Ho vergogna della classe politica del mio paese.
Napoli – (di Bonaventura Franchino) La nostra classe politica -dopo una fase durante la quale, forse perché consapevole della propria incapacità, ha smesso di parlare appiattendosi sul governo Monti- all’indomani dell’accordo a livello europeo, ha ripreso a dare ampie dimostrazioni della sua insipienza ed incapacità di fare politica.
Nei fatti, ritenendo il problema economico avviato alla soluzione, ha dato inizio alla campagna elettorale.
Da allora un continuo susseguirsi di atti insensati e dimostrativi della incapacità ad assurgere al ruolo di vero soggetto politico, ha fatto ripiombare l’Italia in piena crisi economica.
Difatti il mercato, le altre nazioni del panorama mondiale, hanno manifestato i loro dubbi sulla credibilità di questa classe politica, ritenendola assolutamente inappropriata.
Da allora, le conseguenze, sono sempre più evidenti.
Il teatrino miserrimo in cui si trascinano quotidianamente, testimonia quanto inconsistente ed incapace sia questo ceto rappresentativo solo di se stesso, giammai del popolo italiano.
A questo punto appare sempre più stringente l’esigenza che il popolo, ben più maturo e saggio dei suoi dirigenti, assuma a pieno titolo la rappresentanza di se stesso, assurga a vero elemento di gestione e direzione della vita politica e sociale.
Purtroppo, mille ostacoli, nascenti da una legge elettorale assurda che inibisce a noi cittadini di scegliere i propri rappresentanti e da una miriade di guasti prodotti alla nostra struttura di legalità e organizzazione costituzionale, ostacoleranno tale processo.
E’ necessario ed indifferibile che abbia il sopravvento solo e soltanto l’interesse collettivo e che a questa classe politica si alterni una nuova, diretta emanazione della volontà sociale e non già manifestazione di privati interessi.
E’ necessario costruire e progettare un nuovo modello sociale al cui centro vi sia solo e soltanto il popolo italiano.
