Trapianto del “cuore bruciato”, indagine sui tempi e sul trasporto dell’organo: bimbo stabile ma gravissimo
È un’indagine complessa e delicata quella aperta dalla Procura di Napoli sul caso del cosiddetto “cuore bruciato”, il trapianto cardiaco pediatrico eseguito all’Ospedale Monaldi che oggi vede un bambino di appena due anni e quattro mesi ricoverato in condizioni stabili ma gravissime. Sotto la lente degli inquirenti sono finite le tempistiche dell’intervento e, soprattutto, le modalità di trasporto e conservazione dell’organo arrivato da Bolzano.
Le domande chiave dell’inchiesta
La prima questione riguarda i tempi operatori. Quando l’équipe di cardiochirurgia pediatrica ha aperto il contenitore con il cuore destinato al piccolo paziente e si è accorta che l’organo era stato conservato a temperature troppo basse, perché non si è fermata?
Un interrogativo drammatico, che potrebbe trovare risposta nella sequenza delle operazioni: il bambino era già stato sottoposto all’espianto del proprio cuore? Se così fosse, l’assenza di un organo sostitutivo immediatamente disponibile avrebbe lasciato ai medici margini di scelta estremamente ridotti. Sarà la magistratura a stabilire se la procedura sia stata rispettata o se vi siano state valutazioni errate.
A coordinare l’inchiesta sono il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci. Al momento risultano sei indagati, ma il numero potrebbe aumentare qualora emergessero ulteriori profili di responsabilità.
Il nodo del trasporto: il box sotto accusa
La seconda e la terza domanda riguardano la catena di responsabilità nel trasporto dell’organo: chi doveva fornire il kit idoneo? L’équipe che ha effettuato l’espianto o quella incaricata del prelievo e del trasferimento a Napoli?
Gli accertamenti si concentrano sulle caratteristiche del contenitore utilizzato. All’esterno, il box sarebbe apparso simile a quelli impiegati per la conservazione di bevande refrigerate. Tuttavia, le normative vigenti – compreso l’accordo del 30 luglio 2025 sui requisiti del sistema di trasporto in ambito trapiantologico – stabiliscono criteri stringenti.
L’organo deve essere collocato in:
un contenitore primario sterile certificato CE, sigillato con etichette anti-manomissione;
un contenitore isotermico secondario, resistente agli urti, ermetico e in grado di mantenere la temperatura corretta;
un sistema di tracciabilità completa con documentazione sanitaria dedicata.
Secondo quanto sta emergendo, il box impiegato sarebbe privo di un sistema di monitoraggio continuo della temperatura. Ulteriore elemento critico: l’uso di ghiaccio secco (anidride carbonica solida), che può raggiungere temperature inferiori ai -70°C, potenzialmente dannose per i tessuti cardiaci.
Su questi aspetti indagano anche i carabinieri del NAS. Non si esclude che l’attenzione degli inquirenti si estenda alla struttura di Bolzano da cui il cuore è partito.
Le condizioni del piccolo paziente
Nel bollettino diffuso ieri dall’Ospedale Monaldi si legge che le condizioni cliniche del bambino “non presentano variazioni significative”: il quadro resta di “grave criticità”, ma stabile. Il piccolo permane in lista d’attesa per un nuovo trapianto, in attesa di ulteriori valutazioni.
Domani è previsto un super-consulto organizzato dall’Azienda Ospedaliera dei Colli, con alcuni tra i maggiori esperti italiani di cardiochirurgia pediatrica:
Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (prof. Lorenzo Galletti e dott.ssa Rachele Adorisio);
Azienda Ospedale-Università Padova (prof. Giuseppe Toscano);
ASST Papa Giovanni XXIII (dott. Amedeo Terzi);
Ospedale Regina Margherita (prof. Carlo Pace Napoleone).
Il collegio dovrà stabilire se il bambino sia ancora operabile e quali margini terapeutici esistano.
Ispezioni e vertice politico
Intanto, è in programma un’ispezione congiunta al Monaldi. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha incontrato a Roma il presidente della Regione Campania Roberto Fico. L’ispezione prenderà il via domani, mentre una relazione dettagliata predisposta dagli uffici regionali sarà trasmessa al ministero.
Una procedura standard finita nel caos
Il caso scuote profondamente il sistema trapiantologico italiano, tradizionalmente considerato tra i più rigorosi e standardizzati. In quasi due mesi, dal 23 dicembre a oggi, troppe zone d’ombra e silenzi – al limite della reticenza – hanno alimentato interrogativi pubblici e istituzionali.
