Addio a Mario Vargas Llosa, gigante della letteratura e della politica latinoamericana
Il mondo della cultura saluta con commozione uno dei suoi protagonisti più influenti: Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la Letteratura nel 2010, è scomparso questa domenica a Lima, all’età di 89 anni. Nato ad Arequipa, in Perù, il 28 marzo 1936, aveva appena compiuto gli anni. Scrittore prolifico, intellettuale polemico e figura controversa della politica latinoamericana, Vargas Llosa lascia un’eredità imponente tanto sul piano letterario quanto su quello del pensiero politico. Autore di romanzi che hanno segnato la narrativa del XX e XXI secolo, tra cui La città e i cani (1963) — bruciato in piazza in patria, ma accolto con entusiasmo in Europa — e La casa verde (1966), ha saputo coniugare un acuto sguardo critico con una prosa raffinata e penetrante. La sua produzione letteraria, ricca e variegata, include capolavori come Conversazione nella cattedrale (1969), Pantaleón e le visitatrici (1973), La zia Julia e lo scribacchino (1977) e il giallo esistenziale Chi ha ucciso Palomino Molero? (1986).
Nel nuovo millennio, la sua vena narrativa si è confrontata con la storia e la memoria collettiva: La festa del caprone (2000), incentrato sulla dittatura dominicana di Rafael Trujillo, Il sogno del celta (2011), biografia romanzata dell’attivista Roger Casement, e La civiltà dello spettacolo (2013), lucida critica alla deriva culturale dell’epoca contemporanea.
Ma Vargas Llosa non è stato solo uno scrittore. La sua traiettoria intellettuale lo ha portato, negli anni Sessanta, ad abbracciare inizialmente il comunismo castrista, salvo poi rinnegarlo per adottare posizioni liberiste. Questo percorso politico lo ha condotto fino alla candidatura alla presidenza del Perù nel 1990 con una coalizione di centro-destra. Un’avventura che si concluse con la sconfitta contro Alberto Fujimori.
Naturalizzato spagnolo e per lungo tempo residente a Londra, Vargas Llosa ha incarnato il ruolo dell’intellettuale globale: critico, scomodo, capace di influenzare il dibattito pubblico ben oltre i confini del romanzo. La sua voce ha accompagnato e interrogato i drammi e le contraddizioni dell’America Latina e dell’Occidente, tra passioni ideologiche, trasformazioni culturali e riflessioni sul ruolo della letteratura nel mondo moderno. Secondo la volontà della famiglia, i funerali si terranno in forma privata, e le sue spoglie verranno cremate, come da suo desiderio. Nessuna celebrazione pubblica, nessuna cerimonia solenne: un congedo discreto per un uomo che ha attraversato con intensità e coraggio la storia del suo tempo. Mario Vargas Llosa ci lascia un patrimonio letterario e intellettuale che continuerà a vivere e a interrogare le coscienze. Un gigante, capace di raccontare l’anima inquieta del continente latinoamericano e, insieme, le tensioni universali dell’essere umano.

