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Caso Santanchè, pressione sulle sue dimissioni

La situazione legale e politica di Daniela Santanchè, ministra del Turismo, si complica ulteriormente, con nuove sfide che potrebbero portarla a fare un passo indietro dal governo. La Corte di Cassazione ha deciso che il procedimento per truffa ai danni dell’INPS, in cui la ministra è coinvolta, rimarrà a Milano, respingendo la richiesta della difesa di trasferirlo a Roma. Una decisione che aumenta la pressione su Santanchè e rende le sue dimissioni sempre più plausibili. Il 30 gennaio, la Cassazione ha preso una decisione che la ministra del Turismo non si aspettava. Dopo che i suoi legali avevano sollevato il problema della competenza territoriale, chiedendo che il processo si svolgesse a Roma, la Corte ha rigettato la richiesta, stabilendo che il procedimento per la presunta truffa ai danni dell’INPS si terrà a Milano. La difesa della ministra aveva cercato di giustificare il trasferimento sul presupposto che il primo versamento dei contributi sospetti fosse avvenuto su un conto romano, ma la Suprema Corte ha ritenuto che Milano fosse il luogo competente per il caso. Questa decisione segna un punto di svolta significativo per la ministra, in quanto la giustizia milanese ha deciso di accelerare il procedimento, con le udienze preliminari fissate per il 26 marzo. La possibile data per il rinvio a giudizio potrebbe arrivare già a maggio, complicando ulteriormente la posizione di Santanchè.

Nonostante il sostegno da parte di Forza Italia, la ministra si trova ad affrontare una crescente pressione anche dai suoi alleati di lunga data. Ignazio La Russa, presidente del Senato e storico sostenitore di Santanchè, ha lasciato intendere che la ministra dovrebbe riflettere seriamente sulle proprie dimissioni. In un’intervista, La Russa ha dichiarato che la decisione della Cassazione costituisce un “elemento di valutazione” sul futuro politico della ministra, suggerendo che la sua posizione potrebbe diventare insostenibile se la situazione legale non si risolvesse rapidamente. Questo intervento pubblico di La Russa segna un punto di rottura, aumentando la pressione sulla ministra.

Seppur Santanchè abbia sempre dichiarato di non voler dimettersi per il rinvio a giudizio legato al caso di falso in bilancio della sua società Visibilia, la questione della presunta truffa ai danni dell’INPS potrebbe cambiare le cose. Un rinvio a giudizio per questo nuovo caso metterebbe la ministra in una posizione molto più difficile, con implicazioni politiche potenzialmente devastanti. La possibilità che le dimissioni diventino inevitabili non è più un’ipotesi remota.

A complicare ulteriormente le cose, c’è la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle, che si avvicina rapidamente. La discussione sul documento inizierà il 10 febbraio, con il voto previsto il giorno successivo o al massimo il 12 febbraio. Sebbene La Russa abbia dichiarato che una mozione di sfiducia individuale non rappresenta mai un pericolo reale per un membro del governo, perché tenderebbe a rafforzare la posizione del politico coinvolto, l’obiettivo sembra essere quello di forzare Santanchè a fare un passo indietro prima che la mozione venga discussa in aula.

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