Ranucci incredulo sull’indagine a Lavitola: «Siamo amici, non mi avrebbe mai fatto del male»
Il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci si dice sorpreso dall’iscrizione nel registro degli indagati di Valter Lavitola, indicato dalla Procura di Roma come presunto mandante dell’attentato intimidatorio avvenuto il 16 ottobre davanti alla sua abitazione. Pur ribadendo piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, Ranucci fatica a credere che l’imprenditore possa aver avuto un ruolo nella vicenda.
Le parole di Ranucci
“Ci conosciamo dal 2019, è un amico. Ci sentivamo spessissimo, se non tutti i giorni quasi”, ha dichiarato il giornalista, sottolineando come il rapporto con Lavitola fosse noto da tempo e mai nascosto. Ranucci ha ricordato di averne parlato apertamente anche durante la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, rispondendo alle domande del senatore Maurizio Gasparri.
“Sono sicuro che non mi avrebbe mai fatto del male”, ha aggiunto. Allo stesso tempo, il conduttore ha precisato di avere “massimo rispetto del lavoro dei magistrati e dei carabinieri”, riconoscendo il rigore con cui è stata condotta l’indagine e affermando di affidarsi agli accertamenti degli inquirenti.
Il precedente in Commissione Vigilanza Rai
Il rapporto tra Ranucci e Lavitola era già finito al centro del dibattito pubblico durante l’audizione del giornalista in Commissione di Vigilanza Rai il 7 novembre 2023. In quell’occasione il senatore Maurizio Gasparri contestò al conduttore i suoi rapporti con l’imprenditore, facendo riferimento anche a una cena avvenuta alcuni mesi prima.
Ranucci non negò l’amicizia, spiegando che il legame era nato dopo alcune inchieste giornalistiche e ricordando come Lavitola avesse avuto, in passato, rapporti anche con esponenti politici.
L’indagine sul presunto mandante
L’inchiesta della Procura di Roma punta a ricostruire la catena di responsabilità dietro l’attentato intimidatorio contro il giornalista. Gli investigatori sono arrivati al nome di Valter Lavitola analizzando i telefoni dei quattro presunti esecutori materiali già arrestati: Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis.
Secondo quanto emerge dagli accertamenti, dai tabulati telefonici sarebbero emersi contatti con una persona, anch’essa indagata, che avrebbe avuto comunicazioni con Lavitola. Si tratta, tuttavia, di elementi ancora al vaglio degli investigatori e, allo stato attuale, nei confronti dell’imprenditore non sono state adottate misure cautelari.
Il sostituto procuratore di Roma, Edoardo De Santis, ha disposto una perquisizione estesa alle proprietà riconducibili a Lavitola, eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, nell’ambito delle attività investigative.
Il mistero del “vero mandante”
Le indagini suggeriscono che i quattro arrestati non abbiano agito autonomamente, ma su incarico di una persona rimasta finora nell’ombra. Nelle conversazioni intercettate gli indagati avrebbero evitato di pronunciarne il nome, riferendosi sempre a lui come “quello”.
In un’intercettazione compare inoltre il nome di un certo “Corrado”, figura che, secondo gli investigatori, gli arrestati volevano tenere lontana dall’inchiesta. Per questo sarebbe stata concordata una versione comune da fornire agli investigatori in caso di arresto, così da proteggere l’identità del presunto mandante.
Tra gli atti compare anche una e-mail inviata nel periodo pasquale del 2026 da un conoscente di Antonio Passariello, nella quale veniva attribuita la responsabilità dell’attentato al clan Moccia. Gli investigatori, pur ritenendo attendibile l’indicazione di Passariello come uno degli esecutori materiali, considerano invece la pista camorristica un possibile tentativo di depistaggio.
Resta infine da chiarire chi sia realmente il “Corrado” citato nelle intercettazioni: un nome in codice oppure il vero nome della persona che avrebbe organizzato l’azione intimidatoria. Su questo aspetto le indagini sono ancora in corso e gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.
