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Roberto Benigni ha detto sì a Sanremo: parteciperà alla serata per l’Unità d’Italia

Gianni Morandi

SANREMO – Roberto Benigni ha detto di sì. Dopo un lungo corteggiamento ha deciso di partecipare alla serata di giovedì, dedicata all’Unità d’Italia, per raccontare l’esegesi dell’Inno di Mameli. Morandi lo definisce «un regalo bellissimo agli italiani, un grande atto di generosità. Non era affatto scontato che scegliesse di inserirsi in questo contesto». Lui e la rete sono certi che Benigni non sbeffeggerà nessuno, che si limiterà ad approfondire il testo in questione e non arriverà ad affondare sull’attualità.

Temono quasi di più Luca & Paolo, in questi giorni bravi a creare un po’ di suspense. I due stanno provando di nascosto un brano (ogni volta con parole diverse) che secondo indiscrezioni si intitola “Ti processerò”, e sarebbe un riadattamento di “In amore” di Morandi, con chiari riferimenti alla nostra situazione politica. «I comici li dobbiamo lasciare liberi – li difende il conduttore – Durante le “Iene” però si prendono libertà che potrebbero stonare con Sanremo. Io mi fido di loro, purché rimangano nell’ambito delle regole dello spettacolo. Bisogna vedere che livello di follia raggiungono prima di prendere provvedimenti, ma credo proprio che non saranno loro i due esclusi di stasera».

Il resto della compagnia è in ritiro pre-debutto. In sala stampa non si sono visti. E’ il G Day, la prima resa dei conti, in cui Gianni si gioca molto, ma non troppo. Ce l’ha messa tutta finora e, nel caso andasse male, può sempre tornare a fare il cantante. Le preoccupazioni dell’organizzazione sono completamente rivolte agli ascolti di stasera (la città dei fiori contro Floris), quelle dei giornalisti ai sistemi di votazione.

La promessa che oggi sarebbero stati rivelati gli specifici strumenti di controllo del televoto è sfumata. Si tratterà solo di un blando ammonimento al pubblico, un monito contro gli abusi letto da Morandi, alla stregua di quello che si trova sui pacchetti di sigarette: senza alcun potere persuasivo, semmai in grado di far venire un passeggero senso di colpa.

Il direttore di Rai 1 ha ammesso: «La tecnologia dei farabutti purtroppo è più avanti della nostra capacità di controllo». A Sanremo come in banca, i ladri ci mettono poco a trovare nuovi sistemi di accesso, con la differenza che qui il rischio di manomissione dei risultati è interna e non esterna, cioè gli unici interessati a comprare i voti, eventualmente, sarebbero i manager e le case discografiche, non certo i singoli. Se le classifiche del Festival sono in tempo reale e il controllo avviene a posteriori, come si fa ad individuare i colpevoli in corso di festival? Non si può, il massimo è un controllo a ritroso laddove si riscontrassero flussi di telefonate anomali.

Dunque la punizione si riduce a una sanzione morale, più dura di qualsiasi altra seconda il direttore artistico Mazzi: «Un artista vive della propria credibilità, qualora si macchiasse di questa vergogna sarebbe gravemente lesa la sua onorabilità».

C’è poi la questione orchestra. Gli orchestrali sono al lavoro da mesi e sanno le canzoni a menadito perciò viene riconosciuto loro un giusto peso nel voto. Ma sono anche scelti dagli organizzatori, stipendiati dalla Rai, ed essendo turnisti hanno un rapporto personale con gli artisti in gara che li rende influenzabili. La speranza è che si comporteranno come pubblici ufficiali. (Il Mattino)

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