La magistratura dovrà ora chiarire se si sia trattato di un tragico errore umano, di una falla organizzativa o di una concatenazione di negligenze lungo la catena di espianto e trasporto.
Nel frattempo, un bambino lotta tra la vita e la morte, e un intero sistema sanitario è chiamato a rispondere.
Le domande chiave dell’inchiesta
La prima questione riguarda i tempi operatori. Quando l’équipe di cardiochirurgia pediatrica ha aperto il contenitore con il cuore destinato al piccolo paziente e si è accorta che l’organo era stato conservato a temperature troppo basse, perché non si è fermata?
Un interrogativo drammatico, che potrebbe trovare risposta nella sequenza delle operazioni: il bambino era già stato sottoposto all’espianto del proprio cuore? Se così fosse, l’assenza di un organo sostitutivo immediatamente disponibile avrebbe lasciato ai medici margini di scelta estremamente ridotti. Sarà la magistratura a stabilire se la procedura sia stata rispettata o se vi siano state valutazioni errate.
A coordinare l’inchiesta sono il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci. Al momento risultano sei indagati, ma il numero potrebbe aumentare qualora emergessero ulteriori profili di responsabilità.
Il nodo del trasporto: il box sotto accusa
La seconda e la terza domanda riguardano la catena di responsabilità nel trasporto dell’organo: chi doveva fornire il kit idoneo? L’équipe che ha effettuato l’espianto o quella incaricata del prelievo e del trasferimento a Napoli?
Gli accertamenti si concentrano sulle caratteristiche del contenitore utilizzato. All’esterno, il box sarebbe apparso simile a quelli impiegati per la conservazione di bevande refrigerate. Tuttavia, le normative vigenti – compreso l’accordo del 30 luglio 2025 sui requisiti del sistema di trasporto in ambito trapiantologico – stabiliscono criteri stringenti.
L’organo deve essere collocato in:
un contenitore primario sterile certificato CE, sigillato con etichette anti-manomissione;
un contenitore isotermico secondario, resistente agli urti, ermetico e in grado di mantenere la temperatura corretta;
un sistema di tracciabilità completa con documentazione sanitaria dedicata.
Secondo quanto sta emergendo, il box impiegato sarebbe privo di un sistema di monitoraggio continuo della temperatura. Ulteriore elemento critico: l’uso di ghiaccio secco (anidride carbonica solida), che può raggiungere temperature inferiori ai -70°C, potenzialmente dannose per i tessuti cardiaci.
Su questi aspetti indagano anche i carabinieri del NAS. Non si esclude che l’attenzione degli inquirenti si estenda alla struttura di Bolzano da cui il cuore è partito.
Le condizioni del piccolo paziente
Nel bollettino diffuso ieri dall’Ospedale Monaldi si legge che le condizioni cliniche del bambino “non presentano variazioni significative”: il quadro resta di “grave criticità”, ma stabile. Il piccolo permane in lista d’attesa per un nuovo trapianto, in attesa di ulteriori valutazioni.
Domani è previsto un super-consulto organizzato dall’Azienda Ospedaliera dei Colli, con alcuni tra i maggiori esperti italiani di cardiochirurgia pediatrica:
Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (prof. Lorenzo Galletti e dott.ssa Rachele Adorisio);
Azienda Ospedale-Università Padova (prof. Giuseppe Toscano);
ASST Papa Giovanni XXIII (dott. Amedeo Terzi);
Ospedale Regina Margherita (prof. Carlo Pace Napoleone).
Il collegio dovrà stabilire se il bambino sia ancora operabile e quali margini terapeutici esistano.
Ispezioni e vertice politico
Intanto, è in programma un’ispezione congiunta al Monaldi. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha incontrato a Roma il presidente della Regione Campania Roberto Fico. L’ispezione prenderà il via domani, mentre una relazione dettagliata predisposta dagli uffici regionali sarà trasmessa al ministero.
Una procedura standard finita nel caos
Il caso scuote profondamente il sistema trapiantologico italiano, tradizionalmente considerato tra i più rigorosi e standardizzati. In quasi due mesi, dal 23 dicembre a oggi, troppe zone d’ombra e silenzi – al limite della reticenza – hanno alimentato interrogativi pubblici e istituzionali.
La magistratura dovrà ora chiarire se si sia trattato di un tragico errore umano, di una falla organizzativa o di una concatenazione di negligenze lungo la catena di espianto e trasporto.
Nel frattempo, un bambino lotta tra la vita e la morte, e un intero sistema sanitario è chiamato a rispondere.

