Teatro Festival, a De Fusco il 35 per cento degli incassi

NAPOLI (di Bianca De Fazio) – Il ritorno dorato di Luca De Fusco nella sua città, il rientro dopo quelli che lo stesso direttore del teatro Mercadante e del Napoli Teatro Festival ha definito «dieci anni di esilio», è fatto di cachet al risparmio, sostengono sia il presidente del consiglio di amministrazione del Mercadante, Sergio Sciarelli («Il compenso è di 110 mila euro, come per il precedente direttore, Andrea De Rosa, ma a quest’ultimo pagavamo anche la casa e rimborsi spese illimitati»), che il Cda della Fondazione Campania dei Festival («De Fusco guadagna la metà dell’ex direttore Renato Quaglia», ha detto Graziella Pagano, componente del Cda, appunto). Ma basta un’occhiata al contratto di De Fusco con il Teatro Festival per scoprire che il guadagno è nel non detto pubblicamente.
Il vero rapporto economico tra il direttore e l’istituzione è fatto di voci che vanno oltre il compenso di 65.000 euro annui. Ad iniziare da quella che prevede che sia girata a De Fusco una quota significativa degli incassi del botteghino: il 35 per cento, oltre un terzo, insomma, di quanto gli spettatori pagano per assistere agli spettacoli. I dati Siae testimoniano che la scorsa edizione del Teatro Festival incassò oltre 300.000 euro: se si confermassero quel successo di pubblico e quegli incassi, De Fusco otterrebbe, oltre al compenso annuo, almeno altri 105.000 euro (dunque 170.000 euro in tutto).
La stranezza è nel contratto “a percentuale”, assolutamente inusuale per i direttori di teatri o di festival. Una vecchia formula che non si adotta più da oltre 20 anni, e che rende difficilmente leggibile e trasparente il rapporto economico tra i contraenti.
E non è finita, perché De Fusco firma anche la regia di uno degli spettacoli di punta del cartellone del Festival, “L’opera da tre soldi” di Brecht, con un cast di attori come Massimo Ranieri e Lina Sastri. Gli spettatori potranno assistere allo spettacolo nel cortile quadrato del Real Albergo dei Poveri, e poi di nuovo nel corso della prossima stagione del Mercadante, ma al San Carlo. “L’opera da tre soldi” è infatti una coproduzione tra lo Stabile napoletano e la Fondazione dei Festival; e De Fusco, in quanto regista, otterrà un compenso adeguato all’impresa: “L’opera da tre soldi” costerà al Mercadante ed alla Fondazione una cifra pari a 720 mila euro. È quanto si legge nell’accordo di coproduzione tra il teatro e la Fondazione, che si sono impegnati a dividersi il budget per la presentazione dello spettacolo. “La Fondazione sosterrà la produzione per un impegno economico complessivo pari a 242.740 euro” ed il resto ce lo metterà il Mercadante (477 mila euro). Una coproduzione importante, dunque. Ed il compenso di De Fusco sarà giustamente adeguato.
Infine — senza tener conto del fatto che il nome di De Fusco compare anche in altri spettacoli, minori, del Teatro Festival — i benefit. Che non sono relativi solo al periodo dello svolgimento del Festival (appena qualche settimana), ma valgono per 365 giorni all’anno, compresi quelli legati alla possibilità di usufruire di ristoranti convenzionati. E sono fissati di qui al 2015.
Non è solo De Fusco, in verità, ad usufruire di benefit concessi dalla Fondazione, se è vero quel che alcune voci sostengono: altri dipendenti della fondazione avrebbero ottenuto telefoni e abitazione.
E mentre una cinquantina di consiglieri regionali (di maggioranza e opposizione) attende risposta all’interrogazione rivolta all’assessore regionale alla Cultura Caterina Miraglia (che è anche presidente della Fondazione Campania dei Festival) sulla gestione del Teatro Festival e del Forum delle culture, nonché sui criteri che hanno determinato le assunzioni, la Regione lancia la sua controffensiva: il presidente Caldoro e l’assessore Miraglia hanno chiesto l’elenco di tutti gli assunti (a tempo indeterminato ed a tempo determinato) del Festival della vecchia gestione. Un elenco di nomi che presidente e assessore vorrebbero corredato delle eventuali “parentele” o “affinità” con i precedenti vertici della Fondazione. Vertici che hanno già detto: «Le assunzioni da noi fatte si basavano tutte sulle professionalità delle persone, sulla loro esperienza nei vari settori, sulle capacità che avevano dimostrato nell’uno o nell’altro campo. Mai fatte assunzioni dettate da amicizie e parentele». (Repubblica)
