Gaza, “zona di morte post-apocalittica”: l’Onu denuncia una catastrofe umanitaria senza precedenti
“La realtà a Gaza è una realtà post-apocalittica”. Con queste parole crude e inequivocabili, Philippe Lazzarini, Commissario generale dell’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (UNRWA), ha descritto l’inferno quotidiano vissuto dalla popolazione della Striscia di Gaza. Un’intervista rilasciata ad Al Jazeera ha scosso le coscienze internazionali, riportando l’attenzione su una crisi umanitaria che si aggrava di giorno in giorno. Dallo scorso 18 marzo, data in cui sono ripresi gli attacchi militari israeliani dopo due mesi di tregua, oltre 1.500 persone hanno perso la vita, secondo le stime del ministero della Salute palestinese. “Tutto è stato distrutto, i combattimenti continuano. La zona è diventata una specie di zona di morte per la popolazione”, ha detto Lazzarini. “Stiamo sostanzialmente assistendo all’emergere di una sorta di mondo distopico post-apocalittico”. Una testimonianza che arriva a un anno e mezzo dall’inizio del conflitto esploso il 7 ottobre 2023, quando un attacco di Hamas in Israele ha dato il via a una spirale di violenze, bombardamenti e sofferenze senza fine. L’ultimo periodo di tregua, iniziato il 19 gennaio 2025, aveva lasciato sperare in una possibile de-escalation. Ma la ripresa delle ostilità ha riaperto ferite ancora sanguinanti.
L’esperienza quotidiana per chi ancora vive (o sopravvive) a Gaza è descritta da Lazzarini come una “lotta per la sopravvivenza”. Mancano acqua potabile, cibo, medicinali. Le strutture sanitarie, già al collasso, non riescono più a far fronte all’emergenza. E proprio nei giorni scorsi, ha fatto scalpore la notizia dell’uccisione di quindici medici palestinesi, ripresa da immagini che, secondo l’UNRWA, smentirebbero la versione ufficiale dell’esercito israeliano, rivelando una vera e propria esecuzione. “È scioccante, un nuovo punto più basso”, ha dichiarato ancora Lazzarini, chiedendo un’indagine internazionale: “Potrebbe trattarsi di un crimine di guerra”. La comunità internazionale resta a guardare, mentre la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto di un conflitto che sembra non avere fine. Le parole di Lazzarini suonano come un allarme disperato, lanciato nel vuoto: Gaza è diventata uno scenario da incubo, una terra desolata che testimonia il fallimento dell’umanità nel proteggere i più vulnerabili. E mentre la conta delle vittime continua a salire, cresce anche il timore che il mondo stia normalizzando l’inaccettabile. La Striscia di Gaza è oggi un simbolo vivente — o meglio, morente — di un mondo che ha smarrito il senso della giustizia, della pietà, e della responsabilità collettiva.

