«L’opera da tre soldi»: da Brecth a Luca de Fusco

NAPOLI (di Cristina Cicpriani) – «L’Opera da tre soldi» è probabilmente lo spettacolo più atteso tra quelli proposti quest’anno al Neapolis teatro Festival Italia.
Dal 13 al 16 luglio, Luca de Fusco, regista e direttore del Teatro Stabile di Napoli, mette in scena l’opera di Bertolt Brecht, presso il Real Albergo dei Poveri nel Cortile Quadrato.
Prima del debutto l’11 luglio al Pan, de Fusco incontrerà la giornalista della Repubblica Giuliana Gargiulo insieme a coloro che hanno deciso di partecipare all’evento Incontri a più voci con i protagonisti del Napoli Teatro Festival.
L’organizzazione di questi incontri di Francesco Somma prevede che autori, attori, registi impegnati nella manifestazione discutano con giornalisti, esperti teatrali e intellettuali riguardo alle proprie opere, in cui poi rintracciare riflessioni su condizioni sociali, culturali e politiche attuali.
Pertanto, l’11 luglio si discuterà insieme al regista di un’opera che vede come protagonisti: Massimo Ranieri, che veste i panni di Mackie Messer, brillante delinquente, Lina Satri diventata la prostituta Jenny e Gaia Aprea moglie di Messer, Polly.
«L’Opera da tre soldi» debuttò per la prima volta a Berlino nel 1928 e in Italia nel 1956 al Teatro Piccolo di Milano per la regia di Giorgio Strehler.
Quest’anno De Fusco propone invece una nuova traduzione dell’opera di Brecht, fatta da Paola Capriolo, scrittrice, giornalista e traduttrice che ha trasportato le vicende dei bassifondi londinesi nel cortile quadrato dell’Albergo dei Poveri. Questi era considerato da Ferdinando Fuga una specie di ghetto dei derelitti del Regno di Napoli, messi a confronto con i napoletani del secondo dopoguerra attraverso l’installazione per opera di Francesco Plessi di alcuni televisori sulle finestre del cortile, in cui scorreranno le immagini di una Napoli che deve affrontare sia le difficoltà nel ricostruire la città sia la sua inevitabile trasformazione in metropoli postmoderna.
Questa sensazione di ritorno al passato postbellico è avallata anche dai costumi di Maurizio Millenotti, che decide di “colorare” gli abiti di scena, usando gradazioni di bianco e di nero.
L’atmosfera è infine avvolta dalla musica di Kurt Weill, suonata dall’orchestra del Teatro San Carlo, trasportandoci nei cabaret della Repubblica di Weimar in cui si ascoltano ritmi jazz d’Oltreoceano.
È evidente come l’opera di Brecht apre la possibilità di discutere all’incontro con de Fusco al Pan su temi molto attuali e soprattutto vicini alla condizione sociale, culturale e politica napoletana, che descritta attraverso la parodia di criminali, truffatori e prostitute, prima Brecht e adesso de Fusco avrebbe rotto la “quarta parete” e chiesto al pubblico di immedesimarsi e inorridirsi davanti a tale visione di degrado.
