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“La insolita lezione del professore O.T.” al San Carluccio dal 20 al 25 marzo

NAPOLI (di Cristina Cipriani) – Per molti studenti quando un professore era assente, significava poter trascorrere quelle ore in grande ozio, ma se arriva in classe un insegnante insolito come Orfeo Travasci, tutto ciò che sembra essere scontato, si tramuta in qualcosa d’inaspettato.

Foto di scena, Bruno Tramice

Pertanto, chi sarà dal 20 al 25 marzo 2012 al Teatro San Carluccio di Napoli assisterà a “La insolita lezione del professore O.T.”, opera presentata da CRASC Centro di Ricerca sull’Attore e Sperimentazione Culturale e in collaborazione con il polo di studio e ricerca per le scritture di scena, Asylum Anteatro ai Vergini.

Lo scrittore, insegnante di storia e filosofia e regista, Massimo Maraviglia con Bruno Tramice racconta sul palcoscenico una lezione cui spettatori e non avrebbero voluto essere presenti, quando si era dietro i banchi di scuola. Una lezione che vada oltre il canonico programma di studio. Una lezione che apra la mente verso riflessioni importanti sul senso della vita e della morte. Una lezione che sia in grado d’insegnarci che per non sprofondare nel nichilismo, bisogna crede che sia reale tutto ciò che sentiamo, vediamo, tocchiamo.

Infatti, Orfeo Travasci (Bruno Tramice) entrato in classe e prendendo spunto dalle leggende che riguardano il re delle due Sicilie, Federico II, comincia una digressione filosofica che lo porta a ricordare una storia di cronaca che egli racconta prestando corpo e voce ai protagonisti, ma che soprattutto usa per far capire come un laccio di una scarpa possa essere paragonato al filo del destino e come questo possa rompersi facilmente. Eppure ci racconta Travaci che c’è un modo per ricucire quel filo e si trova molto più vicino di quanto si possa immaginare, nella nostra anima che custodisce il segreto per colmare i vuoti creati dal fato: il credere.

In questa lezione – spettacolo, il professor Travasci – Tramice assistito dalla scenografia di Armando Alovisi, basata su un gioco di specchi, riesce a raddoppiare la propria immagine e voce camuffandola, senza renderla mai artefatta, e ci regala un’interpretazione intensa e allo stesso tempo delicata della storia di una famiglia con cui il destino non è stato per nulla clemente e che fino a un certo momento avevano avuto un solo obiettivo: “salvaguardare quel tanto che la vita gli ha concesso”. 

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