(Video) Il Museo di Totò non aprirà
(Servizio: Daniela Giordano – Video: Carlo Maria Alfarano)
NAPOLI – La vicenda del Museo di Totò e della tanto attesa apertura è ancora ben lontana dal trovare la parola fine.
Nonostante le promesse delle istituzioni che negli anni sono seguite (amministrazioni vecchie e nuove), dei lavori di ristrutturazione, i fondi sbloccati dall’Unione Europea lo scorso anno e di quell’apertura spacciata sempre per imminente e puntualmente rinviata, sarà meglio chiarire una volta per tutte che sono state solo chiacchiere.
L’intento, forse, era placare gli animi di chi si è battuto in tutti questi anni, rassicurando che nel breve tempo si sarebbe risolta. Ebbene, venti sono gli anni ormai trascorsi dal primordiale progetto di allestire un museo dedicato alla figura che meglio di tutti (oltre l’indimenticabile Eduardo) ha rappresentato la città di Napoli, nel secolo scorso: Antonio De Curtis, in arte Totò.
È un destino amaro – a quanto pare – quello riservato ai luoghi della città in cui ha vissuto, a cominciare dalla casa natale in via Santa Maria Antesaecula (nel cuore del popolare Rione Sanità, dove ha vissuto fino a 20 anni), svenduta per poche migliaia di euro, a un’asta per giunta disertata dal Comune.
Fino ad arrivare alle tribolazioni legate all’apertura del museo, al terzo e quarto piano di Palazzo Moscati, detto “dello Spagnuolo”, in via Vergini 19, sempre nel quartiere Sanità. Museo che avrebbe dovuto aprire le porte addirittura nell’ottobre 2010 (dichiarazione dell’allora assessore alla Cultura, Nicola Oddati), poi nel dicembre 2011 (a dirlo fu de Magistris) e via a seguire, fino alla promessa che si sarebbe inaugurato il 15 aprile di quest’anno, in occasione dell’anniversario della morte, e dunque a un anno dall’annuncio di sblocco dei fondi europei; quei fondi ritenuti indispensabili a riparare i danni che intanto il tempo aveva provocato.
Niente poteva essere affermato di più falso, perché un anno non sarebbe mai stato sufficiente a completare i lavori necessari. I locali interni, sebbene negli ultimi dieci anni siano stati ristrutturati anche con marmi e altri materiali pregiati (per i quali sono stati spesi già circa tre milioni di euro), ora sono da rifare, per le crepe e lesioni varie che l’intero palazzo presenta in vari punti e non solo in corrispondenza del terzo e quarto piano. Le apparecchiature che dieci anni fa avrebbero allestito la sala multimediale, ormai sono obsolete e vanno sostituite. Le infiltrazioni dovute alle pesanti piogge hanno provocato il crollo delle controsoffittature e le macchie d’acqua, lungo le pareti esterne, sono evidenti anche a occhio nudo. Danni che ammonterebbero a circa 400mila euro (chiaramente ancora da sborsare), come riporta la perizia dello Studio Riano presentata solo lo scorso gennaio. In più, sono da considerare i pesanti danni che quei lavori hanno provocato ai muri perimetrali dell’edificio affianco, Palazzo Moles (in via Vergini, 25), aprendo grosse crepe all’interno delle abitazioni private.
Ultimo elemento, ma non per ordine d’importanza: l’assenza di un ascensore che permetta a tutti l’accesso, anziani e disabili inclusi, obbligatorio per legge. Il Palazzo dello Spagnuolo, essendo storico, è soggetto a vincolo della Soprintendenza, la quale ha vietato categoricamente la costruzione di un ascensore nel cortile, perché oscurerebbe lo scalone centrale dell’Architetto Sanfelice. Né sono state proposte alternative valide.
Dunque, la domanda sorge spontanea: come è possibile dichiarare che il museo aprirà nel mese di giugno – che è già cominciato – se nemmeno un progetto di ascensore è stato mai realmente depositato? Anche solo immaginando che stesso domani si aprisse il cantiere, venissero sistemate le lesioni e messo in sicurezza il palazzo, riordinati i locali interni e allestito il tanto sospirato ascensore, il tutto confidando che ditte e operai fossero disposti a lavorare senza sosta, notte e giorno, modello Stakanov, quale logica, quale buon senso permetterebbe di dare per vere tali affermazioni? Questo merita il popolo partenopeo? Questo è l’omaggio che si riserva alla figlia Liliana?
Chissà quante risate si starà facendo Totò, lui che ne è principe prima ancora che per titolo nobiliare, ovunque gli sia permesso guardare. È l’amara ironia di chi delle buffonate tipiche di questo popolo ne ha fatto pane quotidiano, l’arte e il mestiere di un’intera vita. Beh, rallegriamoci allora, perché non sono ancora finite.
http://youtu.be/LSP6Gx3nUYs
