Un paese sotto i riflettori

ROMA (di Andrea Baldo) – Un susseguirsi di chiese e case di mattone formano un dedalo di vicoli che si aprono su larghi a strapiombo sul mare. Vicoli così stretti che la voce del popolo rimbalza di mattone in mattone, e permea nelle pareti. Fuori la casa del Comandante Francesco Schettino c’è uno lenzuolo con su graffitato “comandante non mollare”. L’hanno messo lì i suoi compaesani per sostenerlo pochi giorni fa, quando il comandate fece ritorno nella sua casa per scontare gli arresti domiciliari dopo la tragedia del Giglio. Un gesto folle quello del Comandante, abbandonare la nave con i passeggeri a bordo, ridicolizzato poi dalla telefonata del Comandante De Falco, con quel virale “vada a bordo, cazzo!” che riecheggia in tutto il mondo. Eppure è un attimo che decide l’eternità. Sopratutto in un paese come Meta di Sorrento, un posto tranquillo alle pendici dei Monti Lattari, dove si parla ancora dell’affondamento di un veliero nel 1937, ed improvvisamente trovatosi sotto i riflettori.
Terra natia di Torquato Tasso e culla di Capitani di Lungo Corso, in cui gli iscritti al liceo classico e scientifico si contano con una mano, fieri del loro istituto navale “Nino Bixio”, che ha per blasone “acta non verba”, fatti non parole, e dell’arte di andar per mare. Certamente non un popolo di santi.
Giuseppe, ora comandante su barconi turistici, racconta di quando quasi scorrazzava per i sette mari, e gonfia il petto nel descrivere le sue disavventure oltreoceano. Non condanna – ma in effetti nemmeno difende – l’allontanamento del Comandante Schettino dalla sua nave. “Comandante si diventa solo dopo una gavetta di 15 anni e l’armatore ti affida la nave solo se ne ha piena fiducia – sostiene – e una volta in mare è la legge che impedisce al costruttore la sostituzione del comandante in navigazione. Il Comandante Schettino era il responsabile della Concordia e la conduceva da più di quattro anni, è un marinaio preparato. Forse passare ad alta velocità sotto la costa è stato un gesto adrenalinico, ma non avrà considerato le correnti più forti che hanno modificato la rotta quel tanto da farla andare a sbattere sugli scogli. – prosegue – Ma poi dov’era il Nostromo al momento dell’evacuazione? Sarebbe dovuto essere lui a coordinare le operazioni. Ogni marinaio, su qualunque nave, ha un ruolo prestabilito in caso di emergenza, tant’è che può essere imbarcato solo se in possesso di un patentino per condurre le lance di soccorso. Persino il cuoco deve averne uno. – per concludere – Schettino non è il solo responsabile di questa vicenda”.
Non sorprende sentirsi dire dalla fioraia e dal barista in Via Caracciolo, giusto per citarne due, che Schettino è “nu bravo guaglione”. “Sua mamma è sempre stata molto apprensiva nei suoi confronti e lui è sempre stato molto legato a sua madre; fidatevi conosco bene tutta la sua famiglia”, afferma la proprietaria di un piccolo ristorante nel centro del paese mentre segue per televisione lo scorrere delle immagini della nave affondata dal comandante mammone nello speciale in diretta su rete 4 dalla piazza pochi metri più sotto. “E’ ridicola la telefonata, (quella tra De Falco e Schettino, nda) come sarebbe potuto tornare indietro? Sarebbe dovuto passare sopra alle persone? Ma, poi, come avrebbe potuto stabilire il numero delle persone ancora a bordo, mica è un peschereccio la Concordia?” esclama stizzito un avventore del ristorante. Eppure molti sorrentini appena percepiscono sentore di inchiostro e taccuini si richiudono come mitili. Così come Gigino il barbiere, che non appena mi avvicino subito mi indica di fronte alla sua bottega la macelleria di Peppe: “Lui sicuramente ha qualcosa da dirvi!”. Un negozio tappezzato di poster della squadra di cui è tifoso. Subito si mostra cordiale, esternando la sua passione per il calcio e mostrando tutti gli utensili necessari al giorno d’oggi per seguire in trasferta la propria squadra: dal semplice biglietto alla tessera del tifoso, passando per un abbonamento allo stadio. “Conosco Schettino, eravamo compagni nella stessa scuola. Solo che poi io, soffrendo il mare, ho scelto di diventare un commerciante”. Non mancano sul bancone del suo negozio copie di quotidiani locali che riportano in prima pagina la foto della moldava Dominca Cemortan. Intanto i clienti di Peppe che si avvicendano nel negozio sono anche loro sostenitori del partito “ Schettino, buono guaglione”. All’istituto nautico, poi, gli alunni quasi all’unisono “Anche io avrei fatto come lui”, e mentre confabulano su degli striscioni di sostegno al loro eroe mi allontanano dicendo “sei giornalista, non devi capire”.
Mentre fuori la casa del Comandante si accalcano fotografi ed operatori che sperano di immortalare attraverso il vetro della finestra qualunque parte infinitesimale del marinaio barricato in casa, ci giungono voci che un gruppo di paparazzi armati fino ai denti sta per prendere d’assalto il paese.
