La fuga del turismo internazionale: “Immagine pessima, la Regione si muova”

NAPOLI (di Giovanni Marino) – La montagna di rifiuti che ciclicamente ritorna a Napoli e in provincia. Le varie Gomorra che si combattono a colpi di kalashnikov. L’assalto cronico dei predatori di strada, sempre a caccia del turista “colpevole” di indossare un Rolex o di usare un sofisticato telefono cellulare. Generalista per quanto possa apparire, continua a essere questo lo spot dell’intera Campania, nessun posto escluso. E neppure qualche volenteroso distinguo tra luoghi, nessuna spiegazione o circoscrizione dei fenomeni può attenuare l’immagine negativa che si propaga soprattutto fuori dai confini italiani.
L’ultima conferma arriva da una comunicazione fra il più grande gruppo turistico del mondo e un prestigioso e affascinante complesso turistico dell’isola di Ischia. La Tui e il Park hotel Miramare Aphrodite Apollon Sea resort and spa. Una vicenda solo all’apparenza circoscritta, in realtà un plastico esempio della Waterloo del turismo in Campania.
Dunque, la comunicazione riguarda la possibilità di inserire il Miramare in un esclusivo circuito di hotel sotto l’egida della Tui. Un passo importante perché questo tipo di strutture vive di una fondamentale garanzia: l’ottanta per cento delle presenze, comunque vada, è garantito proprio dal più grande gruppo turistico del mondo.
Un’operazione del genere inoltre muove e riattiva tutto quello che è attorno, come è accaduto in Puglia con il Robinson club Apulia del gruppo Tui. Per il Miramare, per Sant’Angelo, isola nell’isola dove l’hotel si trova a picco sul mare, per Ischia, insomma, un volano di sviluppo per incrementare quantità e qualità dei visitatori.
Ma la cosa non si farà. Di certo non da qui a breve. Ci vorranno anni. Cinque o se va benissimo tre. E il motivo principale non è l’adeguamento del Miramare ai parametri della Tui, nè le possibili migliorie da apportare. No, non è questo che frena l’importante progetto. Anzi, l’albergo va benissimo secondo gli esperti della Tui.
Il problema è, invece, la pessima immagine che viene percepita fuori dai nostri confini. Il senso della nota, che si dirama via e-mail e arriva dalla Germania (dove da sempre, ma negli ultimi anni ormai col contagocce, affluiscono turisti nell’isola) è in sostanza questo: “La situazione è molto complicata e noi abbiamo deciso di non procedere nel progetto dell’hotel Tui per i prossimi tre anni. Siamo interessati a lavorare insieme e possiamo mettere a disposizione le nostre idee. Ma prima Ischia e la Regione Campania devono mostrarci un progetto per cambiare l’immagine per i prossimi 5 anni…. l’attuale situazione di Ischia non è buona e la pubblicità negativa sui grandi media non aiuta a convincere gli ospiti tedeschi a venire”.
La nota, dunque, non mette in discussione nè l’incantevole location nè la struttura, anzi, la ritiene l’ideale (ulteriore beffa) e prosegue lasciando aperta una porticina, per la serie: se farete bene ne riparleremo. In sintesi: “Dobbiamo prima lavorare al cambio d’immagine e poi convincere gli ospiti e i turisti a venire a Ischia, “perché è una bellissima isola che sa prendersi cura della sicurezza degli ospiti e della natura”. L’infrastruttura è moderna e dunque potremo partire con un modello Tui moderno e internazionale. Il rischio per entrambi, l’hotel e noi, sarà allora minore che nella situazione attuale. Spero che capiate le nostre preoccupazioni; forse troveremo una soluzione per partire con l’hotel nei prossimi 3 anni”.
Ma intanto, zero. Colpa del degrado dell’immagine.
Una sconfitta nella sconfitta. Che chiama in campo la Regione in primo luogo. Non c’è più tempo. La crisi morde e luoghi incantevoli della Campania sono ormai fuori dai circuiti internazionali che contano. Bisogna muoversi su due piani: risolvendo o quantomeno cercando di attenuare e arginare quel mix di fenomeni negativi che offusca l’immagine delle nostre perle del turismo, ma anche, nella società dove il look è (quasi) tutto, investendo massicciamente nella promozione di questi luoghi. Con una campagna aggressiva e pervicace, almeno quanto la monnezza e i criminali che sporcano una intera regione. (Repubblica)
