“La sanità pubblica è una colonna fondamentale della Repubblica”: il manifesto di Fico ai giovani medici e odontoiatri campani
di Claudio Gammella
“Il giuramento che state per fare è uno dei più belli della nostra Repubblica”. Con queste parole il Presidente della Regione Campania Roberto Fico ha aperto il suo intervento alla Cerimonia del Giuramento di Ippocrate svoltasi alla Città della Scienza davanti a centinaia di giovani medici e odontoiatri pronti a entrare nella professione sanitaria. Un discorso fortemente politico ma anche profondamente umano, che ha trasformato il rito del giuramento in una riflessione sul futuro della sanità pubblica italiana, sull’intelligenza organizzativa del sistema sanitario e sulla necessità di restituire dignità e attrattività al lavoro medico.
Fico ha scelto di partire dai principi fondamentali del Servizio Sanitario Nazionale, definendolo “una delle colonne fondamentali della nostra Repubblica”. Non un semplice apparato amministrativo, ma un presidio di civiltà. “Entrare in un pronto soccorso senza che nessuno ti chieda la carta di credito è uno dei valori su cui si fonda il nostro Paese”, ha affermato, contrapponendo implicitamente il modello italiano a sistemi sanitari come quello statunitense, dove l’accesso alle cure dipende spesso dalla possibilità economica del paziente.
Il presidente campano ha parlato apertamente delle difficoltà che attraversano oggi la sanità pubblica: definanziamento, carenza di personale, stipendi poco competitivi, aggressività crescente del settore privato e fuga dei professionisti all’estero. Ma il cuore del suo intervento non è stato la denuncia. È stata la costruzione di una visione.
“Dobbiamo rendere la sanità pubblica attrattiva per voi”, ha detto rivolgendosi direttamente ai giovani presenti in sala. Un messaggio chiaro in una regione che negli ultimi anni ha assistito a una costante emorragia di professionisti sanitari verso altre aree d’Italia o verso l’estero.
Secondo Fico, la risposta non può limitarsi all’aumento delle risorse economiche. Serve una trasformazione culturale e organizzativa profonda. Ed è qui che il discorso entra nel merito della nuova architettura sanitaria che la Regione Campania sta cercando di costruire. Tra i punti centrali indicati dal governatore c’è la medicina territoriale, definita il vero nodo irrisolto del sistema sanitario contemporaneo. “Le persone devono essere prese in carico dal territorio”, ha spiegato, indicando nella telemedicina uno degli strumenti fondamentali per il futuro della sanità. Televisite, telediagnosi e telelettura degli esami non vengono presentate come semplici innovazioni tecnologiche, ma come strumenti per avvicinare il sistema sanitario ai cittadini e ridurre il caos dei pronto soccorso.
Grande spazio è stato dedicato anche alle Case di Comunità e agli Ospedali di Comunità, definiti “cuscinetti” fondamentali tra il territorio e l’emergenza ospedaliera. L’obiettivo dichiarato è alleggerire la pressione sui pronto soccorso e creare una rete sanitaria di prossimità capace di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze. Una sanità che non aspetta il paziente solo in ospedale, ma lo accompagna già nel territorio e nella quotidianità.
Nel suo intervento, Fico ha anche rivendicato con forza l’uscita della Campania dal piano di rientro sanitario, avvenuta ufficialmente il 27 marzo 2026. Un passaggio che, secondo il presidente, apre finalmente la possibilità di programmare investimenti e nuove assunzioni con maggiore libertà. Ha annunciato infatti stanziamenti immediati per oltre 160 milioni di euro destinati al personale sanitario e alla medicina territoriale, con nuovi bandi in arrivo nelle ASL e nei distretti regionali.
Ma uno dei passaggi più forti del discorso è arrivato quando il presidente ha affrontato il tema del merito e delle interferenze della politica nella sanità. “La politica deve stare fuori dalle decisioni cliniche e organizzative”, ha dichiarato con fermezza. Un’affermazione che ha raccolto grande attenzione in sala, soprattutto quando Fico ha parlato delle dinamiche che spesso frenano la crescita professionale dei giovani medici italiani.
“In altri Paesi un medico a trent’anni ha già il bisturi in mano. Qui spesso pensa che il merito non basti”, ha detto, denunciando implicitamente sistemi gerarchici e logiche di potere che, secondo molti giovani professionisti, limitano la crescita e alimentano l’emigrazione sanitaria.
Il presidente ha quindi lanciato una promessa politica precisa: “In Campania deve avanzare chi è bravo”. Una frase che sintetizza forse il messaggio più importante del suo intervento: trattenere i talenti non significa solo offrire stipendi migliori, ma costruire un sistema fondato su meritocrazia, dignità professionale e prospettive reali di crescita.
Nel finale, il discorso ha assunto un tono quasi civico e identitario. Fico ha parlato della sanità pubblica come di un patrimonio collettivo da difendere ogni giorno, non soltanto con le risorse economiche ma con una cultura condivisa della cura, dell’organizzazione e dell’equità sociale.
“Fuori la politica e dentro i contenuti”, ha detto in uno degli ultimi passaggi del suo intervento. Una frase che appare anche come un messaggio diretto alle nuove generazioni di medici: il futuro della sanità non si costruirà attraverso appartenenze o poteri consolidati, ma attraverso competenza, responsabilità e capacità di innovare.
In una stagione storica segnata dalla crisi del Servizio Sanitario Nazionale, dalla carenza di personale e dalle trasformazioni tecnologiche, il discorso pronunciato a Napoli dal presidente della Regione Campania ha assunto così il valore di un manifesto politico e culturale: la sanità pubblica non deve soltanto sopravvivere, deve tornare a essere un luogo capace di attrarre, motivare e trattenere chi sceglie ogni giorno di curare gli altri.
