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Cronaca

La nuova casa della «famiglia nel bosco» sarà autosufficiente: pannelli solari e una serra per i bambini

Una casa di 66 metri quadrati, costruita con materiali naturali e progettata per ridurre al minimo consumi e impatto ambientale. È la nuova abitazione pensata per Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, conosciuti come la “famiglia nel bosco”, che sperano così di potersi ricongiungere con i loro tre figli.

L’edificio sarà realizzato a Palmoli, in provincia di Chieti, vicino al casolare nel quale la famiglia viveva in precedenza. Attualmente i due coniugi occupano una sistemazione messa a disposizione dal Comune in una zona rurale del paese, mentre i bambini, allontanati dai genitori nel novembre scorso, vivono in una casa famiglia a Vasto.

Il progetto è stato affidato all’architetta Maria Mascarucci, specializzata in bioedilizia. Secondo il programma, il cantiere dovrebbe aprire a settembre e i lavori potrebbero concludersi nell’arco di circa sei mesi, salvo imprevisti.

Una casa piccola ed essenziale

La richiesta dei coniugi è stata quella di realizzare un’abitazione semplice e di dimensioni contenute, compatibile con il loro stile di vita ma conforme alle norme di sicurezza e igiene.

La nuova casa comprenderà due camere da letto, una cucina-soggiorno e una serra bioclimatica. Quest’ultima sarà una vera e propria stanza aggiuntiva, caratterizzata da ampie superfici in vetro, nella quale i bambini potranno giocare, studiare e fare i compiti.

La struttura portante sarà in legno, mentre le pareti esterne saranno realizzate con blocchi di canapa. Il progetto prevede inoltre l’impiego di calce e vetro, limitando per quanto possibile l’utilizzo della plastica e di altri materiali sintetici.

L’edificio non nascerà dalla ristrutturazione del vecchio casolare, ma sarà una costruzione completamente nuova. La sua sagoma sarà divisa in due volumi, entrambi ispirati al profilo della vicina casa in pietra. La scelta permetterà di inserire l’abitazione nel paesaggio rurale senza alterarne eccessivamente l’aspetto, richiamando allo stesso tempo l’architettura tradizionale del territorio.

Pannelli fotovoltaici e recupero dell’acqua

La casa sarà dotata di impianti solari e fotovoltaici, che dovrebbero garantire l’energia necessaria alla famiglia e ridurre quasi completamente le spese per le utenze. L’unica bolletta prevista resterà quella relativa all’approvvigionamento idrico.

Non essendo collegata alla rete fognaria, l’abitazione avrà inoltre un sistema autonomo per la gestione degli scarichi. I dettagli tecnici sono ancora in fase di definizione, ma l’obiettivo è filtrare e recuperare le acque reflue per utilizzarle nell’irrigazione.

La presenza di acqua corrente, servizi igienici ed energia elettrica risponde anche alle criticità rilevate nella precedente abitazione. Tra le ragioni che avevano portato all’allontanamento dei bambini, infatti, erano state indicate gravi carenze sotto il profilo della sicurezza e dell’igiene, compresa l’assenza di un bagno.

Il principio della casa passiva

Uno degli elementi centrali del progetto è la capacità dell’edificio di mantenere condizioni interne confortevoli con un consumo energetico molto basso. La casa non dovrebbe avere impianti tradizionali di riscaldamento o climatizzazione: i coniugi continueranno a utilizzare principalmente un camino e una cucina a legna, questa volta installati nel rispetto delle normative.

Canapa e calce contribuiranno invece a regolare naturalmente temperatura e umidità. Questi materiali sono in grado di assorbire e rilasciare il vapore acqueo presente negli ambienti, riducendo il rischio di muffe e condensa e favorendo il cosiddetto comfort termo-igrometrico.

L’obiettivo è ottenere una casa “passiva”, capace cioè di sfruttare le caratteristiche dell’involucro edilizio e le risorse naturali per limitare la necessità di impianti e consumi energetici.

I costi della bioedilizia

Costruire con materiali naturali non significa necessariamente spendere di più. Secondo l’architetta, legno, canapa e calce possono avere costi inferiori rispetto ad alcune soluzioni tradizionali. A incidere sul prezzo finale è soprattutto la diffusione ancora limitata della bioedilizia: la domanda ridotta comporta infatti un numero minore di produttori e una disponibilità più contenuta di materiali e competenze specializzate.

Per Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la nuova abitazione rappresenta soprattutto la possibilità di conciliare il desiderio di continuare a vivere a contatto con la natura con le condizioni richieste dalle autorità. La casa ecosostenibile potrebbe così diventare il luogo nel quale riunire nuovamente l’intera famiglia.

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