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Cronaca

Monia Bortolotti assolta dall’accusa di duplice infanticidio: “Il fatto non sussiste”

La Corte d’Assise di Bergamo ha assolto Monia Bortolotti, 29 anni, dall’accusa di aver ucciso i suoi due figli, Alice e Mattia, di 4 mesi e 2 mesi. Una vicenda drammatica che ha scosso la comunità di Pedrengo (Bergamo), dove la giovane, di origini indiane ma cresciuta in Italia, viveva da anni. La sentenza: “Il fatto non sussiste” per Alice, “totale incapacità di intendere e volere” per Mattia. Nel caso della piccola Alice, trovata senza vita nel novembre 2021, i giudici hanno stabilito che “il fatto non sussiste”, escludendo dunque che la madre abbia avuto un ruolo volontario nella morte della bambina.

Per il decesso di Mattia, avvenuto nell’ottobre 2022, la Corte ha invece riconosciuto la non punibilità della donna perché, al momento dei fatti, si trovava in “stato di totale incapacità di intendere e volere”. Una conclusione che si basa sulle perizie psichiatriche acquisite durante il processo. Nonostante l’assoluzione, i giudici hanno disposto nei suoi confronti una misura di sicurezza detentiva di 10 anni in una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), struttura dedicata ai pazienti autori di reato affetti da gravi disturbi psichici. L’avvocato della donna, Luca Bosisio, ha commentato la decisione affermando di non essersi aspettato un esito diverso, sottolineando come, a suo giudizio, le risultanze processuali portassero già nella direzione dell’assoluzione. Bortolotti era stata arrestata nel novembre 2023 dai carabinieri con l’accusa di duplice omicidio. Inizialmente i due decessi erano stati considerati eventi tragici ma naturali; tuttavia, la morte del secondogenito aveva portato gli inquirenti ad approfondire, facendo emergere elementi tali da indurre alla custodia cautelare.


Prima dell’arresto, la giovane madre aveva più volte condiviso sui social il suo dolore per la perdita dei figli. Sul gruppo Facebook Sids Awareness, dedicato alla prevenzione e alla sensibilizzazione sulla sindrome della morte in culla, aveva scritto: “I miei bambini erano tenuti come gioielli… erano perfetti, erano la gioia che cercavo da una vita.” Nei suoi messaggi, Bortolotti alternava il ricordo affettuoso dei figli a un profondo senso di colpa per non essere riuscita, secondo la sua percezione, a salvarli.

Nel post del 13 ottobre 2023, poi chiuso ai commenti, raccontava la sua versione dei fatti: Alice sarebbe morta mentre lei si trovava sotto la doccia; Mattia sarebbe deceduto mentre lei si era addormentata cullandolo. “I sensi di colpa mi stanno distruggendo… ero talmente sconvolta che non sapevo nemmeno cosa stessi facendo.” Accennava anche alla fine della relazione con il compagno, vissuta come un ulteriore colpo in un periodo già segnato da lutti e difficoltà psicologiche. In altri passaggi, la donna parlava della propria storia personale, di una madre aggressiva e di un’incapacità profonda di concepire qualsiasi forma di violenza. E ancora del suo vuoto esistenziale dopo la perdita dei figli: “Il mio cuore è con loro… senza i miei bambini io non ho alcuna ragione per stare in questo mondo.” Parole che, oggi, alla luce della sentenza, raccontano anche la dimensione psicologica che ha guidato la decisione della Corte.


La storia di Monia Bortolotti rimane una tragedia complessa: due bambini morti in circostanze diverse, le indagini, l’arresto, il processo e ora l’assoluzione unita alla necessità di cure psichiatriche. Una vicenda che solleva interrogativi sul sostegno alle madri fragili, sulle dinamiche della solitudine e sul ruolo dei servizi sociali e sanitari nel prevenire drammi come questo. La giovane trascorrerà i prossimi anni in una Rems, dove sarà sottoposta a un percorso terapeutico e di monitoraggio. Nel frattempo, la comunità di Pedrengo continua a elaborare il lutto per Alice e Mattia, ricordati con commozione anche attraverso la piccola tomba della primogenita, divenuta simbolo di un dolore che nessuna sentenza potrà cancellare.

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