Ucraina, sfuma il vertice con Putin: Lavrov accusa l’Occidente, Trump parla di “carneficina senza senso”
Lo spiraglio di un incontro diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky sembra allontanarsi sempre di più. La diplomazia è ferma, i toni restano aspri e, mentre le accuse incrociate si moltiplicano, gli Stati Uniti frenano sul loro ruolo di mediatori. Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha accusato i Paesi occidentali di “cercare pretesti per impedire i negoziati”, puntando il dito contro la posizione di Kiev e, in particolare, contro il presidente Zelensky, che “si ostina, pone condizioni e reclama un incontro immediato” con Putin. Le dichiarazioni arrivano dopo che Mosca ha escluso la possibilità di un vertice a breve termine.
Nel frattempo, uno dei pochi segnali di dialogo resta il fronte umanitario. Russia e Ucraina hanno completato un nuovo scambio di prigionieri: 146 militari per parte sono tornati nei rispettivi Paesi, come annunciato dal ministero della Difesa russo. Dopo il vertice multilaterale di Washington, che aveva fatto sperare in un’accelerazione verso un incontro tra Putin e Zelensky, Donald Trump sembra fare marcia indietro. “Farli incontrare è come mescolare olio e aceto”, ha dichiarato il presidente statunitense, lasciando intendere che potrebbe anche sfilarsi dal ruolo di mediatore. “Vedremo cosa succede nelle prossime due settimane”, ha aggiunto, ventilando la possibilità di imporre nuove sanzioni o dazi, ma anche di lasciare “che sia la loro battaglia”.
Nel discorso per il 34° anniversario dell’Indipendenza, Zelensky ha ribadito che Kiev non riconoscerà mai l’annessione russa della Crimea e delle altre regioni occupate. “È solo questione di tempo prima che l’Ucraina riunisca tutte le sue terre”, ha affermato davanti al Monumento dell’Indipendenza, definendo “temporanee” le occupazioni russe. In occasione della festa nazionale ucraina, Trump ha inviato una lettera a Kiev, definendo il conflitto “una carneficina senza senso” e lodando “lo spirito incrollabile del popolo ucraino”. Il messaggio, condiviso da Zelensky sui social, ribadisce il sostegno degli Stati Uniti alla sovranità del Paese e auspica una pace “che salvaguardi dignità e indipendenza”. Alle celebrazioni a Kiev era presente anche l’inviato della Casa Bianca, Keith Kellogg, insignito da Zelensky dell’Ordine al Merito ucraino. In videocollegamento con i colleghi del G7, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riaffermato la disponibilità dell’Italia a contribuire alle garanzie di sicurezza per Kiev, richiamando la proposta di un meccanismo di difesa collettiva sul modello della Nato.
Il titolare della Farnesina ha inoltre ricordato l’impegno italiano per la ricostruzione e la conferenza di luglio a Roma, che ha mobilitato oltre 10 miliardi di euro. In segno di solidarietà, stasera la Farnesina e il Colosseo saranno illuminati con i colori della bandiera ucraina. Sul fronte statunitense, il vicepresidente JD Vance ha ribadito che Washington non invierà truppe sul terreno, ma continuerà a sostenere Kiev nelle trattative. Secondo Vance, Mosca avrebbe già fatto “concessioni significative”, ammettendo che l’Ucraina manterrà la sua integrità territoriale e che non sarà possibile installare un regime fantoccio a Kiev. “Non hanno concesso tutto, ma è un passo avanti”, ha detto, sottolineando che la strada della diplomazia resta l’unica percorribile.
Nel frattempo, uno dei pochi segnali di dialogo resta il fronte umanitario. Russia e Ucraina hanno completato un nuovo scambio di prigionieri: 146 militari per parte sono tornati nei rispettivi Paesi, come annunciato dal ministero della Difesa russo. Dopo il vertice multilaterale di Washington, che aveva fatto sperare in un’accelerazione verso un incontro tra Putin e Zelensky, Donald Trump sembra fare marcia indietro. “Farli incontrare è come mescolare olio e aceto”, ha dichiarato il presidente statunitense, lasciando intendere che potrebbe anche sfilarsi dal ruolo di mediatore. “Vedremo cosa succede nelle prossime due settimane”, ha aggiunto, ventilando la possibilità di imporre nuove sanzioni o dazi, ma anche di lasciare “che sia la loro battaglia”.
Nel discorso per il 34° anniversario dell’Indipendenza, Zelensky ha ribadito che Kiev non riconoscerà mai l’annessione russa della Crimea e delle altre regioni occupate. “È solo questione di tempo prima che l’Ucraina riunisca tutte le sue terre”, ha affermato davanti al Monumento dell’Indipendenza, definendo “temporanee” le occupazioni russe. In occasione della festa nazionale ucraina, Trump ha inviato una lettera a Kiev, definendo il conflitto “una carneficina senza senso” e lodando “lo spirito incrollabile del popolo ucraino”. Il messaggio, condiviso da Zelensky sui social, ribadisce il sostegno degli Stati Uniti alla sovranità del Paese e auspica una pace “che salvaguardi dignità e indipendenza”. Alle celebrazioni a Kiev era presente anche l’inviato della Casa Bianca, Keith Kellogg, insignito da Zelensky dell’Ordine al Merito ucraino. In videocollegamento con i colleghi del G7, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riaffermato la disponibilità dell’Italia a contribuire alle garanzie di sicurezza per Kiev, richiamando la proposta di un meccanismo di difesa collettiva sul modello della Nato.
Il titolare della Farnesina ha inoltre ricordato l’impegno italiano per la ricostruzione e la conferenza di luglio a Roma, che ha mobilitato oltre 10 miliardi di euro. In segno di solidarietà, stasera la Farnesina e il Colosseo saranno illuminati con i colori della bandiera ucraina. Sul fronte statunitense, il vicepresidente JD Vance ha ribadito che Washington non invierà truppe sul terreno, ma continuerà a sostenere Kiev nelle trattative. Secondo Vance, Mosca avrebbe già fatto “concessioni significative”, ammettendo che l’Ucraina manterrà la sua integrità territoriale e che non sarà possibile installare un regime fantoccio a Kiev. “Non hanno concesso tutto, ma è un passo avanti”, ha detto, sottolineando che la strada della diplomazia resta l’unica percorribile.

