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(Video) 25 aprile e la Liberazione dimenticata

(Servizio di: Daniela Giordano – Video di: Carlo Maria Alfarano)

Sono 67 anni che l’Italia festeggia il 25 aprile, la Festa della Liberazione, il giorno in cui fu diramato dal CLNAI l’appello ufficiale d’insurrezione armata della città di Milano, sede del comando partigiano dell’Alta Italia. Dopo pochi giorni, il 28 aprile 1945, Mussolini sarebbe stato riconosciuto dalle forze partigiane, durante il tentativo di fuga al confine svizzero travestito da soldato tedesco, catturato e ucciso con gli altri gerarchi fascisti e la compagna Claretta Petacci. Le loro salme sarebbero state esposte a testa in giù a Piazzale Loreto, a Milano, e l’indomani l’esercito tedesco avrebbe proclamato la resa incondizionata, ponendo formalmente termine alle operazioni di conflitto nel nostro Paese.

Ecco cosa festeggiamo noi, popolo italiano, nella giornata di oggi: la fine della Resistenza italiana. Il periodo di lotta iniziato dall’armistizio dell’8 settembre 1943 e che ha visto fronteggiare i partigiani non solo il nemico tedesco, ma gli stessi connazionali rimasti fedeli al Duce.

Quando ero piccola, alle elementari, ricordo che andavamo a scuola per celebrare la festa, con la coccarda tricolore sul grembiule, recitando a memoria le poesie imparate per l’occasione e infine terminare quel paio d’ore, con la Preside e le altre classi, cantando “Bella ciao”. Poi a festeggiare anche noi, come tutti i bambini. Niente lezione con la maestra, niente compiti a casa. Era un giorno di festa, di segno rosso sul calendario. Oggi le scuole restano direttamente chiuse e, francamente, non so se commemorano la ricorrenza il giorno prima o il giorno dopo. Quello che è sicuro, a giudicare la maggioranza degli intervistati in giro (vedi il video sottostante), è che non v’è conoscenza, né memoria, della data di oggi. Qualcuno sapeva che fosse la Festa della Liberazione, ma non sapeva di cosa. Qualcun’altro ha addirittura ipotizzato che fosse la Liberazione dei lavoratori, confondendosi forse con il prossimo segno rosso sul calendario, il primo maggio.

Qualcuno ci prova a tenere viva la memoria di questi eventi, perché è importante sapere da dove siamo ri-partiti, da dove nasce questa strana (Terza..) Repubblica. L’Anpi – Associazione Nazionale Partigiani Italiani – si occupa di questo, dell’educazione nelle scuole e della trasmissione della memoria alle nuove generazioni (attualmente conta 600 nuovi iscritti tra i giovani). Stamane, ha allestito in Piazza Carità la mostra fotografica dedicata alle Quattro Giornate di Napoli, ha commemorato con i carabinieri l’eroe Salvo D’Acquisto e, infine, promosso la “passeggiata antifascista” per le vie del centro omaggiando i caduti per mano del regime.

Dall’altro lato del marciapiede, un fiume di persone a passeggiare, a godersi il giorno di festa, con molta probabilità ignorando le celebrazioni in corso. Sarà colpa della scuola, dell’ignoranza dilagante, sarà pure colpa delle istituzioni che non danno risalto ai monumenti e alla tanta storia che solo questa città offre in ogni angolo di strada, per non parlare del resto d’Italia.

La verità è che fa male vedere tanta gente disinteressata, più che ignorante. Tanti I-phone e cellulari connessi a Internet utili solo a controllare lo stato su Facebook, anziché consultare Wikipedia e leggere chi fosse stato Salvo D’Acquisto. Almeno, potremmo dire che l’innovazione tecnologica compensa il vuoto lasciato dalla scuola e gl’insegnamenti precari.

È vero, saranno cambiate le abitudini e forse nessuno si sofferma più a guardare il calendario, sorseggiando il caffè di primo mattino. Serviva giusto a tenere a mente le ricorrenze, oltre ai santi.

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