica italiana ed europea. Dalla battaglia per la legalizzazione dell’aborto alla lotta contro la pena di morte, dall’impegno contro le mutilazioni genitali femminili alla creazione della Corte penale internazionale, ha legato il proprio nome alla difesa dei diritti civili, dello Stato di diritto e dell’integrazione europea.

Il ricovero e la lunga malattia

Bonino era stata ricoverata il 7 settembre all’ospedale Santo Spirito di Roma dopo una crisi respiratoria. Successivamente era stata trasferita in una struttura privata. Negli ultimi anni aveva affrontato diversi ricoveri, sempre a causa di problemi respiratori.

Nel gennaio 2015 aveva annunciato pubblicamente di essere affetta da un microcitoma polmonare. Dopo essersi sottoposta alla chemioterapia, pochi mesi più tardi aveva comunicato che il tumore era in remissione. Nel 2023 aveva dichiarato di essere guarita.

La malattia non l’aveva però allontanata completamente dalla vita pubblica. Anche nei periodi più difficili aveva continuato a intervenire sui temi politici e civili che avevano caratterizzato la sua attività.

L’incontro con Pannella e la battaglia per l’aborto

Dopo il diploma al liceo classico, Bonino si trasferì a Milano, dove si laureò in Lingue e letteratura moderna nel 1972. Il suo ingresso nella politica radicale risale al 1975, quando contribuì alla nascita del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto insieme, tra gli altri, ad Adele Faccio.

Fu proprio Faccio a presentarla a Marco Pannella, con il quale Bonino avrebbe condiviso decenni di lotte politiche. La sua adesione alla campagna per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza nasceva anche da un’esperienza personale: nel 1974 aveva abortito quando in Italia la procedura era ancora illegale.

Nel 1975 si autodenunciò per procurato aborto e venne arrestata pubblicamente dopo essersi consegnata al seggio elettorale di Bra. Quell’episodio la fece conoscere a livello nazionale e segnò l’inizio di una lunga attività politica condotta attraverso campagne, referendum, azioni di disobbedienza civile e iniziative nonviolente.

Nel 1976 fu eletta per la prima volta alla Camera dei deputati nelle liste del Partito radicale, insieme a Marco Pannella, Adele Faccio e Mauro Mellini. Negli anni successivi partecipò alla mobilitazione per la legalizzazione dell’aborto e alla difesa della legge 194 nel referendum del 1981.

Le battaglie internazionali

A partire dagli anni Ottanta, Bonino ampliò il proprio impegno alla politica internazionale. Si batté contro la fame nel mondo, la pena di morte, le mine antipersona e le mutilazioni genitali femminili, sostenendo inoltre i diritti del popolo tibetano e le campagne antiproibizioniste.

Uno dei suoi principali obiettivi fu l’istituzione di una Corte penale internazionale permanente, perseguito anche attraverso l’organizzazione Non c’è pace senza giustizia. Il progetto si concretizzò con l’approvazione dello Statuto di Roma nel 1998 e con la successiva entrata in funzione della Corte, nel 2002.

Nel 1995 fu nominata commissaria europea su indicazione del primo governo Berlusconi. Le furono affidate le deleghe agli aiuti umanitari, alla tutela dei consumatori e alla pesca. Durante il mandato visitò numerose aree di crisi, dalla regione africana dei Grandi Laghi dopo il genocidio in Ruanda alla Somalia e al Sudan.

Nel 1997 firmò per la Commissione europea la Convenzione di Ottawa contro le mine antipersona. L’anno seguente guidò la delegazione europea alla conferenza diplomatica di Roma dalla quale sarebbe nato lo Statuto della Corte penale internazionale.

Gli incarichi di governo e le candidature al Quirinale

Terminato il mandato europeo, nel 1999 Bonino si candidò alla presidenza della Repubblica. La mobilitazione a suo favore non riuscì tuttavia a ottenere il sostegno necessario in Parlamento e al Quirinale fu eletto Carlo Azeglio Ciampi. Il suo nome sarebbe tornato tra quelli dei candidati anche nel 2006 e nel 2013.

Sempre nel 1999, alle elezioni europee, la Lista Emma Bonino raggiunse l’8,45 per cento dei voti e oltre 1,2 milioni di preferenze personali, ottenendo uno dei risultati più importanti nella storia elettorale radicale.

Dopo un periodo trascorso al Cairo, dove studiò la lingua araba e approfondì la conoscenza della cultura locale, tornò al Parlamento europeo nel 2004. Nel 2006 fu eletta alla Camera con la Rosa nel Pugno e nominata ministra per il Commercio internazionale e per le Politiche europee nel secondo governo Prodi, diventando la prima esponente radicale a ricoprire un incarico ministeriale.

Nel 2008 entrò al Senato grazie a un accordo elettorale tra i Radicali e il Partito democratico. Nel 2013 il presidente del Consiglio Enrico Letta le affidò il ministero degli Esteri, incarico che mantenne fino alla nascita del governo Renzi, quando venne sostituita da Federica Mogherini.

La nascita di +Europa

Nel 2017 Bonino contribuì alla fondazione di +Europa, formazione politica europeista e liberaldemocratica nata per proseguire le storiche battaglie radicali. Con il nuovo partito venne eletta al Senato nel 2018. Tra il 2024 e il 2025 ne ricoprì anche la presidenza.

Europeista convinta, continuò fino agli ultimi anni a sostenere il progetto degli Stati Uniti d’Europa, indicando nell’integrazione federale una risposta ai nazionalismi, alle guerre e alle crisi democratiche.

Pur avendo spesso affermato che «il personale è politico», Bonino mantenne una forte riservatezza sulla propria vita privata. Ebbe due importanti relazioni con gli esponenti radicali Marcello Crivellini e Roberto Cicciomessere. Tra il 1975 e il 1976 prese inoltre in affido due bambine, Aurora e Rugiada, che rimasero con lei per quattro anni.

Con Emma Bonino scompare una protagonista della politica italiana ed europea, capace di trasformare esperienze personali e battaglie minoritarie in questioni pubbliche di rilevanza nazionale e internazionale. Una vita segnata dalla convinzione che anche le sconfitte potessero preparare la conquista di nuovi diritti e nuove libertà.

«È questo il suo testamento», hanno ricordato i Radicali: non conta quante volte sia necessario perdere prima di riuscire a conquistare una libertà per tutti.

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