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Nuovo stop all’operazione Albania: i migranti tornano in Italia

Nuovo stop per il piano migratorio del governo Meloni. La Corte di Appello di Roma ha deciso di non convalidare il trattenimento dei 43 migranti arrivati in Albania lo scorso 28 gennaio, ordinando il loro ritorno in Italia. Gli atti sono stati rinviati alla Corte di giustizia europea, il cui pronunciamento è atteso per il 25 febbraio. Si tratta della terza bocciatura per il governo, dopo le sentenze di ottobre e novembre.

I giudici hanno stabilito che i migranti detenuti nel centro di Gjader devono essere riportati in Italia e liberati. Secondo le prime informazioni, il loro arrivo a Bari è previsto per domani sera a bordo di una motovedetta della Guardia costiera. La Corte ha inoltre sospeso il trattenimento di parte dei migranti e attende il responso della Corte di giustizia europea sulla questione della definizione di “Paese sicuro”.

L’operazione Albania, fortemente voluta dal governo Meloni, si scontra con ostacoli giuridici e istituzionali. Il nodo principale riguarda il concetto di “Paese sicuro”: secondo le normative europee, un Paese è considerato tale solo se garantisce sicurezza per tutti, comprese le minoranze. Questo principio è alla base delle precedenti bocciature da parte della magistratura italiana.

Dopo la sentenza della Corte di Cassazione, che ha riconosciuto ai ministri la competenza sulla definizione dei Paesi sicuri, ma ha attribuito ai giudici il compito di valutarne la legittimità, il governo ha deciso di riprendere il progetto. Tuttavia, a oltre un anno dalla firma dell’accordo con l’Albania, i centri di detenzione rimangono vuoti.

Le opposizioni hanno duramente criticato il governo. Nicola Fratoianni (Avs) ha parlato di “ennesima figuraccia di Meloni”, accusandola di aver ignorato le previsioni legali per privilegiare la propaganda. Angelo Bonelli (Europa Verde) ha sottolineato lo “spreco di denaro pubblico”, stimato in quasi un miliardo di euro, che avrebbe potuto essere investito nella sanità pubblica. Elly Schlein (Pd) ha definito l’operazione “un clamoroso fallimento”, mentre Riccardo Magi (+Europa) ha denunciato “l’illegalità dei centri di detenzione in Albania”.

Anche il Movimento 5 Stelle ha attaccato il governo, accusandolo di tentare di aggirare le norme spostando la competenza dai tribunali alle Corti d’Appello. Matteo Renzi (Italia Viva) ha definito l’accordo con l’Albania “una scelta irragionevole e illogica”.

Dall’altro lato, il centrodestra ha reagito con dure critiche alla magistratura. Maurizio Gasparri (FI) ha parlato di “boicottaggio” delle politiche di sicurezza da parte dei giudici. Tommaso Foti, ministro per gli affari europei, ha dichiarato che “il governo proseguirà con determinazione”, accusando la magistratura di sostituirsi all’esecutivo nelle decisioni sui Paesi sicuri. Anche Galeazzo Bignami (FdI) e Andrea Crippa (Lega) hanno espresso posizioni simili, parlando di “invasione di campo” e di una decisione che danneggia l’Italia.

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