Due fermi per la morte di Fabio Ascione
Una vita spezzata per errore, nel mezzo di una spirale di violenza che continua a colpire i quartieri dell’area orientale. È quella di Fabio Ascione, 20 anni, incensurato, ucciso nella notte del 7 aprile a Ponticelli da un colpo di pistola all’addome mentre rientrava a casa dopo il lavoro.
Nella notte tra il 13 e il 14 aprile sono arrivati i primi sviluppi decisivi nelle indagini: i carabinieri hanno fermato due giovani, uno dei quali minorenne. Il secondo, Francesco Pio Autiero, si è presentato spontaneamente in caserma a Poggioreale. Secondo gli inquirenti, entrambi avrebbero preso parte al raid armato avvenuto poco prima a Volla e sarebbero coinvolti direttamente nella morte del giovane.
Le indagini hanno ricostruito una dinamica tanto rapida quanto drammatica. Poco prima dell’omicidio, nel vicino comune di Volla, si era verificato uno scontro tra due gruppi di giovanissimi, degenerato con l’esplosione di alcuni colpi d’arma da fuoco. Una spedizione punitiva sarebbe poi partita verso Ponticelli: alcuni ragazzi di Volla avrebbero raggiunto via Carlo Miranda, nei pressi del cosiddetto “Parco di Topolino”, per vendicare l’affronto subito.
È in quel contesto che si consuma la tragedia. I giovani di Ponticelli, bersaglio del raid, si sarebbero rifugiati nell’androne di un palazzo insieme ad altri presenti in strada. Proprio in quei momenti Fabio Ascione, ignaro di quanto accaduto, sarebbe arrivato sul posto. Avrebbe riconosciuto alcuni conoscenti e si sarebbe avvicinato per salutarli. A quel punto, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe partito il colpo fatale, esploso accidentalmente mentre uno dei ragazzi maneggiava ancora l’arma, probabilmente convinto che fosse scarica.
Un proiettile che non gli ha lasciato scampo. Inutile la corsa al pronto soccorso della clinica Villa Betania: il giovane è morto poco dopo il ricovero.
Fin dai primi momenti è apparso chiaro che Ascione non fosse il bersaglio dell’agguato. Nessun precedente, nessun legame con ambienti criminali: un ragazzo che lavorava e stava semplicemente tornando a casa. Una vittima innocente, travolta da una violenza cieca e incontrollata.
Le indagini non sono state semplici. I militari dell’Arma hanno dovuto fare i conti con un clima di forte omertà, tipico di contesti in cui la criminalità organizzata esercita ancora una pressione significativa sul territorio. Tuttavia, il lavoro investigativo ha portato rapidamente all’identificazione dei sospettati.
Uno dei fermati, Autiero, è legato da vincoli familiari a esponenti del clan De Micco, noto come “Bodo”, storicamente radicato nell’area orientale di Napoli. Un elemento che, pur non determinando automaticamente responsabilità, contribuisce a delineare il contesto in cui è maturata la vicenda.
Intanto, la città si prepara a dare l’ultimo saluto a Fabio. Anche i funerali sono stati a lungo in bilico per motivi di ordine pubblico, proprio a causa delle tensioni presenti nel quartiere. Alla fine, però, è prevalsa la volontà di garantire una cerimonia dignitosa: le esequie si terranno il 14 aprile nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, officiate dal cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia.
Nella notte tra il 13 e il 14 aprile sono arrivati i primi sviluppi decisivi nelle indagini: i carabinieri hanno fermato due giovani, uno dei quali minorenne. Il secondo, Francesco Pio Autiero, si è presentato spontaneamente in caserma a Poggioreale. Secondo gli inquirenti, entrambi avrebbero preso parte al raid armato avvenuto poco prima a Volla e sarebbero coinvolti direttamente nella morte del giovane.
Le indagini hanno ricostruito una dinamica tanto rapida quanto drammatica. Poco prima dell’omicidio, nel vicino comune di Volla, si era verificato uno scontro tra due gruppi di giovanissimi, degenerato con l’esplosione di alcuni colpi d’arma da fuoco. Una spedizione punitiva sarebbe poi partita verso Ponticelli: alcuni ragazzi di Volla avrebbero raggiunto via Carlo Miranda, nei pressi del cosiddetto “Parco di Topolino”, per vendicare l’affronto subito.
È in quel contesto che si consuma la tragedia. I giovani di Ponticelli, bersaglio del raid, si sarebbero rifugiati nell’androne di un palazzo insieme ad altri presenti in strada. Proprio in quei momenti Fabio Ascione, ignaro di quanto accaduto, sarebbe arrivato sul posto. Avrebbe riconosciuto alcuni conoscenti e si sarebbe avvicinato per salutarli. A quel punto, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe partito il colpo fatale, esploso accidentalmente mentre uno dei ragazzi maneggiava ancora l’arma, probabilmente convinto che fosse scarica.
Un proiettile che non gli ha lasciato scampo. Inutile la corsa al pronto soccorso della clinica Villa Betania: il giovane è morto poco dopo il ricovero.
Fin dai primi momenti è apparso chiaro che Ascione non fosse il bersaglio dell’agguato. Nessun precedente, nessun legame con ambienti criminali: un ragazzo che lavorava e stava semplicemente tornando a casa. Una vittima innocente, travolta da una violenza cieca e incontrollata.
Le indagini non sono state semplici. I militari dell’Arma hanno dovuto fare i conti con un clima di forte omertà, tipico di contesti in cui la criminalità organizzata esercita ancora una pressione significativa sul territorio. Tuttavia, il lavoro investigativo ha portato rapidamente all’identificazione dei sospettati.
Uno dei fermati, Autiero, è legato da vincoli familiari a esponenti del clan De Micco, noto come “Bodo”, storicamente radicato nell’area orientale di Napoli. Un elemento che, pur non determinando automaticamente responsabilità, contribuisce a delineare il contesto in cui è maturata la vicenda.
Intanto, la città si prepara a dare l’ultimo saluto a Fabio. Anche i funerali sono stati a lungo in bilico per motivi di ordine pubblico, proprio a causa delle tensioni presenti nel quartiere. Alla fine, però, è prevalsa la volontà di garantire una cerimonia dignitosa: le esequie si terranno il 14 aprile nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, officiate dal cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia.

