Rete Campana Salute e Ambiente: “raccolta porta a porta e compostaggio al più presto”
NAPOLI (di Daniele Pallotta) – Due cortei di comitati e di cittadini, partiti rispettivamente da piazza Dante e piazzetta San Luigi per convergere in piazza del Plebiscito, hanno manifestato il dissenso contro la gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, una piaga aperta da oltre sedici anni, e hanno proposto possibili soluzioni, alternative al sistema “discariche – inceneritori”. La manifestazione, promossa dalla Rete Campana Salute e Ambiente, è stata occasione per chiedere il sostegno di tutti i cittadini in quella che è diventata “resistenza civile per difendere la propria salute”, come affermato al megafono da un manifestante.
A piazza del Plebiscito sono stati depositati dai cittadini rifiuti in gruppi separati, differenziandoli in base al materiale, frazione umida e secca. “I commissari straordinari di governo, sia di centro sinistra che di centrodestra, hanno portato al disastro ambientale, e si continua a sostenere che siamo noi cittadini a non sapere e non voler fare la raccolta differenziata. La verità è che nei quartieri dove è stata avviata a Napoli a raggiunto l’80 %. Ma per la quasi totalità della città non è mai stato possibile farla, perché non sono stati stanziati i fondi per la raccolta porta a porta” spiega Simona Mare, tra gli organizzatori della manifestazione. Il personale formato per avviare la raccolta differenziata è già disponibile sul territorio: si tratta dei precari BROS, dell’ex progetto ISOLA. “Abbiamo seguito corsi di formazione per quasi quattro anni”, afferma una signora che a piazza Dante da due giorni insieme agli altri precari BROS sta fornendo un servizio non retribuito per la raccolta differenziata. Ma è una forma di servizio che alcuni cittadini non condividono: “la raccolta porta a porta è un servizio dovuto, deve essere effettuata da personale statale, e stipendiato, altrimenti si rischia di instaurare una modalità di pagamento “modello parcheggiatore abusivo”, ossia se vuoi che venga a prenderti la spazzatura pagami” avverte una manifestante.
E’ stato denunciato l’aumento dei tassi di tumore, anche nei bambini, e l’allarme viene lanciato anche da medici del Pascale e del Monaldi.
Sulle strade percorribili per uscire dall’emergenza quella degli inceneritori è considerata sbagliata : “sono nocivi, producono ceneri tossiche. Quello di Acerra secondo alcuni tecnici andrebbe smantellato. E quello previsto per il sito di Ponticelli in via De Roberto sarà distante non molti kilometri dalla zona rossa del Vesuvio, quella a rischio in caso di eruzione, e meno di un kilometro dall’Ospedale del Mare, la megastruttura che sostituirà alcuni ospedali del centro storico e di altre zone di Napoli” spiega uno dei membri della rete salute e ambiente. Si ricorda che l’ Ospedale del mare è già stato definito dal mensile Monitor “ospedale del male”, perché, secondo l’articolo pubblicato sul numero di novembre, la sua realizzazione vedrebbe anteporre gli interessi delle imprese a quelli pubblici.
La via per uscire dal disastro si articola nella creazione di impianti di compostaggio, poco costosi, per la frazione umida, e riadattamento degli STIR, già esistenti, per quella secca. In meno di un anno, sostengono i manifestanti, si potrebbe avviare un ciclo dei rifiuti efficiente e duraturo.
Prossime iniziative:
venerdì 3 dicembre ore 18:30 manifestazione cittadina da Piazza del Gesù a Napoli, promossa dall’associazione Campo Libero.
Sabato 11 dicembre manifestazione a Terzigno, cui aderiranno anche i manifestanti della Val di Susa contro la TAV.
