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Iran-USA verso la firma dell’accordo di Lucerna: Hormuz riapre

Prosegue il percorso diplomatico tra Stati Uniti e Iran che dovrebbe culminare venerdì con la firma ufficiale di un memorandum d’intesa nei pressi di Lucerna, in Svizzera. L’accordo, frutto di settimane di negoziati e mediazioni internazionali, viene considerato un passaggio decisivo per consolidare il cessate il fuoco e avviare una nuova fase di dialogo dopo la recente crisi che ha coinvolto Washington, Teheran e Israele.

Secondo le informazioni emerse nelle ultime ore, la cerimonia si svolgerà in un hotel sul monte Bürgenstock, località che domina il Lago di Lucerna e che è stata scelta per le elevate garanzie di sicurezza offerte dalla sua posizione. Il ministero degli Esteri svizzero ha confermato che la sede è stata proposta dai mediatori di Pakistan e Qatar, con il consenso di Stati Uniti e Iran.

Riapertura dello Stretto di Hormuz

Tra gli effetti più immediati dell’intesa vi è la progressiva normalizzazione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale. Il presidente statunitense Donald Trump, intervenendo al G7 di Evian, in Francia, ha annunciato che la riapertura sarà completa a partire da venerdì.

Teheran ha inoltre confermato la revoca del blocco navale statunitense, mentre le prime navi hanno già ripreso a transitare nell’area. La prospettiva di una stabilizzazione della regione ha avuto effetti immediati sui mercati energetici: il Brent è sceso sotto gli 80 dollari al barile per la prima volta in tre mesi, attestandosi a 79,61 dollari, mentre il WTI è sceso a 76,91 dollari.

Vance: “Distruggeremo insieme l’uranio arricchito”

Sul fronte nucleare, il vicepresidente statunitense JD Vance ha ribadito la volontà di Washington di collaborare con Teheran per la distruzione delle scorte di uranio arricchito accumulate negli ultimi anni. Si tratta di uno dei punti centrali dell’intesa, destinato a rappresentare il banco di prova più delicato della futura cooperazione tra i due Paesi.

Nonostante l’ottimismo mostrato dai protagonisti dei negoziati, la Cina invita alla prudenza. Il ministro degli Esteri Wang Yi, nel corso di una telefonata con il collega pakistano Ishaq Dar, ha sottolineato che la fase successiva dei colloqui sarà probabilmente più complessa di quella che ha portato alla firma del memorandum. Pechino ritiene inoltre necessario un maggiore coinvolgimento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per accompagnare il processo verso un accordo definitivo.

Israele chiede chiarimenti sull’intesa

L’accordo continua a suscitare interrogativi in Israele. Secondo quanto riportato dall’emittente Channel 12, il governo israeliano avrebbe chiesto agli Stati Uniti di poter visionare il testo del memorandum, ricevendo però una risposta negativa.

La notizia evidenzia le tensioni ancora presenti tra Washington e Tel Aviv sulla gestione della crisi regionale. Fonti israeliane sostengono che il governo non sarebbe ancora a conoscenza di tutti i dettagli contenuti nell’intesa che verrà firmata venerdì.

Hezbollah rilancia la questione del Libano

Nel frattempo, Hezbollah ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni da Teheran sul fatto che la questione della presenza militare israeliana nel sud del Libano sarà affrontata nella prossima fase dei negoziati con gli Stati Uniti.

Secondo il movimento sciita filo-iraniano, il ritiro delle truppe israeliane dal territorio libanese rappresenta un obiettivo prioritario del percorso diplomatico avviato tra Washington e Teheran. Hezbollah ha precisato che tale richiesta non costituisce una condizione preliminare per l’accordo sul nucleare, ma un tema che dovrebbe essere discusso successivamente, nell’ambito del più ampio processo di stabilizzazione regionale.

Nuovi colloqui tra Libano e Israele

Parallelamente, Beirut e Tel Aviv si preparano a un nuovo ciclo di negoziati. Il presidente libanese Joseph Aoun e il primo ministro Nawaf Salam hanno definito gli aspetti organizzativi del quinto round di colloqui tra i due Paesi, che dovrebbe iniziare il prossimo 22 giugno.

L’obiettivo dichiarato è mantenere aperti i canali diplomatici e favorire una riduzione delle tensioni lungo il confine meridionale del Libano, uno dei fronti più sensibili dell’intero scacchiere mediorientale.

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