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Innovazione sociale tra vecchi e nuovi bisogni

NAPOLI (di Giuliano Pennacchio) –  Al Maschio Angioino di Piazza Municipio si è discusso d’impresa sociale, della cooperazione non profit, alla vigilia delle importanti decisioni della Commissione Europea, che tra qualche giorno varerà il piano per i prossimi sette anni per le politiche sociali del Vecchio Continente.

Maschio angioinoI dirigenti dell’APE (il consorzio senza scopo di lucro che opera a sostegno del No Profit), che vede la partecipazione di Drom – Consorzio nazionale della cooperazione sociale, Banca Popolare Etica e Coop- fond e SEFEA, Società Europea Finanza Etica ed Alternativa, hanno animato una discussione appassionata sul futuro  del welfare nel nostro paese.

<Siamo di fronte ad un bivio, esordisce aprendo il convegno, Luca Sorrentino – presidente de L’Ape, noi imprese e coop sociali troviamo le soluzioni per le tante emergenze che gli enti locali e le regioni non riescono a individuare, ma tutto questo non basta. Nella società, mano, mano che la crisi erode la disponibilità di fondi, di finanziamenti, di programmi di sostegno, emergono nuove domande sociali; a partire dai cambiamenti della famiglia, fino ai problemi della disoccupazione in età avanzata per migliaia di ultra cinquantenni>.

Il mondo dei cooperatori sociali, in realtà, all’esordio del welfare di prossimità o municipale, che dir si voglia, venti anni fa ha rappresentato una vera e propria innovazione nelle politiche di contrasto alle marginalità, alle dipendenze e all’insorgere delle nuove delle nuove povertà. Il non profit sociale per tutto una fase, a cavallo degli anni ’90 e il 2000 ha esercitato un forte sostegno all’intervento pubblico; poi è arrivata la fase della istituzionalizzazione, della presenza nei municipi delle coop sociali. Nelle grandi città, da Bologna, a Napoli, a Bari, i Comuni hanno esternalizzato i servizi e sono diventati i principali committenti delle coop sociali. Da qui è scaturita l’odiosa condizione dell’indebitamento (arrivando fino a oltre trenta mesi di ritardo nei pagamenti) dell’ente locale verso i cooperanti.

<C’è bisogno di aver un ‘paesaggio sociale’, dice Paola Menetti, presidente Legacoopsociali, per innovare le pratiche, l’assistenza e la cura. I diritti sociali devono ritornare a essere declinati dai tutti i soggetti istituzionali del Paese. Oggi nel pieno della crisi economica bisogna riaffermare che i diritti alla persona non possono essere ritenuti marginali >.

Giungono, intanto, gli echi della protesta che i cooperatori stanno inscenando sotto le finestre di Palazzo S. Giacomo per i lunghissimi ritardi dei pagamenti da parte del Comune di Napoli. Difficoltà reali per chi lavora per assicurare i livelli minimi di assistenza ai più deboli, ma che non fanno indietreggiare chi, in questi anni, si è battuto a Napoli per  ribadire che lo stato sociale non poteva essere considerato un lusso.

<Il welfare, in questi anni, ha perso la caratteristica dell’universalismo, ha detto Sergio D’Angelo, esperto di Politiche Sociali, terminando il convegno. Occorre rendere evidente una nuova fase per ridefinire la cornice dello stato sociale. Oggi si fa fatica a essere vicini ai tossicodipendenti o agli anziani. Mentre, sono di fatto espulsi da questo modello di welfare e dalle politiche dei tagli alla spesa i soggetti più deboli, come gli immigrati o i rom. Innovazione sociale vuol dire, innanzitutto, essere in grado di dare risposte concrete anche a queste nuove/vecchie sofferenze sociali>.

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