Napoli, proposta una tassa sulle case di lusso dei non residenti per recuperare gli alloggi popolari
Un contributo sulle abitazioni di lusso possedute da non residenti e lasciate senza inquilini, per finanziare il recupero delle case popolari. È la proposta al centro di una mozione firmata dal consigliere comunale di Alleanza Verdi Sinistra Rosario Andreozzi, prevista all’esame del Consiglio comunale di Napoli il 26 ottobre.
L’iniziativa si inserisce nel confronto sulla crisi abitativa cittadina, mentre studenti e giovani annunciano una protesta con le tende in piazza Municipio contro il caro affitti e la difficoltà di trovare una sistemazione accessibile.
La mozione parte dal divario tra il mercato degli immobili di pregio e le condizioni del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, l’ERP. Secondo il documento, all’espansione del settore immobiliare di lusso si contrappone il degrado strutturale di migliaia di alloggi popolari, per i quali le risorse ordinarie non sarebbero sufficienti.
Il contributo proposto riguarderebbe le abitazioni appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, ossia abitazioni signorili, ville, castelli e palazzi di particolare pregio storico o artistico. A essere interessati sarebbero i proprietari non residenti con immobili non concessi in locazione.
Nell’impostazione della mozione, il prelievo avrebbe una funzione redistributiva: reperire risorse dai patrimoni immobiliari di maggiore valore per sostenere interventi a favore delle fasce sociali più esposte all’emergenza abitativa. Il documento collega inoltre il mancato utilizzo stabile di questi immobili allo svuotamento dei quartieri e alla pressione sui prezzi delle abitazioni.
Resta da definire il percorso per rendere operativa la misura. La mozione propone la predisposizione di un regolamento comunale e, parallelamente, chiede a sindaco e giunta di rivolgersi al Governo e al Parlamento per ottenere la possibilità di applicare una maggiorazione IMU specifica sugli immobili di lusso sfitti nei Comuni in emergenza abitativa.
Secondo quanto riportato nel documento, Napoli applica già sulle seconde case l’aliquota IMU dell’1,06%, indicata come il limite attualmente disponibile per il Comune. La richiesta di un intervento nazionale punta quindi ad ampliare i margini di prelievo.
Centrale è il vincolo di destinazione delle eventuali entrate. La proposta prevede che tutto il gettito del nuovo contributo, insieme a una quota dell’IMU già riscossa sugli immobili di lusso, confluisca in un piano straordinario di risanamento dell’edilizia popolare.
Le risorse servirebbero a contrastare dissesti e infiltrazioni, rifare gli impianti elettrici e termici comuni e recuperare gli alloggi vuoti perché inagibili, così da consentirne la riassegnazione. Il testo chiede espressamente di escludere l’impiego dei fondi per altre spese comunali.
Si tratta, dunque, di una proposta di indirizzo politico: la discussione in Consiglio non equivale all’introduzione del contributo. L’eventuale attuazione richiederebbe successivi passaggi amministrativi e la definizione del quadro normativo necessario.
L’iniziativa si inserisce nel confronto sulla crisi abitativa cittadina, mentre studenti e giovani annunciano una protesta con le tende in piazza Municipio contro il caro affitti e la difficoltà di trovare una sistemazione accessibile.
La mozione parte dal divario tra il mercato degli immobili di pregio e le condizioni del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, l’ERP. Secondo il documento, all’espansione del settore immobiliare di lusso si contrappone il degrado strutturale di migliaia di alloggi popolari, per i quali le risorse ordinarie non sarebbero sufficienti.
Il contributo proposto riguarderebbe le abitazioni appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, ossia abitazioni signorili, ville, castelli e palazzi di particolare pregio storico o artistico. A essere interessati sarebbero i proprietari non residenti con immobili non concessi in locazione.
Nell’impostazione della mozione, il prelievo avrebbe una funzione redistributiva: reperire risorse dai patrimoni immobiliari di maggiore valore per sostenere interventi a favore delle fasce sociali più esposte all’emergenza abitativa. Il documento collega inoltre il mancato utilizzo stabile di questi immobili allo svuotamento dei quartieri e alla pressione sui prezzi delle abitazioni.
Resta da definire il percorso per rendere operativa la misura. La mozione propone la predisposizione di un regolamento comunale e, parallelamente, chiede a sindaco e giunta di rivolgersi al Governo e al Parlamento per ottenere la possibilità di applicare una maggiorazione IMU specifica sugli immobili di lusso sfitti nei Comuni in emergenza abitativa.
Secondo quanto riportato nel documento, Napoli applica già sulle seconde case l’aliquota IMU dell’1,06%, indicata come il limite attualmente disponibile per il Comune. La richiesta di un intervento nazionale punta quindi ad ampliare i margini di prelievo.
Centrale è il vincolo di destinazione delle eventuali entrate. La proposta prevede che tutto il gettito del nuovo contributo, insieme a una quota dell’IMU già riscossa sugli immobili di lusso, confluisca in un piano straordinario di risanamento dell’edilizia popolare.
Le risorse servirebbero a contrastare dissesti e infiltrazioni, rifare gli impianti elettrici e termici comuni e recuperare gli alloggi vuoti perché inagibili, così da consentirne la riassegnazione. Il testo chiede espressamente di escludere l’impiego dei fondi per altre spese comunali.
Si tratta, dunque, di una proposta di indirizzo politico: la discussione in Consiglio non equivale all’introduzione del contributo. L’eventuale attuazione richiederebbe successivi passaggi amministrativi e la definizione del quadro normativo necessario.

