Gaza, tensioni sulla Global Sumud Flotilla: scontro diplomatico e rischio escalation
La guerra tra Israele e Hamas continua a incendiare il Medio Oriente e ad alimentare tensioni diplomatiche a livello globale. Nelle ultime ore, il caso della Global Sumud Flotilla, la missione umanitaria diretta verso la Striscia di Gaza, è diventato epicentro di polemiche, accuse e prese di posizione da parte dei governi coinvolti.
La flotta, attualmente nei pressi di Creta, ha denunciato di essere sotto minaccia di un “imminente attacco” da parte di Israele, dopo episodi di intimidazione che avrebbero colpito 11 navi europee. Nonostante le pressioni diplomatiche, gli attivisti a bordo — tra cui anche cittadini italiani e Nkosi Mandela, nipote di Nelson Mandela — hanno respinto le proposte di mediazione internazionale.
L’Italia, attraverso il ministro della Difesa Guido Crosetto e il titolare della Farnesina Antonio Tajani, aveva suggerito una deviazione verso Cipro per trasferire successivamente gli aiuti a Gaza. Proposta respinta dalla delegazione italiana della Flotilla, che ha ribadito: “La nostra missione è rompere l’assedio illegale”, denunciando “genocidio e pulizia etnica” in corso nella Striscia.
Roma segue con grande attenzione l’evoluzione della situazione. La Farnesina ha rivolto un appello diretto ai connazionali a bordo: “È fortemente sconsigliato proseguire, in acque israeliane non potremo garantirvi alcuna assistenza”. L’Italia ha inviato la fregata Alpino per fornire supporto logistico e tutela, ma ha chiarito che l’eventuale ingresso nella zona di blocco navale israeliano comporterebbe rischi altissimi.
Da Tel Aviv arrivano accuse pesanti. La viceministra degli Esteri Sharren Haskel sostiene che la Flotilla sia “finanziata da Hamas” e che il vero obiettivo non sia la consegna di aiuti umanitari, ma un’azione di propaganda politica. Haskel ha definito la missione una “provocazione studiata”, sottolineando che le forniture trasportate sarebbero irrisorie rispetto a quelle già disponibili a Gaza attraverso i canali dell’Onu.
Anche il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha ribadito che il blocco navale non verrà violato e che Israele non tollererà tentativi di ingresso non autorizzato. La posizione del governo italiano appare complessa. La premier Giorgia Meloni ha accusato Israele di condurre una “guerra su larga scala” e di usare forza sproporzionata, pur criticando l’iniziativa della Flotilla per i rischi che comporta. L’opposizione, invece, ha attaccato Meloni per dichiarazioni giudicate “più da leader di partito che da premier”.
Il ministro Tajani ha ribadito la linea dell’Italia sul dossier palestinese: il riconoscimento dello Stato di Palestina resta un’opzione, ma sarà possibile solo dopo il ritiro di Hamas da Gaza e la liberazione di tutti gli ostaggi. “Farlo ora — ha detto — significherebbe legittimare il potere di Hamas e indebolire l’Autorità palestinese”. La tensione attorno alla Flotilla si inserisce in un quadro già incandescente. A New York, Benjamin Netanyahu partecipa all’Assemblea generale dell’Onu, mentre Donald Trump ha annunciato di essere vicino a una “intesa su Gaza”, ventilando anche l’ipotesi di un governo ad interim guidato dall’ex premier britannico Tony Blair.
Sul fronte sportivo, l’Uefa starebbe valutando la sospensione di Israele dalle competizioni calcistiche internazionali, ulteriore segnale di un isolamento crescente.
La flotta, attualmente nei pressi di Creta, ha denunciato di essere sotto minaccia di un “imminente attacco” da parte di Israele, dopo episodi di intimidazione che avrebbero colpito 11 navi europee. Nonostante le pressioni diplomatiche, gli attivisti a bordo — tra cui anche cittadini italiani e Nkosi Mandela, nipote di Nelson Mandela — hanno respinto le proposte di mediazione internazionale.
L’Italia, attraverso il ministro della Difesa Guido Crosetto e il titolare della Farnesina Antonio Tajani, aveva suggerito una deviazione verso Cipro per trasferire successivamente gli aiuti a Gaza. Proposta respinta dalla delegazione italiana della Flotilla, che ha ribadito: “La nostra missione è rompere l’assedio illegale”, denunciando “genocidio e pulizia etnica” in corso nella Striscia.
Roma segue con grande attenzione l’evoluzione della situazione. La Farnesina ha rivolto un appello diretto ai connazionali a bordo: “È fortemente sconsigliato proseguire, in acque israeliane non potremo garantirvi alcuna assistenza”. L’Italia ha inviato la fregata Alpino per fornire supporto logistico e tutela, ma ha chiarito che l’eventuale ingresso nella zona di blocco navale israeliano comporterebbe rischi altissimi.
Da Tel Aviv arrivano accuse pesanti. La viceministra degli Esteri Sharren Haskel sostiene che la Flotilla sia “finanziata da Hamas” e che il vero obiettivo non sia la consegna di aiuti umanitari, ma un’azione di propaganda politica. Haskel ha definito la missione una “provocazione studiata”, sottolineando che le forniture trasportate sarebbero irrisorie rispetto a quelle già disponibili a Gaza attraverso i canali dell’Onu.
Anche il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha ribadito che il blocco navale non verrà violato e che Israele non tollererà tentativi di ingresso non autorizzato. La posizione del governo italiano appare complessa. La premier Giorgia Meloni ha accusato Israele di condurre una “guerra su larga scala” e di usare forza sproporzionata, pur criticando l’iniziativa della Flotilla per i rischi che comporta. L’opposizione, invece, ha attaccato Meloni per dichiarazioni giudicate “più da leader di partito che da premier”.
Il ministro Tajani ha ribadito la linea dell’Italia sul dossier palestinese: il riconoscimento dello Stato di Palestina resta un’opzione, ma sarà possibile solo dopo il ritiro di Hamas da Gaza e la liberazione di tutti gli ostaggi. “Farlo ora — ha detto — significherebbe legittimare il potere di Hamas e indebolire l’Autorità palestinese”. La tensione attorno alla Flotilla si inserisce in un quadro già incandescente. A New York, Benjamin Netanyahu partecipa all’Assemblea generale dell’Onu, mentre Donald Trump ha annunciato di essere vicino a una “intesa su Gaza”, ventilando anche l’ipotesi di un governo ad interim guidato dall’ex premier britannico Tony Blair.
Sul fronte sportivo, l’Uefa starebbe valutando la sospensione di Israele dalle competizioni calcistiche internazionali, ulteriore segnale di un isolamento crescente.

