Ottant’anni di odontoiatria italiana. Roma celebra la categoria.
di Claudio Gammella
Ottant’anni non sono un numero. Sono una storia. Sono i dentisti che hanno costruito una professione in un Paese che usciva dalla guerra, quelli che hanno attraversato le rivoluzioni dell’implantologia, del digitale, della medicina estetica. Sono le battaglie per la tutela della libera professione, i congressi, le scuole di specializzazione, i milioni di pazienti curati. Il 22 e 23 maggio 2026, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, l’Associazione Nazionale Dentisti Italiani festeggia tutto questo — e lo fa nel modo più coerente con la sua natura: riunendo la categoria attorno alla scienza, alla clinica, alla formazione.
Il Congresso Scientifico ANDI 2026 non è soltanto un appuntamento formativo. È la manifestazione più alta di ciò che significa appartenere a una categoria professionale strutturata, rappresentata, consapevole del proprio ruolo sociale. In un momento storico in cui l’odontoiatria italiana è chiamata a rispondere a sfide inedite — dalla concorrenza delle catene low-cost all’avanzata dell’intelligenza artificiale in diagnostica, dalla crisi della fiducia del paziente alla complessità crescente del quadro normativo — ritrovarsi insieme non è un lusso. È una necessità.
Il titolo che dice tutto: «Connessioni»
Gli organizzatori hanno scelto con cura la parola che descrive l’edizione 2026: Connessioni. Un termine che nella pratica clinica richiama le interfacce tra discipline, tra tessuti, tra terapie. Ma che nel contesto del congresso assume un significato più ampio: connessioni tra generazioni di professionisti, tra saperi specialistici, tra la scienza e la quotidianità dello studio. Ventiquattro ore di lavori distribuiti su due giornate, con un programma che abbraccia l’intera mappa della specializzazione odontoiatrica.
“Riunire venticinque società scientifiche in un’unica sede non è logistica. È una dichiarazione di unità della professione.”
Un programma di altissimo profilo clinico
Venticinque tra accademie, società scientifiche e associazioni di settore hanno costruito un programma che copre ogni ambito della moderna odontoiatria. Si parla di endodonzia e dei suoi limiti restaurativi, con il Prof. Nicola Maria Grande dell’AIE. Si esplora il flusso digitale in protesi con il Dott. Gennaro Ruggiero (SIPRO). La SIDO porta in sala il confronto sugli allineatori trasparenti, mentre AIOM presenta il primo simulatore per ritrattamenti endodontici. L’IAED affronta l’evoluzione digitale nella diagnosi dell’eruzione passiva alterata.
Non mancano le sessioni su temi che toccano la quotidianità del professionista: la sedazione cosciente con AISOD, la gestione del contenzioso con PROOF — che presenterà dati aggiornati su come il fenomeno sia in contenimento tanto nei numeri quanto nei tempi —, e la sessione della Fondazione ANDI Salute sulla sanità integrativa, argomento sempre più rilevante per la sostenibilità economica degli studi privati.
Un’attenzione speciale è riservata alla medicina del sonno: due relatori di AIMS affrontano il legame tra qualità del sonno e salute orale, un campo in rapida evoluzione che sta ridisegnando il perimetro di competenza dell’odontoiatra.
I giovani, le ASO, il futuro della professione
Il congresso dedica una sessione esplicita ai dentisti giovani, realizzata in collaborazione con SIDCO, SIOCMF e SIPMO. Il tema scelto — il trattamento delle lesioni cistiche dei mascellari e le prospettive future della professione — manda un segnale preciso: la categoria guarda avanti, investe sulle generazioni che la erediteranno. Il Prof. Corrado Paganelli chiuderà la sessione con una relazione intitolata semplicemente «Mondo Odontoiatrico: quali prospettive», una domanda aperta che la professione intera è chiamata a raccogliere.
