Decreto Flussi: migliaia di migranti truffati, sfruttati e resi irregolari
Entrano in Italia con un visto perfettamente in regola, pagano cifre enormi ai mediatori che promettono un lavoro sicuro e un futuro migliore. Ma troppo spesso, dietro il meccanismo del decreto Flussi, si nasconde una trappola che trasforma i migranti in vittime di sfruttamento e ricatto. È quanto emerge da un’inchiesta di Fanpage.it condotta in Sicilia, dove decine di lavoratori — soprattutto bengalesi — denunciano un sistema capace di trasformare un ingresso legale in un incubo fatto di lavoro nero, minacce e irregolarità. Rubel, Harun e Mohammad sono atterrati in Italia lo scorso ottobre. Hanno in mano un visto stagionale ottenuto grazie al decreto Flussi e la promessa di un impiego in un hotel di Rimini. Per quel sogno hanno pagato 15.000 euro ciascuno a un intermediario bengalese, molto prima del viaggio.
Ma già la prima notte la realtà si sgretola: il presunto datore di lavoro “non è più disponibile”, dice l’intermediario dopo avere incassato i soldi. I tre vengono spediti in pullman in Sicilia, con l’illusione di “maggiori opportunità”. Nel giro di 24 ore, il loro ingresso regolare si trasforma in un limbo fatto di incertezza e rischio di irregolarità. La storia di Sied segue lo stesso copione, ma con un epilogo ancora più duro. Per arrivare in Italia ha pagato quasi 19.000 euro a un intermediario, con la promessa di un contratto di lavoro.
“Una volta qui, non mi ha portato dal datore e non ho avuto alcun documento. Mi ha fatto entrare in una fabbrica di abbigliamento bengalese. Lavoravo 12 ore al giorno per 2 euro l’ora”, racconta. Nonostante le condizioni disumane, Sied ha continuato a lavorare, convinto dalle false promesse dell’intermediario: “Mi diceva che così mi avrebbe fatto avere i documenti”. Ma non è mai accaduto. Alla scadenza del visto, Sied è stato costretto a chiedere asilo e ha denunciato l’uomo che lo aveva ingannato. Kaium arriva a Napoli nel 2023 dopo che la sua famiglia ha venduto terreni e accumulato debiti per pagare 20.000 euro all’intermediario Firoz. Ma al suo arrivo, il lavoro promesso non c’è.
Trasferito a Palma Campania, poi abbandonato a sé stesso, raggiunge Palermo dove trova un impiego, ma senza documenti la sua permanenza è illegale. Quando prova a denunciare Firoz, l’intermediario lo liquida con sarcasmo: “La polizia non mi farà niente”. Anche Kaium, come tanti altri, ha ottenuto un permesso solo richiedendo protezione internazionale. Queste storie, insieme a molte altre, finiscono sulla scrivania dell’avvocato Antonino Cacioppo, che solo in Sicilia assiste decine di vittime dello stesso meccanismo. Secondo il legale, la falla è nella lentezza dello Stato. Tra la domanda di nullaosta e l’arrivo effettivo del lavoratore possono passare fino a tre anni. Un tempo infinito che permette ai datori di lavoro coinvolti di tirarsi indietro senza conseguenze.
“È un sistema che costa quanto la traversata via mare — spiega Cacioppo — ma ti fa entrare da regolare per poi trasformarti in irregolare. I migranti pagano da 3.000 a 20.000 euro a intermediari che promettono lavori inesistenti. Quando il visto scade e il datore non li assume, non possono cercare un altro impiego e finiscono nei CPR o espulsi”. Il risultato è un fenomeno diffuso: migranti che entrano legalmente, ma diventano irregolari nel giro di pochi mesi. È a quel punto che iniziano le minacce: come nel caso di Rubel, Harun e Mohammad, che dopo aver inviato una diffida al datore “fantasma” sono stati contattati dall’intermediario, furioso per la denuncia. I soldi versati? Irrecuperabili. “Sono pagamenti in nero, non tracciabili”, conferma l’avvocato.
In Sicilia, la comunità più colpita è quella bengalese, ma la trappola riguarda anche tunisini e altri lavoratori impegnati nelle campagne. Per l’avvocato la soluzione è semplice quanto disattesa: “Se vogliamo scardinare questo sistema, dobbiamo rendere veloce la procedura. Se ottieni il visto dopo tre mesi, il datore non può dirti che non gli servi più. E soprattutto le prefetture devono verificare la credibilità di datori e intermediari”.

