Maria Rosaria Boccia, il bacio smentito e il libro su Ranucci: «Tra noi affetto, ma nessuna relazione»
Maria Rosaria Boccia smentisce categoricamente di aver avuto una relazione sentimentale o fisica con Sigfrido Ranucci. Intervistata dal Foglio, ha chiarito anche l’origine della presunta fotografia del bacio tra lei e il conduttore di Report: un’immagine artificiale, nata come gioco privato e successivamente presentata come autentica.
«Io non ho mai baciato Ranucci», ha affermato Boccia. Secondo il suo racconto, l’immagine faceva parte di una serie di finte prime pagine satiriche che i due si scambiavano privatamente. Un’abitudine scherzosa che, estrapolata dal contesto, avrebbe alimentato indiscrezioni e ricostruzioni non corrispondenti alla realtà.
Boccia non nega tuttavia la profondità del legame con il giornalista: tra loro, spiega, ci sarebbe stato molto affetto, ma mai una relazione fisica. Un rapporto che viene raccontato nel suo libro Guai a chi lo tocca. Io, Sigfrido e le tempeste, nel quale trovano spazio conversazioni private, ironie, equivoci e presunte gelosie.
Il “gelosimetro” e il rapporto con Laura Cianfoni
Nel volume Boccia affronta anche il rapporto con Laura Cianfoni, collaboratrice di Ranucci. L’autrice racconta che, il 27 maggio 2025, ricevette da lei una comunicazione interpretata come un’allusione alla natura del legame con il giornalista.
In quel periodo, sottolinea, stava già affrontando una situazione personale e giudiziaria particolarmente complessa e non desiderava essere coinvolta in quello che avrebbe potuto apparire come un triangolo sentimentale. Per questo avrebbe chiarito la natura del rapporto con Ranucci, scegliendo successivamente di sottrarsi a quella dinamica.
Boccia precisa di non aver mai chiesto al conduttore di scegliere tra lei e Cianfoni. Nel libro distingue inoltre le relazioni basate sul possesso dalle amicizie fondate sul rispetto: le prime, sostiene, costruiscono confini; le seconde aprono porte.
Il cosiddetto “gelosimetro”, chiarisce, non sarebbe uno strumento per attribuire con certezza sentimenti agli altri, ma una formula ironica attraverso la quale descrivere parole, comportamenti e percezioni personali. La possibile gelosia di Cianfoni, dunque, rimane una sua interpretazione e non un fatto accertato.
«Sigfrido geloso di Nicola? Solo una battuta»
Tra i personaggi che compongono quella che Boccia definisce la “geografia umana” della sua amicizia con Ranucci figurano anche Gimmy Cangiano, Massimo Giletti, Tommaso Cerno, il suo avvocato e Nicola Cantone, manager del settore sanitario a lei particolarmente vicino.
Quando Cantone entra nella sua vita, comincia inevitabilmente a comparire anche nelle conversazioni con Ranucci. Boccia racconta di aver persino creato un gruppo WhatsApp con entrambi, nel quale venivano condivise le finte prime pagine: lei scriveva, Cantone rispondeva e Ranucci visualizzava senza intervenire.
Da questo comportamento nasce la battuta sulla presunta gelosia del giornalista. «Sigfrido forse geloso di Nicola», suggerisce Boccia con ironia, precisando però di non voler trasformare una percezione personale in una diagnosi o in una certezza sui sentimenti altrui.
«È il mio Superman»
Il rapporto di stima emerge anche dalla scelta della copertina del libro, sulla quale dovrebbe comparire un giudizio positivo attribuito proprio a Ranucci. Boccia lo definisce affettuosamente «il mio Superman» e ricorda che il giornalista le avrebbe riconosciuto le capacità necessarie per dirigere un quotidiano.
Per l’autrice, concentrare l’attenzione esclusivamente sulla presunta fotografia del bacio o sull’ipotesi di una relazione significherebbe impoverire il racconto di un legame molto più articolato.
