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Risate, storia e femminismo: “Queen Bidet” conquista il Teatro Area Nord

di Anita Laudando

L’uso del bidet, tanto amato dagli italiani e spesso sconosciuto all’estero, è raccontato attraverso la freschezza di una storia tutta partenopea, ma anche universale, per simbolismo, femminismo, e rivoluzione viva di un popolo che smette di essere semplice massa anche grazie alla valorizzazione dei propri talenti. Lo spettacolo ha preso forma all’interno del progetto “Area Nord in Festival – Arena Circus”, ideato da Teatri Associati di Napoli / Teatro Area Nord e realizzato con il sostegno della Regione Campania. Prodotto da B.E.A.T. Teatro, è scritto da Fabio Casano e diretto Gennaro Maresca.

Che trono quel bidet! Coraggioso e fiero, il popolo napoletano del 1789 si preparava alla sua rivoluzione repubblicana che sarebbe scoppiata dieci anni dopo, ma è innegabile che il regno di Ferdinando e Carolina abbia lasciato un segno indelebile nel nostro cammino sociale, almeno per sovversione degli schemi Reali e vicinanza alla gente. Coerentemente a tale verità, Chiarastella Sorrentino, nel ruolo di Maria Carolina d’Asburgo, aveva già inciso il cuore degli amanti della storia di Napoli durante il debutto estivo al Fringe Festival Napoli 2025.
Se il fatto succede proprio durante gli anni della “Più bella corona d’Italia”, il monologo restituisce segni storici di tabù e cliché, attraverso gli schiamazzi, le speranze, la disinvoltura e l’intelligenza della bella Carolina e della sua interprete. Quel “Lazzarone” di Ferdinando suo marito, nonché l’influsso toscano di Tanucci, si mischiano nella fantasia dell’autore per restituire nuovo significato al bene pubblico, alla pulizia interiore di un luogo in cui l’amore è sempre stato importante, in tutte le sue forme. Del resto già Seneca raccontava che fosse l’aria del paese a “dare ai napoletani la predisposizione alla titillazione”, così sembra proprio che sul finire dell’ VIII secolo, l’arrivo del costoso bidet in ceramica, abbia parlato dell’ironia del lusso borbonico e costretto a dimostrazioni pubbliche, a istruzioni per l’uso, proprio con la verve recitativa dei cambi a scena aperta dei costumi di Giulia Contrastato e Michela Cantelli, sotto il sole immaginato dal disegno luci di Simone Picardi e tra le musiche mandolinate di Raffaello Basiglio.
Per i francesi il “mal francese” si chiamava “male napoletano” e le ‘belle margherite” dalla Francia di Carolina alla Napoli di Ferdinando, diventano protagoniste nella vita quotidiana, pretesti nei balli di Corte, e si confondevano tra le Dame addobbate per la festa Nazionale di Piedigrotta.

Oggetto per prostitute, il bidet, insomma, fu conteso o malinteso in una città che svuotava vasi da notte dalle finestre, perché convinta che un “popolo pulito è un popolo sveglio”?

Se la sorella, Maria Antonietta, pare fosse disinteressata alla plebe, al punto da dire: “Non hanno pane, che mangino brioche!” allora, forse, la massima di Carolina potrebbe essere stata: “Al popolo dite di farsi il bidet, per purificare mente e corpo!”. Provocatorio e attuale, il monologo, è versatile e fresco. Un teatro politico fatto con leggerezza, una lezione di storia scritta con spessore per una prova d’attore di tale forza che si resta dentro la scena anche dopo i molti applausi di chiusura.

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