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Letizia Battaglia, fotografa di mafia a “Una Vita” su radiodue

NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – “Una Vita” è un programma di Matteo Caccia che va in onda su radiodue nel tardo pomeriggio del sabato e della domenica raccontando ogni settimana le età dell’uomo. Di chi ha qualcosa da raccontare a quarant’anni, chi a 50, e così via, portando testimonianze di chi la vita l’ha davvero vissuta.

Letizia BattagliaLetizia Battaglia ha portato la sua testimonianza, quella di chi ha già vissuto ottant’anni sempre sul filo. Sempre in prima linea. Con la macchina fotografica tra le mani, con la consapevolezza che nel suo lavoro non c’è mai stato nulla di certo. Neanche il tornare sana e salva a casa la sera.

Letizia Battaglia è un gigante, un reporter di guerra, guerra di mafia, quella che ha stritolato Palermo tra gli anni ’70 e ’90, mietendo migliaia di vittime, quando i corleonesi misero a ferro e fuoco le strade del capoluogo siciliano. Lei che con la sua macchina fotografica faceva fatica, per il solo fatto di essere donna, a farsi largo tra la folla e le forze dell’ordine per poter fare qualche scatto da portare al giornale, L’Ora di Palermo. E qualche volta, quando la riconosceva, era proprio Boris Giuliano a lasciarla avvicinare.

In uno straordinario documentario sulla sua vita, “Amoreamaro”, Letizia Battaglia ricorda un giorno, il 6 gennaio del 1980, mentre in auto, con alcuni suoi colleghi, percorreva via della Libertà a Palermo e aveva notato un capannello di gente. Avevano sparato a qualcuno ma non si sapeva ancora chi fosse. Si avvicinò e cominciò a scattare foto nella concitazione del momento. Scatti che ritraevano un uomo mentre veniva estratto dall’auto sulla quale era appena stato ucciso sotto gli occhi della figlia incredula ancora sul sedile posteriore. Quegli scatti rimasero nella storia, perché erano gli scatti dell’omicidio di Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Sicilia, ucciso un attimo prima in pieno centro.

Scatti rubati a Leoluca Bagarella in manette, che non aveva fatto in tempo a coprirsi il volto e che per non farsi fotografare tentò di sferrale un calcio. E al giudice Terranova freddato pochi minuti prima per volontà di Luciano Leggio.

Scatti “di riconoscenza” a quei giudici in prima linea. Ad un giovane Roberto Scarpinato e parole d’amore per Giovanni Falcone: l’ho amato molto, era un orgoglio che noi avessimo un giudice così coraggioso. Eravamo fieri, sapevamo che potevano ammazzarlo, ma eravamo fieri di avere queste persone che rappresentavano la nostra voglia di giustizia“.

Nel corso del programma di radiodue, Letizia Battaglia si è raccontata per intero, anche nella vita privata, come donna e madre. Poi, però, quasi sottovoce le sfugge un “Mamma mia quante cose…“. Come se in quella frase riavvolgesse il nastro di tutta una vita. Tante cose. La mafia, la miseria, le tradizioni e il dolore, ma anche la voglia di rinascere da quel dolore, di liberarsene una volta per tutte.

Letizia, come la chiama affettuosamente Matteo Caccia, è ancora in giro per la città con la macchina fotografica tra le mani. Reinventandosi ogni giorno per le strade di Palermo alla quale è ancora “morbosamente attaccata”. Ma ha fretta, dice, perché le è rimasto poco tempo e deve fare ancora un sacco di cose. “La vita è un dono, poi dopo non c’è più niente“. In verità non è proprio così. Perché, che dopo la vita ci sia qualcosa o no, gli scatti che ci ha regalato Letizia Battaglia saranno ancora lì, anche dopo la vita di ognuno di noi.

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