Il suo invito finale è quello di separare il giudizio professionale dalla curiosità sulla vita privata: Ranucci, sostiene Boccia, deve essere valutato per il suo lavoro giornalistico e sottoposto a tutte le domande di interesse pubblico. L’uomo, invece, dovrebbe essere lasciato fuori dal racconto quando manca una concreta ragione per esporne la sfera personale.
«Io non ho mai baciato Ranucci», ha affermato Boccia. Secondo il suo racconto, l’immagine faceva parte di una serie di finte prime pagine satiriche che i due si scambiavano privatamente. Un’abitudine scherzosa che, estrapolata dal contesto, avrebbe alimentato indiscrezioni e ricostruzioni non corrispondenti alla realtà.
Boccia non nega tuttavia la profondità del legame con il giornalista: tra loro, spiega, ci sarebbe stato molto affetto, ma mai una relazione fisica. Un rapporto che viene raccontato nel suo libro Guai a chi lo tocca. Io, Sigfrido e le tempeste, nel quale trovano spazio conversazioni private, ironie, equivoci e presunte gelosie.
Il “gelosimetro” e il rapporto con Laura Cianfoni
Nel volume Boccia affronta anche il rapporto con Laura Cianfoni, collaboratrice di Ranucci. L’autrice racconta che, il 27 maggio 2025, ricevette da lei una comunicazione interpretata come un’allusione alla natura del legame con il giornalista.
In quel periodo, sottolinea, stava già affrontando una situazione personale e giudiziaria particolarmente complessa e non desiderava essere coinvolta in quello che avrebbe potuto apparire come un triangolo sentimentale. Per questo avrebbe chiarito la natura del rapporto con Ranucci, scegliendo successivamente di sottrarsi a quella dinamica.
Boccia precisa di non aver mai chiesto al conduttore di scegliere tra lei e Cianfoni. Nel libro distingue inoltre le relazioni basate sul possesso dalle amicizie fondate sul rispetto: le prime, sostiene, costruiscono confini; le seconde aprono porte.
Il cosiddetto “gelosimetro”, chiarisce, non sarebbe uno strumento per attribuire con certezza sentimenti agli altri, ma una formula ironica attraverso la quale descrivere parole, comportamenti e percezioni personali. La possibile gelosia di Cianfoni, dunque, rimane una sua interpretazione e non un fatto accertato.
«Sigfrido geloso di Nicola? Solo una battuta»
Tra i personaggi che compongono quella che Boccia definisce la “geografia umana” della sua amicizia con Ranucci figurano anche Gimmy Cangiano, Massimo Giletti, Tommaso Cerno, il suo avvocato e Nicola Cantone, manager del settore sanitario a lei particolarmente vicino.
Quando Cantone entra nella sua vita, comincia inevitabilmente a comparire anche nelle conversazioni con Ranucci. Boccia racconta di aver persino creato un gruppo WhatsApp con entrambi, nel quale venivano condivise le finte prime pagine: lei scriveva, Cantone rispondeva e Ranucci visualizzava senza intervenire.
Da questo comportamento nasce la battuta sulla presunta gelosia del giornalista. «Sigfrido forse geloso di Nicola», suggerisce Boccia con ironia, precisando però di non voler trasformare una percezione personale in una diagnosi o in una certezza sui sentimenti altrui.
«È il mio Superman»
Il rapporto di stima emerge anche dalla scelta della copertina del libro, sulla quale dovrebbe comparire un giudizio positivo attribuito proprio a Ranucci. Boccia lo definisce affettuosamente «il mio Superman» e ricorda che il giornalista le avrebbe riconosciuto le capacità necessarie per dirigere un quotidiano.
Per l’autrice, concentrare l’attenzione esclusivamente sulla presunta fotografia del bacio o sull’ipotesi di una relazione significherebbe impoverire il racconto di un legame molto più articolato.
Il suo invito finale è quello di separare il giudizio professionale dalla curiosità sulla vita privata: Ranucci, sostiene Boccia, deve essere valutato per il suo lavoro giornalistico e sottoposto a tutte le domande di interesse pubblico. L’uomo, invece, dovrebbe essere lasciato fuori dal racconto quando manca una concreta ragione per esporne la sfera personale.

