Morte del piccolo Domenico Caliendo dopo il trapianto al Monaldi: sette medici indagati
La morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto all’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore non riuscito, è al centro di un’inchiesta della Procura della Repubblica partenopea. Al momento gli indagati sono sette medici, tutti in servizio presso il nosocomio collinare, che fa capo all’Azienda ospedaliera dei Colli.
L’ipotesi di reato è quella di lesioni colpose gravissime, ma la contestazione potrebbe essere riformulata in omicidio colposo con dolo eventuale, come richiesto dalla difesa della famiglia del piccolo. Gli inquirenti stanno ricostruendo nel dettaglio tutte le fasi del prelievo, del trasporto e dell’intervento chirurgico, compresi gli aspetti legati alla conservazione dell’organo, finita sotto i riflettori per la vicenda del ghiaccio secco che avrebbe danneggiato il cuore destinato al trapianto.
A coordinare l’indagine sono il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, mentre il procuratore capo Nicola Gratteri segue costantemente l’evolversi del caso.
I medici indagati
Tra i nomi iscritti nel registro degli indagati figura Guido Oppido, primario dell’Unità di Cardiochirurgia pediatrica e trapianti e cardiopatie congenite del Monaldi e responsabile del team trapianti pediatrici. È il chirurgo che ha eseguito l’intervento. Oppido, che non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche nel merito, è difeso dagli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, professore ordinario di Diritto penale all’Università di Bologna.
Indagata anche Gabriella Farina, cardiochirurga e responsabile del programma di prelievo del cuore a Bolzano, che avrebbe seguito le fasi legate all’espianto dell’organo. Con lei Vincenzo Pagano, specialista cardiochirurgo coinvolto nelle attività connesse al trapianto.
Completano l’elenco degli indagati Francesca Blasi, anestesista della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, e le cardiochirurghe Mariangela Addonizio ed Emma Bergonzoni, entrambe componenti del team.
Infine, risulta iscritta nel registro degli indagati anche Marisa De Feo, professore ordinario di Cardiochirurgia all’Università Vanvitelli e direttore del Dipartimento di Chirurgia cardio-toraco-vascolare e dei trapianti di cuore dell’Azienda ospedaliera dei Colli. La sua posizione sarebbe legata al ruolo apicale ricoperto nella struttura, pur non essendo coinvolta direttamente nelle fasi operative dell’intervento. È assistita dall’avvocato Luigi Ferrante.
Il dolore della famiglia e l’impatto mediatico
I genitori del piccolo, Antonio Caliendo e Patrizia Mercolino, residenti nel Nolano, sono assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, che fin dall’inizio ha dato alla vicenda un forte rilievo mediatico, parlando di una battaglia “tra Davide e Golia”.
Il caso ha suscitato grande commozione e un acceso dibattito pubblico, anche per la complessità tecnica delle procedure di trapianto e per le tempistiche dell’intervento. Saranno ora le consulenze tecniche e gli accertamenti disposti dalla Procura a chiarire eventuali responsabilità e a stabilire se vi siano stati errori nelle procedure di conservazione e impianto dell’organo.
L’inchiesta è in pieno svolgimento e, come sempre in questa fase, vale il principio di presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.
L’ipotesi di reato è quella di lesioni colpose gravissime, ma la contestazione potrebbe essere riformulata in omicidio colposo con dolo eventuale, come richiesto dalla difesa della famiglia del piccolo. Gli inquirenti stanno ricostruendo nel dettaglio tutte le fasi del prelievo, del trasporto e dell’intervento chirurgico, compresi gli aspetti legati alla conservazione dell’organo, finita sotto i riflettori per la vicenda del ghiaccio secco che avrebbe danneggiato il cuore destinato al trapianto.
A coordinare l’indagine sono il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, mentre il procuratore capo Nicola Gratteri segue costantemente l’evolversi del caso.
I medici indagati
Tra i nomi iscritti nel registro degli indagati figura Guido Oppido, primario dell’Unità di Cardiochirurgia pediatrica e trapianti e cardiopatie congenite del Monaldi e responsabile del team trapianti pediatrici. È il chirurgo che ha eseguito l’intervento. Oppido, che non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche nel merito, è difeso dagli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, professore ordinario di Diritto penale all’Università di Bologna.
Indagata anche Gabriella Farina, cardiochirurga e responsabile del programma di prelievo del cuore a Bolzano, che avrebbe seguito le fasi legate all’espianto dell’organo. Con lei Vincenzo Pagano, specialista cardiochirurgo coinvolto nelle attività connesse al trapianto.
Completano l’elenco degli indagati Francesca Blasi, anestesista della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, e le cardiochirurghe Mariangela Addonizio ed Emma Bergonzoni, entrambe componenti del team.
Infine, risulta iscritta nel registro degli indagati anche Marisa De Feo, professore ordinario di Cardiochirurgia all’Università Vanvitelli e direttore del Dipartimento di Chirurgia cardio-toraco-vascolare e dei trapianti di cuore dell’Azienda ospedaliera dei Colli. La sua posizione sarebbe legata al ruolo apicale ricoperto nella struttura, pur non essendo coinvolta direttamente nelle fasi operative dell’intervento. È assistita dall’avvocato Luigi Ferrante.
Il dolore della famiglia e l’impatto mediatico
I genitori del piccolo, Antonio Caliendo e Patrizia Mercolino, residenti nel Nolano, sono assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, che fin dall’inizio ha dato alla vicenda un forte rilievo mediatico, parlando di una battaglia “tra Davide e Golia”.
Il caso ha suscitato grande commozione e un acceso dibattito pubblico, anche per la complessità tecnica delle procedure di trapianto e per le tempistiche dell’intervento. Saranno ora le consulenze tecniche e gli accertamenti disposti dalla Procura a chiarire eventuali responsabilità e a stabilire se vi siano stati errori nelle procedure di conservazione e impianto dell’organo.
L’inchiesta è in pieno svolgimento e, come sempre in questa fase, vale il principio di presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.

