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Israele intensifica le operazioni in Cisgiordania: raid, distruzioni e stato di emergenza prorogato

In un clima di crescente tensione, Israele ha intensificato le operazioni militari in Cisgiordania, provocando scontri violenti e ulteriori perdite di vite umane. L’IDF (Israel Defense Forces) ha condotto raid nei campi palestinesi utilizzando bulldozer per distruggere infrastrutture e abitazioni. Nelle stesse ore, il Parlamento israeliano ha approvato l’estensione dello stato di emergenza per un ulteriore anno, consolidando i poteri del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Secondo quanto riportatoIsraele, Cisgiordania, stato di emergenza, Netanyahu, IDF, scontri palestinesi, Gaza, diritti umanidai principali media arabi e palestinesi, i bulldozer dell’esercito israeliano hanno fatto irruzione in diversi campi profughi, tra cui quello di Tulkarem, distruggendo strade e edifici e suscitando proteste da parte della popolazione locale. Almeno una vittima palestinese è stata confermata, mentre si registrano diversi feriti negli scontri.

Le operazioni si sono estese anche al campo profughi di al-Ein e ad altre aree della Cisgiordania occupata, come la città di Azzun, a est di Qalqilya, e Hizma, a nord della Gerusalemme est occupata. Al Jazeera ha riferito che le forze israeliane hanno schierato cecchini per proteggere i bulldozer, aggravando ulteriormente le tensioni con i residenti palestinesi. Le incursioni hanno scatenato una forte reazione tra i palestinesi, con manifestazioni e scontri che si sono intensificati nelle aree colpite. La distruzione di infrastrutture vitali aggrava una situazione già critica per le comunità locali, già provate dall’occupazione israeliana.

La tensione in Cisgiordania si somma a quella già altissima nei territori di Gaza, dove Israele continua le operazioni militari, e lungo il confine con il Libano, dove si registrano episodi di violenza. Contemporaneamente, la Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato l’estensione dello stato di emergenza fino al 15 dicembre 2025. La misura, presentata come necessaria per affrontare la situazione di sicurezza, conferisce al governo poteri straordinari per gestire le operazioni militari e le tensioni interne. La decisione è accompagnata da un nuovo bilancio destinato a coprire i costi della guerra in corso. Le misure straordinarie rafforzano ulteriormente il controllo del governo Netanyahu, suscitando critiche da parte dell’opposizione e delle organizzazioni per i diritti umani, che denunciano un ulteriore deterioramento della situazione nei territori occupati.

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