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Ecco la tempesta Wikileaks

I documenti del Dipartimento di Stato in possesso di Wikileaks verranno pubblicati ”in vari blocchi nei prossimi mesi”: lo scrivono i responsabili del sito. ”Gli argomenti trattati sono di tale importanza, e geograficamente cosi’ estesi, che fare diversamente non renderebbe giustizia al materiale”. I responsabili promettono ulteriori rivelazioni sugli ”occhi chiusi” degli Usa su casi di corruzione e abusi dei diritti umani” in Stati satellite, l’attivita’ di lobby delle compagnie americane, accordi sottobanco con Nazioni neutrali. ”A ogni studente americano viene insegnato che il presidente George Washington non poteva dire bugie. Se le amministrazioni dei suoi successori avessero rispettato lo stesso principio, l’odierna documentazione sarebbe solo di mero imbarazzo”, si legge ancora nel sito.

GLI USA E IL MONDO, ONLINE I PANNI SPORCHI
di Claudio Accogli

Non risparmiano nessuno i file del Dipartimento di Stato Usa targati Wikileaks: alleati e nemici di Washington sono finiti tutti sulla graticola, dopo la pubblicazione della documentazione selezionata da New York Times, El Pais, Guardian, Le Monde e Der Spiegel.

Il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi e’ ”incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno”, scrive l’incaricata d’affari americana a Roma Elizabeth Dibble. ”E’ fisicamente e politicamente debole, e le frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza”.

Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha chiesto all’inizio di quest’anno informazioni su eventuali ”investimenti personali” del premier e di Vladimir Putin – di cui Berlusconi sembra essere ”il portavoce europeo” – che ”possano condizionare le politiche estere o economiche dei rispettivi paesi”. Gli Usa erano poi preoccupati per l’intesa tra Eni e Gazprom su Southstream, il mega-gasdotto che colleghera’ Russia e Ue. Non meno scottanti per gli Usa i file che testimoniano come Washington abbia ordinato di spiare i vertici delle Nazioni Unite, a cominciare dal segretario generale Ban Ki-moon.

La direttiva ”classificata”, scrive il Guardian, fu spedita a 30 ambasciate a nome della segretaria di stato, Hillary Clinton, e chiedeva la raccolta di dati personali sui rappresentanti del Consiglio di sicurezza, anche quelli occidentali, ma anche sottosegretari, consiglieri e collaboratori. Informazioni a tutto campo, comprese le password usate, le chiavi in codice usate per comunicare e anche i dati biometrici.

Altrettanto imbarazzanti i profili dei vari leader mondiali: Vladimir Putin e’ un ”alpha dog”, il maschio dominante, il presidente afghano Hamid Karzai e’ ”ispirato dalla paranoia” e il fratellastro Ahmed Wali Karzai un ”corrotto e un trafficante di stupefacenti”.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ”evita i rischi ed e’ raramente creativa”, Nicolas Sarkozy e’ ”un imperatore nudo”, mentre Muhammar Gheddafi, ”il dittatore piu’ longevo del mondo”, e’ un ”ipocondriaco”, che non gira mai senza la sua infermiera, ”una voluttuosa bionda” con cui ha ”una relazione”, che non disdegna il flamenco, ma anche un ”politico abile” in grado di mantenere il potere per 40 anni.

E ancora: gli alleati arabi degli Stati Uniti, in particolare l’Arabia Saudita, spingevano per un attacco contro l’Iran per bloccarne il programma nucleare. Non solo: in Pakistan, fin dal 2007, gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare di Islamabad uranio altamente arricchito che ”funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito”.

La Procura di Roma ha annunciato che valutera’ se vi sono gli estremi di reato, se si tratta di carte sotto segreto di Stato o definite ‘riservate’. Intanto, Julian Assange, che e’ tornato al centro dell’attenzione mondiale e’ di fatto un fantasma: non si sa dove si trovi, ne’ cosa progetti di fare. E’ ”scomparso” dal 18 novembre scorso, quando la magistratura svedese ha spiccato nei suoi confronti un mandato d’arresto internazionale per stupro e molestie, dopo l’accusa di due donne.

Oggi si e’ collegato in videoconferenza con la conferenza dei giornalisti investigativi ad Amman, in Giordania. ”La Giordania non e’ il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia”, ha detto Assange, spiegando di non poter rivelare dove sia in questo momento.

Il sito web ha subito nel tardo pomeriggio un attacco informatico che lo ha di fatto oscurato per diverse ore. I responsabili hanno subito annunciato che i file sarebbero stati resi noti dai media che li avevano avuti in anticipo.

E cosi’ e’ stato: la documentazione conta circa 260.000 file dal 1966 al 2010. Tra questi, sono ”3.012” – scrive El Pais – i file inviati dalle sedi diplomatiche americane in Italia. Non e’ escluso dunque che tra le centinaia di migliaia di pagine si celino ulteriori scottanti segreti. ”E’ l’11 settembre della diplomazia”, aveva detto il ministro degli Esteri Franco Frattini a poche ore dalla pubblicazione, dando voce alla preoccupazione del mondo e del governo italiano. ”La Cernobyl della politica internazionale”, aveva avvertito la stampa israeliana. Forse non hanno sbagliato. (Ansa)

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