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Violenza sessuale, via libera unanime in Commissione: entra nel codice penale il principio del “consenso”

La Commissione Giustizia della Camera ha approvato all’unanimità l’emendamento che riscrive il cuore dell’articolo 609-bis del codice penale sul reato di violenza sessuale, introducendo nel testo di legge il concetto di “consenso libero e attuale”. Una riforma storica che unisce maggioranza e opposizione, e che segna un passo decisivo nel rafforzamento della tutela delle donne e dei diritti delle vittime di violenza. L’emendamento, presentato congiuntamente dalle relatrici Michela Di Biase (Partito Democratico) e Carolina Varchi (Fratelli d’Italia), aggiorna la proposta di legge a prima firma Boldrini e allinea la normativa italiana agli standard europei più avanzati.
Il nuovo testo stabilisce che “chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero ed attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni”.

“Solo il sì è un sì”
“La giornata di oggi rappresenta un importante passo avanti per il codice penale italiano e per la cultura del rispetto”, ha dichiarato Michela Di Biase. “Troppo spesso le donne sono state costrette a giustificarsi anche davanti alle violenze subite. Il sesso senza consenso è stupro: un concetto semplice, ma ancora non esplicitato chiaramente dalla nostra legge. Ora il consenso deve essere sempre libero, espresso e revocabile. Solo il sì è un sì.” Di Biase ha poi sottolineato il valore simbolico del voto unanime a pochi giorni dalla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: “È un segnale forte e condiviso che parla alle coscienze del Paese.”

“Tolleranza zero: una svolta culturale”
Anche la relatrice di maggioranza Carolina Varchi (FdI) ha evidenziato la portata storica della riforma: “Con il voto di questa sera compiamo un ulteriore passo nella tutela delle donne. Da oggi tolleranza zero: è stupro se non vi è consenso libero e attuale. Fratelli d’Italia aveva promesso di rafforzare la difesa dei diritti delle donne e lo stiamo facendo, non solo con norme più severe, ma anche con misure economiche che garantiscano autonomia e indipendenza.”
Varchi ha inoltre ringraziato Di Biase e tutte le forze parlamentari per il clima di collaborazione bipartisan che ha portato al risultato: “È un successo condiviso, che parla di unità e responsabilità.”

Il ruolo del Governo e l’intesa politica
Alla definizione dell’accordo ha contribuito anche il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Eugenia Roccella, che ha seguito la trattativa insieme ai gruppi parlamentari. Fonti di maggioranza riferiscono di contatti diretti anche tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, per garantire un voto unanime in Commissione e sostenere un messaggio di compattezza su un tema sensibile e trasversale.

Il prossimo passo: il voto in Aula
Il provvedimento approderà nelle prossime settimane all’Aula della Camera per l’approvazione definitiva, prima di passare al Senato.
Se confermato, l’Italia si allineerà ai principi sanciti dalla Convenzione di Istanbul e da numerosi ordinamenti europei, che definiscono lo stupro sulla base dell’assenza di consenso, e non soltanto in presenza di violenza o minaccia.

Un cambio di paradigma
Con questa riforma, il diritto penale italiano compie un salto di civiltà, spostando il focus dall’atto coercitivo al principio fondamentale dell’autodeterminazione.
La tutela della libertà sessuale non sarà più legata solo all’uso della forza, ma al rispetto del consenso esplicito e revocabile della persona.
Un messaggio chiaro: senza consenso, è violenza.

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