(Video) Mostra fotografica “DE CE FACI POZĀ¿…È tutto normale!”
(Articolo: Daniela Giordano – Video: Carlo Maria Alfarano)
Fino al 24 marzo, Castel dell’Ovo ospiterà la mostra fotografica “DE CE FACI POZĀ¿…È tutto normale!” di Sergio Antonuccio e Alessio Paduano, promossa dagli Assessorati alla Cultura e Pari Opportunità del Comune di Napoli e dall’Accademia di Belle Arti. La mostra è stata inaugurata lo scorso sabato 17 marzo e seguirà l’orario continuato 11-18 fino a sabato, ingresso gratuito.
40 foto in tutto che hanno come tema principale la città di Bucarest, Romania, e la gente che ci vive in condizioni estreme di miseria, nelle fogne o nei quartieri più degradati, a serio rischio di contrarre malattie. Persone tutto sommato invisibili a occhio nudo, ma che la lente delle loro macchine fotografiche ha voluto immortalare.
Alessio Paduano si è concentrato sui volti dei ragazzi che vivono nelle fogne vicino la stazione centrale di Bucarest. Ragazzi che s’iniettano eroina, sniffano colla tossica, o che si rannicchiano tra i tubi dei condotti d’acqua calda per rinfrancarsi dal freddo. Il tutto rigorosamente in bianco e nero perché, dalle parole del fotografo, “in questo modo alla foto, più di quell’elemento descrittivo tipico, le conferiamo un elemento interpretativo che solo la scarsità di colori è in grado di dare”.
Sergio Antonuccio, invece, i suoi scatti li ha fatti a colori. Che sembrano più vivaci del normale, carichi, come a voler imprimere luce a una realtà grigia, un messaggio di speranza alla fine del tunnel. Ha fotografato i bambini del quartiere Rahova, uno dei più sporchi e poveri della città, con quintali d’immondizia ammassata, e le famiglie nomadi della zona “India”, vicino il centro.
Situazioni estreme che di normale non hanno nulla, nonostante questa sia la percezione quotidiana dei soggetti fotografati. È questo, infatti, il senso del titolo della mostra che, tradotta letteralmente, significa: “Perché fai la foto?…È tutto normale!”. Solo noi, che riteniamo di conoscere un minimo di normalità, possiamo permetterci di notare che quelle condizioni in cui vivono non lo sono e che l’assenza delle istituzioni di governo è agghiacciante (e ricordiamoci che dal 2007 il Paese fa parte dell’Unione Europea..).
Inoltre, il titolo altro non è che un dialogo, una domanda/risposta a sottolineare quel rapporto diretto che i fotografi hanno voluto prima di tutto instaurare con i soggetti delle loro foto. Conoscere e conoscersi. Conoscere la città nella prima parte del viaggio e conoscere le persone che il loro obiettivo avrebbe, in un secondo momento, puntato.
Osservare e immedesimarsi nelle loro vite, mangiare sul loro tappeto, senza forchetta e coltello, alla loro maniera. Una fiducia che andava prima di tutto conquistata. Per ottenere poi quella particolare luce dei loro occhi. La vitalità e un senso di dignità che resiste, nonostante tutto…
