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Vado a vivere da solo!

di Luca Salese

L’indipendenza è un passaggio inevitabile, per le persone come per i sistemi economici. Anche l’Europa deve affrontare il proprio “salto di maturità”: ridurre la dipendenza energetica, stabilizzare i prezzi e costruire un futuro fondato sulle rinnovabili.

Il caffè a letto, la cena pronta in frigo quando si rientra a notte inoltrata, ma anche l’inevitabile protesta: «Questa casa non è un albergo!». Poi la paghetta del sabato e la domanda con gli occhi bassi: «Papà, stasera porto gli amici in giro, mi presti la macchina… con il pieno?».

Allo stesso modo, un’economia – o una serie di economie unite tra loro – può legarsi solo transitoriamente a sistemi economici esterni che garantiscano stabilità negli approvvigionamenti, soprattutto quando la materia prima è l’energia, nelle forme di gas o petrolio, sulla quale si impernia l’intero sistema produttivo e sociale.

La dipendenza energetica non è solo una questione tecnica: è una variabile strutturale che condiziona crescita, prezzi e stabilità.

Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo e vicepresidente del Consiglio di vigilanza della BCE, lo ha affermato chiaramente in un intervento sul blog dell’istituzione. «La politica energetica rientra a buon diritto fra le competenze dei governi eletti. La dipendenza energetica dell’Europa ha però profonde implicazioni anche per la BCE. Il nostro mandato primario è la stabilità dei prezzi. Tuttavia, a causa dei ripetuti shock sui prezzi dell’energia, diventa sempre più difficile conseguire questo obiettivo.» (Financial Times)

La BCE può intervenire sui fenomeni temporanei attraverso la politica monetaria, aumentando o riducendo i tassi di interesse in funzione delle necessità di liquidità del sistema. Tuttavia, questi strumenti producono effetti indiretti – inflazione o deflazione indotta – che non risolvono le debolezze strutturali dell’approvvigionamento energetico europeo.

La leva monetaria può tamponare, ma non sostituire, una vera politica economica.
Non si tratta di una dinamica generata da un’economia in crescita, da un aumento della capacità di spesa o da un miglioramento diffuso del benessere: è una risposta emergenziale a un problema di fondo. Da qui la necessità di un intervento diretto dei governi.

I Paesi dell’Unione Europea devono introdurre strumenti di politica economica capaci di accompagnare una transizione ragionata verso le fonti rinnovabili ed un loro uso consapevole. L’obiettivo è chiaro: costruire un’indipendenza energetica che garantisca stabilità nei consumi e prevedibilità nei prezzi di lungo periodo.

2030 — Predominanza delle rinnovabili – Le fonti rinnovabili diventano la principale fonte di energia, sostituendo progressivamente i combustibili fossili e riducendo le emissioni.

2040 — Zero emissioni – Eliminazione del rilascio di gas serra alla fonte attraverso tecnologie pulite e processi efficienti.

2050 — Neutralità climatica – Le emissioni residue vengono completamente compensate da assorbimenti naturali e tecnologici, fino a un bilancio finale pari a zero.

I progressi sono concreti ma ancora insufficienti. Le emissioni dell’UE sono diminuite di circa il 32% rispetto ai livelli del 1990 e nel 2024 (dato oltre il 45% dell’elettricità europea è stata prodotta da fonti rinnovabili. Restano però critici i settori dei trasporti, dell’edilizia e dell’industria pesante, ancora lenti nella conversione. Le scadenze sono fissate, la direzione è tracciata ma le lancette sembrano scorrere troppo velocemente.

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