Notizie dall'Italia e dal mondo

news

Quando un Ordine professionale smette di rincorrere e inizia a guidare

di Claudio Gammella

In poco più di un anno e mezzo la Commissione Albo Odontoiatri di Napoli ha cambiato passo.
Da organismo percepito come distante a punto di riferimento nazionale per visione, formazione e identità professionale. Un percorso che oggi viene osservato con attenzione in tutta Italia e che ha portato molti a definire Napoli una vera e propria locomotiva dell’odontoiatria ordinistica.
Ne parliamo con il presidente Pietro Rutigliani, che racconta come nasce e si costruisce quello che ormai viene indicato come “Il Modello CAO Napoli”.

Presidente Rutigliani, partiamo dalla visione.
Che idea di CAO ha immaginato e costruito in questo primo anno e mezzo di mandato?
«Ho immaginato una CAO che tornasse ad essere centrale nella vita professionale degli odontoiatri.
Non un’istituzione burocratica o distante, ma un punto di riferimento reale, riconoscibile, utile.
In una fase storica complessa per la sanità e per l’odontoiatria, l’Ordine deve esercitare un ruolo di guida culturale, non limitarsi alla funzione regolatoria. Deve indicare una direzione».

Fin dall’inizio è emersa una linea politica molto chiara.
Quali erano le priorità non più rinviabili per la categoria?

«La categoria viveva una fase di disorientamento.
Era necessario intervenire subito su alcuni nodi cruciali: formazione di qualità, dignità professionale, pubblicità sanitaria, responsabilità medico-legale, appropriatezza clinica.
Rimandare avrebbe significato perdere ulteriore credibilità.
Un Ordine ha il dovere di dare certezze e di assumersi la responsabilità delle scelte».

Uno dei tratti distintivi del suo mandato è stato il binomio “politica + comunicazione”.
Perché ha ritenuto fondamentale investire sulla comunicazione istituzionale?

«Perché oggi un’istituzione che non comunica viene percepita come assente.
E quando l’Ordine è assente, qualcun altro occupa quello spazio.
Abbiamo scelto una comunicazione trasparente, continua, istituzionale ma accessibile, capace di dialogare con gli odontoiatri e di spiegare le decisioni dell’Ordine. Comunicare bene significa fare servizio».

In questo percorso avete anche scelto una frase che oggi identifica la CAO Napoli:
“La casa comune della professione”. Perché questa scelta?

«Perché sintetizza ciò che volevamo diventare.
Un Ordine non è un’autorità astratta: deve essere una casa, un luogo in cui ogni odontoiatra possa sentirsi accolto, tutelato e ascoltato.
“Casa comune” significa superare divisioni e personalismi, affermare che – pur nella diversità dei percorsi – apparteniamo tutti alla stessa comunità professionale.
La CAO non è sopra la professione, ma dentro la professione, al servizio dei colleghi e dei cittadini. Ed è anche un impegno quotidiano».

La formazione è stata uno dei pilastri del mandato.
Come avete scelto i temi dei corsi proposti?

«Partendo dai bisogni reali della professione.
Appropriatezza antibiotica, responsabilità professionale, management sanitario, BLSD, urgenze in odontoiatria, odontoiatria pediatrica, estetica, terze classi, innovazione digitale e intelligenza artificiale.
Sono temi che incidono direttamente sulla qualità clinica, sulla sicurezza del paziente e sulla sostenibilità dell’attività professionale».

Grande attenzione è stata riservata ai giovani colleghi.
Che significato hanno avuto le Cerimonie del Giuramento e le iniziative dedicate ai nuovi iscritti?

«Abbiamo voluto restituire identità e appartenenza.
Il Giuramento d’Ippocrate non è un rito formale, ma un atto fondativo della vita professionale.
L’invito all’Ordine, la consegna del tesserino e della spilla d’appartenenza rappresentano un messaggio chiaro: entrate a far parte di una comunità che vi accompagna».

Lo sguardo, però, è molto orientato al futuro.
Che medico odontoiatra servirà nei prossimi anni?

«Sappiamo che la professione sta cambiando profondamente e stiamo lavorando per anticipare questi cambiamenti.
Per questo il 5 e 6 giugno 2026, proprio a Napoli, organizzeremo il primo grande convegno sulla libera professione, con tematiche dedicate all’avvio alla carriera, alle nuove forme di esercizio professionale e alle competenze – cliniche, organizzative ed etiche – che saranno indispensabili nel prossimo futuro».

Il Modello CAO Napoli ha mostrato anche una forte attenzione sociale.
Penso a iniziative come “Adotta un piccolo paziente” e alle Giornate della Salute.
«La nostra professione ha una responsabilità verso la comunità.
Un Ordine non può limitarsi alle regole: deve promuovere valori.
La risposta degli odontoiatri è stata straordinaria e ha dimostrato quanto la categoria sia sensibile e pronta a mettersi al servizio dei più fragili».

Molto apprezzata anche l’azione sull’educazione alla pubblicità sanitaria.
Perché era urgente intervenire?

«Perché la pubblicità scorretta danneggia la professione e confonde i cittadini.
Abbiamo scelto un approccio educativo, non punitivo.
L’episodio del collega che ha collaborato con la CAO ha avuto un valore simbolico enorme ed è diventato un riferimento a livello nazionale».

Oggi molti riconoscono a Napoli un ruolo guida.
Si aspettava che la CAO Napoli diventasse un modello nazionale?

«Non si lavora per i riconoscimenti, ma è motivo di orgoglio sapere che Napoli oggi è considerata una locomotiva d’Italia.
Essere un punto di riferimento significa una cosa sola: continuare a guidare con equilibrio, serietà e visione, mettendo sempre al centro la professione e i cittadini».

Il Modello CAO Napoli
Un Ordine che comunica, forma, tutela e costruisce identità.
Una casa comune della professione che guarda al futuro con una convinzione chiara:
la leadership istituzionale non si proclama.
Si esercita.


Guarda l’intervista video al Presidente Rutigliani
Su https://www.odontochannel.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.