Sabato mattina è riservato ai workshop dedicati alle Assistenti di Studio Odontoiatrico, organizzati in collaborazione con IDEA – Italian Dental Assistant. Tre percorsi paralleli: il lavoro in sala operatoria come squadra, la gestione del rischio clinico, la comunicazione interpersonale. Un riconoscimento esplicito del ruolo cruciale che le ASO giocano nel funzionamento quotidiano di ogni studio.
Ottant’anni: non solo un anniversario
L’ 80° anniversario della fondazione dell’ANDI è il filo narrativo che attraversa l’intera edizione, visibile nel logo speciale #80ANDI adottato per le comunicazioni. Ma sarebbe riduttivo leggerlo come mera celebrazione. Gli ottant’anni di ANDI sono la dimostrazione che una categoria professionale può costruire, nel tempo, un’identità riconoscibile, una voce autorevole, una struttura capace di tutelare i propri iscritti e di formarli.
“Ottant’anni di ANDI sono la prova che una professione, quando si organizza, può davvero incidere sulla realtà.”
Roma, la città in cui ANDI ha la sua sede nazionale, accoglie questo appuntamento in una cornice d’eccezione: l’Auditorium Parco della Musica, progettato da Renzo Piano, è uno degli spazi culturali più significativi d’Italia. Una scelta non casuale per un evento che vuole essere, prima di tutto, un momento di cultura professionale.
Perché esserci
I crediti ECM, il networking, l’aggiornamento clinico: sono ragioni valide ma non sufficienti a spiegare perché un dentista dovrebbe bloccare quei due giorni in agenda. La ragione più profonda è un’altra. In un settore che cambia alla velocità della tecnologia e della demografia, chi non si ferma a guardare dove sta andando la propria professione rischia di trovarsi, un giorno, a fare un mestiere che non riconosce più. Il Congresso Scientifico ANDI 2026 è uno di quei momenti in cui fermarsi — e guardare — vale più di qualsiasi corso online.
Le iscrizioni sono aperte. Roma aspetta.
Ottant’anni non sono un numero. Sono una storia. Sono i dentisti che hanno costruito una professione in un Paese che usciva dalla guerra, quelli che hanno attraversato le rivoluzioni dell’implantologia, del digitale, della medicina estetica. Sono le battaglie per la tutela della libera professione, i congressi, le scuole di specializzazione, i milioni di pazienti curati. Il 22 e 23 maggio 2026, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, l’Associazione Nazionale Dentisti Italiani festeggia tutto questo — e lo fa nel modo più coerente con la sua natura: riunendo la categoria attorno alla scienza, alla clinica, alla formazione.
Il Congresso Scientifico ANDI 2026 non è soltanto un appuntamento formativo. È la manifestazione più alta di ciò che significa appartenere a una categoria professionale strutturata, rappresentata, consapevole del proprio ruolo sociale. In un momento storico in cui l’odontoiatria italiana è chiamata a rispondere a sfide inedite — dalla concorrenza delle catene low-cost all’avanzata dell’intelligenza artificiale in diagnostica, dalla crisi della fiducia del paziente alla complessità crescente del quadro normativo — ritrovarsi insieme non è un lusso. È una necessità.
Il titolo che dice tutto: «Connessioni»
Gli organizzatori hanno scelto con cura la parola che descrive l’edizione 2026: Connessioni. Un termine che nella pratica clinica richiama le interfacce tra discipline, tra tessuti, tra terapie. Ma che nel contesto del congresso assume un significato più ampio: connessioni tra generazioni di professionisti, tra saperi specialistici, tra la scienza e la quotidianità dello studio. Ventiquattro ore di lavori distribuiti su due giornate, con un programma che abbraccia l’intera mappa della specializzazione odontoiatrica.
“Riunire venticinque società scientifiche in un’unica sede non è logistica. È una dichiarazione di unità della professione.”
