Napoli, ordinanza anti-rumori nel centro storico: locali chiusi prima e stop all’asporto
Nel cuore del centro storico di Napoli la nuova ordinanza contro i rumori della movida rischia di “spegnere” uno dei luoghi simbolo della vita notturna cittadina. Il provvedimento firmato dal sindaco Gaetano Manfredi introduce restrizioni per i locali dell’area di Piazza Bellini e delle strade limitrofe, con l’obiettivo di tutelare il riposo dei residenti.
L’ordinanza sarà in vigore per due mesi, dal 6 marzo al 6 maggio 2026, e nasce dopo il ricorso al TAR presentato da alcuni cittadini che lamentavano livelli eccessivi di rumore nelle ore notturne. Si tratta di un modello già applicato nei mesi scorsi in alcune strade del centro storico, tra cui vico Quercia e via Cisterna dell’Olio.
Le nuove regole per la movida
Il provvedimento stabilisce la chiusura anticipata dei locali e introduce limitazioni alla vendita da asporto. In particolare:
chiusura alle 00:30 dalla domenica al giovedì
chiusura alle 01:30 il venerdì e il sabato
divieto di vendita e somministrazione da asporto dalle 22:30, sia per bevande alcoliche che analcoliche
In pratica, dopo le 22:30 tutte le consumazioni dovranno avvenire esclusivamente all’interno dei locali.
La protesta dei commercianti
La misura ha suscitato forti critiche tra esercenti e frequentatori della zona, convinti che il provvedimento non risolverà il problema del rumore ma lo sposterà semplicemente altrove.
Secondo Igor Centrangolo, proprietario della Vineria San Sebastiano, il divieto non incide realmente sulle cause del disturbo:
«Basta allontanarsi di quaranta o cinquanta metri e tutti possono fare quello che vogliono. Il problema si sposta senza essere risolto. Inoltre chiunque può mettersi in mezzo alla piazza con musica ad alto volume».
Nonostante l’ordinanza sia stata frutto di una mediazione tra amministrazione comunale e commercianti — inizialmente la durata prevista era di quattro mesi e con orari diversi — nell’ultimo fine settimana alcuni esercenti hanno preferito non aprire affatto i propri locali.
Locali chiusi per protesta
Tra questi Giuliano Pianese, titolare dello storico bar “Peppe & Giulio Spritz”, che spiega:
«In queste condizioni non possiamo lavorare. Ci conviene restare chiusi. I turisti sono increduli: non capiscono come in una città famosa per la vitalità dei suoi vicoli non si possa acquistare neanche una bottiglietta d’acqua».
Anche Luigi D’Angelo, altro commerciante della zona, parla di un provvedimento penalizzante:
«L’ordinanza discrimina alcuni locali rispetto ad altri. Siamo molto amareggiati perché non siamo mai riusciti ad avere un vero dialogo con i residenti. Avremmo certamente cercato una soluzione condivisa».
Attesi i dati sui livelli di rumore
Intanto si attendono i dati dell’ARPA Campania, che dovrebbe stabilire se la precedente ordinanza — entrata in vigore lo scorso novembre per alcuni locali di vico Quercia — abbia effettivamente ridotto i livelli di rumorosità sotto le soglie consentite.
Solo dopo questi rilievi tecnici sarà possibile capire se la strategia delle limitazioni alla movida potrà diventare una misura strutturale o se sarà necessario individuare soluzioni diverse per conciliare diritto al riposo dei residenti e vitalità turistica del centro storico.
L’ordinanza sarà in vigore per due mesi, dal 6 marzo al 6 maggio 2026, e nasce dopo il ricorso al TAR presentato da alcuni cittadini che lamentavano livelli eccessivi di rumore nelle ore notturne. Si tratta di un modello già applicato nei mesi scorsi in alcune strade del centro storico, tra cui vico Quercia e via Cisterna dell’Olio.
Le nuove regole per la movida
Il provvedimento stabilisce la chiusura anticipata dei locali e introduce limitazioni alla vendita da asporto. In particolare:
chiusura alle 00:30 dalla domenica al giovedì
chiusura alle 01:30 il venerdì e il sabato
divieto di vendita e somministrazione da asporto dalle 22:30, sia per bevande alcoliche che analcoliche
In pratica, dopo le 22:30 tutte le consumazioni dovranno avvenire esclusivamente all’interno dei locali.
La protesta dei commercianti
La misura ha suscitato forti critiche tra esercenti e frequentatori della zona, convinti che il provvedimento non risolverà il problema del rumore ma lo sposterà semplicemente altrove.
Secondo Igor Centrangolo, proprietario della Vineria San Sebastiano, il divieto non incide realmente sulle cause del disturbo:
«Basta allontanarsi di quaranta o cinquanta metri e tutti possono fare quello che vogliono. Il problema si sposta senza essere risolto. Inoltre chiunque può mettersi in mezzo alla piazza con musica ad alto volume».
Nonostante l’ordinanza sia stata frutto di una mediazione tra amministrazione comunale e commercianti — inizialmente la durata prevista era di quattro mesi e con orari diversi — nell’ultimo fine settimana alcuni esercenti hanno preferito non aprire affatto i propri locali.
Locali chiusi per protesta
Tra questi Giuliano Pianese, titolare dello storico bar “Peppe & Giulio Spritz”, che spiega:
«In queste condizioni non possiamo lavorare. Ci conviene restare chiusi. I turisti sono increduli: non capiscono come in una città famosa per la vitalità dei suoi vicoli non si possa acquistare neanche una bottiglietta d’acqua».
Anche Luigi D’Angelo, altro commerciante della zona, parla di un provvedimento penalizzante:
«L’ordinanza discrimina alcuni locali rispetto ad altri. Siamo molto amareggiati perché non siamo mai riusciti ad avere un vero dialogo con i residenti. Avremmo certamente cercato una soluzione condivisa».
Attesi i dati sui livelli di rumore
Intanto si attendono i dati dell’ARPA Campania, che dovrebbe stabilire se la precedente ordinanza — entrata in vigore lo scorso novembre per alcuni locali di vico Quercia — abbia effettivamente ridotto i livelli di rumorosità sotto le soglie consentite.
Solo dopo questi rilievi tecnici sarà possibile capire se la strategia delle limitazioni alla movida potrà diventare una misura strutturale o se sarà necessario individuare soluzioni diverse per conciliare diritto al riposo dei residenti e vitalità turistica del centro storico.

