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Referendum sulla Giustizia, Albano (Magistratura democratica): “Non è una riforma contro le correnti, ma contro l’indipendenza dei giudici”

Il referendum sulla Giustizia rischia di slittare e, nel frattempo, il confronto politico e istituzionale si fa sempre più acceso. Dopo la decisione della Corte di Cassazione di riformulare il quesito referendario alla luce delle firme raccolte da un comitato di giuristi per il No, la data del voto – inizialmente fissata per il 22 e 23 marzo – potrebbe essere rinviata di alcune settimane. Un caso senza precedenti che riapre il procedimento previsto dall’articolo 138 della Costituzione e rimette la decisione finale nelle mani del governo.

Sul merito della riforma, però, le critiche non si attenuano. Anzi. Silvia Albano, giudice del tribunale di Roma e presidente di Magistratura democratica, spiega perché voterà No al referendum e lancia un allarme che va oltre i tecnicismi giuridici: “L’obiettivo della riforma Nordio è sempre più chiaro e deve preoccupare tutti. Si punta a rendere i magistrati più deboli, isolati e più esposti alle pressioni del potere politico”.

Secondo Albano, la scelta del governo di fissare inizialmente la data del referendum prima della conclusione della raccolta firme di iniziativa popolare rappresenta una forzatura di una prassi consolidata. “In passato si è sempre atteso il termine dei 90 giorni previsti dalla Costituzione per consentire a tutti i soggetti legittimati di presentare un quesito. Questo garantisce pluralismo e correttezza democratica, anche nella campagna referendaria”.

Uno dei nodi centrali della riforma riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la riorganizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura. Per Albano, però, il problema non è la terzietà del giudice, già garantita dall’ordinamento. “I dati dimostrano che in oltre il 50% dei casi i giudici non accolgono le richieste del pubblico ministero. L’indipendenza esiste ed è verificabile nei fatti. Se si voleva intervenire sulle funzioni, sarebbe bastata una legge ordinaria. Qui il tema è un altro”.

Nel mirino della presidente di Magistratura democratica c’è soprattutto il nuovo sistema di sorteggio per la composizione del CSM, presentato dal governo come uno strumento per eliminare il peso delle correnti. “Le correnti non sono un virus. Sono una ricchezza, perché hanno trasformato la magistratura da corpo burocratico a comunità consapevole del proprio ruolo costituzionale. Le degenerazioni etiche, come lo scandalo dell’Hotel Champagne, non si combattono riducendo la democrazia interna, ma aumentando trasparenza e controllo”.

Albano esprime forti preoccupazioni anche per l’assenza di dettagli cruciali nella riforma, come la composizione dell’Alta Corte disciplinare, che potrebbe essere a maggioranza di nomina politica. “Sarebbe un potente strumento di pressione sui singoli magistrati. Il diavolo, come sempre, sta nei particolari”.

A chi accusa i sostenitori del No di diffondere fake news, la risposta è netta: “Il problema non è solo il pubblico ministero, ma l’indipendenza complessiva della magistratura. Un CSM con una componente politica forte e una magistratura frammentata è un CSM che non tutela più l’autonomia dei giudici”. Albano richiama anche alcune dichiarazioni recenti di esponenti del governo, come l’ipotesi di sottrarre la polizia giudiziaria al controllo dei pm, che aprirebbero la strada a un controllo politico indiretto sull’azione penale.

Infine, la presidente di Magistratura democratica critica duramente gli interventi della premier Giorgia Meloni su singole vicende giudiziarie. “Suggerire ai giudici quali reati contestare o accusarli di vanificare il lavoro del Parlamento è un’invasione di campo gravissima. I giudici rispondono alla legge, non ai desiderata del governo di turno”.

In attesa di conoscere la nuova data del referendum, lo scontro sulla riforma della Giustizia si conferma uno dei terreni più delicati del rapporto tra politica e magistratura. E, come sottolinea Albano, “in gioco non c’è una questione corporativa, ma l’equilibrio dei poteri previsto dalla Costituzione”.

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