Un programma di altissimo profilo clinico
Venticinque tra accademie, società scientifiche e associazioni di settore hanno costruito un programma che copre ogni ambito della moderna odontoiatria. Si parla di endodonzia e dei suoi limiti restaurativi, con il Prof. Nicola Maria Grande dell’AIE. Si esplora il flusso digitale in protesi con il Dott. Gennaro Ruggiero (SIPRO). La SIDO porta in sala il confronto sugli allineatori trasparenti, mentre AIOM presenta il primo simulatore per ritrattamenti endodontici. L’IAED affronta l’evoluzione digitale nella diagnosi dell’eruzione passiva alterata.
Non mancano le sessioni su temi che toccano la quotidianità del professionista: la sedazione cosciente con AISOD, la gestione del contenzioso con PROOF — che presenterà dati aggiornati su come il fenomeno sia in contenimento tanto nei numeri quanto nei tempi —, e la sessione della Fondazione ANDI Salute sulla sanità integrativa, argomento sempre più rilevante per la sostenibilità economica degli studi privati.
Un’attenzione speciale è riservata alla medicina del sonno: due relatori di AIMS affrontano il legame tra qualità del sonno e salute orale, un campo in rapida evoluzione che sta ridisegnando il perimetro di competenza dell’odontoiatra.
I giovani, le ASO, il futuro della professione
Il congresso dedica una sessione esplicita ai dentisti giovani, realizzata in collaborazione con SIDCO, SIOCMF e SIPMO. Il tema scelto — il trattamento delle lesioni cistiche dei mascellari e le prospettive future della professione — manda un segnale preciso: la categoria guarda avanti, investe sulle generazioni che la erediteranno. Il Prof. Corrado Paganelli chiuderà la sessione con una relazione intitolata semplicemente «Mondo Odontoiatrico: quali prospettive», una domanda aperta che la professione intera è chiamata a raccogliere.
Sabato mattina è riservato ai workshop dedicati alle Assistenti di Studio Odontoiatrico, organizzati in collaborazione con IDEA – Italian Dental Assistant. Tre percorsi paralleli: il lavoro in sala operatoria come squadra, la gestione del rischio clinico, la comunicazione interpersonale. Un riconoscimento esplicito del ruolo cruciale che le ASO giocano nel funzionamento quotidiano di ogni studio.
Ottant’anni: non solo un anniversario
L’ 80° anniversario della fondazione dell’ANDI è il filo narrativo che attraversa l’intera edizione, visibile nel logo speciale #80ANDI adottato per le comunicazioni. Ma sarebbe riduttivo leggerlo come mera celebrazione. Gli ottant’anni di ANDI sono la dimostrazione che una categoria professionale può costruire, nel tempo, un’identità riconoscibile, una voce autorevole, una struttura capace di tutelare i propri iscritti e di formarli.
“Ottant’anni di ANDI sono la prova che una professione, quando si organizza, può davvero incidere sulla realtà.”
Roma, la città in cui ANDI ha la sua sede nazionale, accoglie questo appuntamento in una cornice d’eccezione: l’Auditorium Parco della Musica, progettato da Renzo Piano, è uno degli spazi culturali più significativi d’Italia. Una scelta non casuale per un evento che vuole essere, prima di tutto, un momento di cultura professionale.
Perché esserci
I crediti ECM, il networking, l’aggiornamento clinico: sono ragioni valide ma non sufficienti a spiegare perché un dentista dovrebbe bloccare quei due giorni in agenda. La ragione più profonda è un’altra. In un settore che cambia alla velocità della tecnologia e della demografia, chi non si ferma a guardare dove sta andando la propria professione rischia di trovarsi, un giorno, a fare un mestiere che non riconosce più. Il Congresso Scientifico ANDI 2026 è uno di quei momenti in cui fermarsi — e guardare — vale più di qualsiasi corso online.
Le iscrizioni sono aperte. Roma aspetta.