“Il giuramento che state per fare è uno dei più belli della nostra Repubblica”. Con queste parole il Presidente della Regione Campania Roberto Fico ha aperto il suo intervento alla Cerimonia del Giuramento di Ippocrate svoltasi alla Città della Scienza davanti a centinaia di giovani medici e odontoiatri pronti a entrare nella professione sanitaria. Un discorso fortemente politico ma anche profondamente umano, che ha trasformato il rito del giuramento in una riflessione sul futuro della sanità pubblica italiana, sull’intelligenza organizzativa del sistema sanitario e sulla necessità di restituire dignità e attrattività al lavoro medico.
Fico ha scelto di partire dai principi fondamentali del Servizio Sanitario Nazionale, definendolo “una delle colonne fondamentali della nostra Repubblica”. Non un semplice apparato amministrativo, ma un presidio di civiltà. “Entrare in un pronto soccorso senza che nessuno ti chieda la carta di credito è uno dei valori su cui si fonda il nostro Paese”, ha affermato, contrapponendo implicitamente il modello italiano a sistemi sanitari come quello statunitense, dove l’accesso alle cure dipende spesso dalla possibilità economica del paziente.
Il presidente campano ha parlato apertamente delle difficoltà che attraversano oggi la sanità pubblica: definanziamento, carenza di personale, stipendi poco competitivi, aggressività crescente del settore privato e fuga dei professionisti all’estero. Ma il cuore del suo intervento non è stato la denuncia. È stata la costruzione di una visione.
“Dobbiamo rendere la sanità pubblica attrattiva per voi”, ha detto rivolgendosi direttamente ai giovani presenti in sala. Un messaggio chiaro in una regione che negli ultimi anni ha assistito a una costante emorragia di professionisti sanitari verso altre aree d’Italia o verso l’estero.
Secondo Fico, la risposta non può limitarsi all’aumento delle risorse economiche. Serve una trasformazione culturale e organizzativa profonda. Ed è qui che il discorso entra nel merito della nuova architettura sanitaria che la Regione Campania sta cercando di costruire. Tra i punti centrali indicati dal governatore c’è la medicina territoriale, definita il vero nodo irrisolto del sistema sanitario contemporaneo. “Le persone devono essere prese in carico dal territorio”, ha spiegato, indicando nella telemedicina uno degli strumenti fondamentali per il futuro della sanità. Televisite, telediagnosi e telelettura degli esami non vengono presentate come semplici innovazioni tecnologiche, ma come strumenti per avvicinare il sistema sanitario ai cittadini e ridurre il caos dei pronto soccorso.
Grande spazio è stato dedicato anche alle Case di Comunità e agli Ospedali di Comunità, definiti “cuscinetti” fondamentali tra il territorio e l’emergenza ospedaliera. L’obiettivo dichiarato è alleggerire la pressione sui pronto soccorso e creare una rete sanitaria di prossimità capace di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze. Una sanità che non aspetta il paziente solo in ospedale, ma lo accompagna già nel territorio e nella quotidianità.
Nel suo intervento, Fico ha anche rivendicato con forza l’uscita della Campania dal piano di rientro sanitario, avvenuta ufficialmente il 27 marzo 2026. Un passaggio che, secondo il presidente, apre finalmente la possibilità di programmare investimenti e nuove assunzioni con maggiore libertà. Ha annunciato infatti stanziamenti immediati per oltre 160 milioni di euro destinati al personale sanitario e alla medicina territoriale, con nuovi bandi in arrivo nelle ASL e nei distretti regionali.
Ma uno dei passaggi più forti del discorso è arrivato quando il presidente ha affrontato il tema del merito e delle interferenze della politica nella sanità. “La politica deve stare fuori dalle decisioni cliniche e organizzative”, ha dichiarato con fermezza. Un’affermazione che ha raccolto grande attenzione in sala, soprattutto quando Fico ha parlato delle dinamiche che spesso frenano la crescita professionale dei giovani medici italiani.
“In altri Paesi un medico a trent’anni ha già il bisturi in mano. Qui spesso pensa che il merito non basti”, ha detto, denunciando implicitamente sistemi gerarchici e logiche di potere che, secondo molti giovani professionisti, limitano la crescita e alimentano l’emigrazione sanitaria.
Il presidente ha quindi lanciato una promessa politica precisa: “In Campania deve avanzare chi è bravo”. Una frase che sintetizza forse il messaggio più importante del suo intervento: trattenere i talenti non significa solo offrire stipendi migliori, ma costruire un sistema fondato su meritocrazia, dignità professionale e prospettive reali di crescita.
Nel finale, il discorso ha assunto un tono quasi civico e identitario. Fico ha parlato della sanità pubblica come di un patrimonio collettivo da difendere ogni giorno, non soltanto con le risorse economiche ma con una cultura condivisa della cura, dell’organizzazione e dell’equità sociale.
“Fuori la politica e dentro i contenuti”, ha detto in uno degli ultimi passaggi del suo intervento. Una frase che appare anche come un messaggio diretto alle nuove generazioni di medici: il futuro della sanità non si costruirà attraverso appartenenze o poteri consolidati, ma attraverso competenza, responsabilità e capacità di innovare.
In una stagione storica segnata dalla crisi del Servizio Sanitario Nazionale, dalla carenza di personale e dalle trasformazioni tecnologiche, il discorso pronunciato a Napoli dal presidente della Regione Campania ha assunto così il valore di un manifesto politico e culturale: la sanità pubblica non deve soltanto sopravvivere, deve tornare a essere un luogo capace di attrarre, motivare e trattenere chi sceglie ogni giorno di curare gli altri.