Al momento, la posizione di Valter Lavitola è quella di persona indagata. Le accuse sono ancora oggetto di verifica nell’ambito delle indagini preliminari e saranno valutate nelle sedi giudiziarie competenti, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
Le parole di Ranucci
“Ci conosciamo dal 2019, è un amico. Ci sentivamo spessissimo, se non tutti i giorni quasi”, ha dichiarato il giornalista, sottolineando come il rapporto con Lavitola fosse noto da tempo e mai nascosto. Ranucci ha ricordato di averne parlato apertamente anche durante la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, rispondendo alle domande del senatore Maurizio Gasparri.
“Sono sicuro che non mi avrebbe mai fatto del male”, ha aggiunto. Allo stesso tempo, il conduttore ha precisato di avere “massimo rispetto del lavoro dei magistrati e dei carabinieri”, riconoscendo il rigore con cui è stata condotta l’indagine e affermando di affidarsi agli accertamenti degli inquirenti.
Il precedente in Commissione Vigilanza Rai
Il rapporto tra Ranucci e Lavitola era già finito al centro del dibattito pubblico durante l’audizione del giornalista in Commissione di Vigilanza Rai il 7 novembre 2023. In quell’occasione il senatore Maurizio Gasparri contestò al conduttore i suoi rapporti con l’imprenditore, facendo riferimento anche a una cena avvenuta alcuni mesi prima.
Ranucci non negò l’amicizia, spiegando che il legame era nato dopo alcune inchieste giornalistiche e ricordando come Lavitola avesse avuto, in passato, rapporti anche con esponenti politici.
L’indagine sul presunto mandante
L’inchiesta della Procura di Roma punta a ricostruire la catena di responsabilità dietro l’attentato intimidatorio contro il giornalista. Gli investigatori sono arrivati al nome di Valter Lavitola analizzando i telefoni dei quattro presunti esecutori materiali già arrestati: Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis.
Secondo quanto emerge dagli accertamenti, dai tabulati telefonici sarebbero emersi contatti con una persona, anch’essa indagata, che avrebbe avuto comunicazioni con Lavitola. Si tratta, tuttavia, di elementi ancora al vaglio degli investigatori e, allo stato attuale, nei confronti dell’imprenditore non sono state adottate misure cautelari.
Il sostituto procuratore di Roma, Edoardo De Santis, ha disposto una perquisizione estesa alle proprietà riconducibili a Lavitola, eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, nell’ambito delle attività investigative.
Il mistero del “vero mandante”
Le indagini suggeriscono che i quattro arrestati non abbiano agito autonomamente, ma su incarico di una persona rimasta finora nell’ombra. Nelle conversazioni intercettate gli indagati avrebbero evitato di pronunciarne il nome, riferendosi sempre a lui come “quello”.
In un’intercettazione compare inoltre il nome di un certo “Corrado”, figura che, secondo gli investigatori, gli arrestati volevano tenere lontana dall’inchiesta. Per questo sarebbe stata concordata una versione comune da fornire agli investigatori in caso di arresto, così da proteggere l’identità del presunto mandante.
Tra gli atti compare anche una e-mail inviata nel periodo pasquale del 2026 da un conoscente di Antonio Passariello, nella quale veniva attribuita la responsabilità dell’attentato al clan Moccia. Gli investigatori, pur ritenendo attendibile l’indicazione di Passariello come uno degli esecutori materiali, considerano invece la pista camorristica un possibile tentativo di depistaggio.
Resta infine da chiarire chi sia realmente il “Corrado” citato nelle intercettazioni: un nome in codice oppure il vero nome della persona che avrebbe organizzato l’azione intimidatoria. Su questo aspetto le indagini sono ancora in corso e gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.
Al momento, la posizione di Valter Lavitola è quella di persona indagata. Le accuse sono ancora oggetto di verifica nell’ambito delle indagini preliminari e saranno valutate nelle sedi giudiziarie competenti, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.

