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Ucraina-Russia, nuova ondata di attacchi: Trump accusa Zelensky, Putin si dice aperto alla pace

La guerra tra Russia e Ucraina continua a colpire duramente il fronte orientale e la popolazione civile, mentre sul piano politico internazionale si intrecciano accuse, trattative e proposte di pace che sembrano delineare scenari sempre più complessi. Nuovi attacchi missilistici russi hanno colpito Sumy, nel nord-est dell’Ucraina, proprio all’indomani della strage della Domenica delle Palme che ha provocato 35 morti. Questa mattina, le sirene hanno di nuovo suonato in città, seguite da esplosioni che hanno colpito edifici residenziali e infrastrutture civili. Contemporaneamente, il governatore della regione russa di Kursk ha riferito che tre civili sono morti a causa di un attacco di droni ucraini.

Secondo l’ONU, tra l’11 e il 14 aprile, decine di civili sono stati uccisi nelle regioni di Donetsk, Kherson, Kharkiv, Odessa, Dnipro e Zaporizhzhia a causa dei raid russi, che continuano a colpire zone abitate e servizi essenziali. In un’intervista rilasciata oggi, Donald Trump ha nuovamente criticato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, accusandolo di condurre una guerra “contro un nemico venti volte più forte” e puntando il dito anche contro l’amministrazione Biden. “Sono loro – ha dichiarato – che hanno portato l’Ucraina a questo punto, con scelte irresponsabili e provocazioni”. Le parole dell’ex presidente americano hanno suscitato reazioni contrastanti, soprattutto in Europa, dove il presidente italiano Sergio Mattarella ha ribadito che “l’Europa non può più rinviare le decisioni sul riarmo”, sottolineando la necessità di una risposta unitaria e coerente alla crescente minaccia russa. Intanto, dagli Stati Uniti arriva un segnale di possibile distensione. Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca, ha incontrato Vladimir Putin a Mosca, definendo il colloquio “utile e stimolante”. Secondo quanto dichiarato, Putin si è detto aperto a una “pace permanente”, sebbene abbia legato l’accordo a “cinque territori chiave” ancora contesi. Witkoff ha parlato di “protocolli di sicurezza” che non includerebbero l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, ma piuttosto accordi multilaterali da definire.

Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha però sottolineato che “non è facile concordare sugli elementi chiave dell’intesa”, riconoscendo però che Washington “sta cercando di approfondire il problema”, a differenza dell’Europa, considerata meno efficace sul piano diplomatico.
A complicare ulteriormente il quadro internazionale, il presidente della Duma russa Vyacheslav Volodin ha chiesto la rimozione dell’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri, Kaja Kallas, e il suo deferimento a un tribunale internazionale. L’accusa: “russofobia” e “oltraggio alla memoria storica” per aver invitato i Paesi europei a non partecipare alle celebrazioni russe per l’80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. Mosca ha definito l’invito “un gesto irrispettoso” verso i caduti sovietici e ha ricordato che in Russia esistono leggi severe contro la “riabilitazione del nazismo”.

Mentre sul terreno la guerra non accenna a rallentare, con un aumento degli attacchi missilistici e dei raid con droni da entrambe le parti, sul fronte diplomatico si moltiplicano i segnali contrastanti. L’apertura di Putin a una possibile pace permanente è accolta con cautela, ma resta da vedere se le condizioni imposte saranno accettabili per Kiev e per l’Occidente.

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